Il potere di uno sguardo

La ragazza afgana, cosa significa comunicare con lo sguardo

Oggi con il viso coperto dalle mascherine la comunicazione passa dagli occhi. Ma in cosa consiste il potere comunicazionale di uno sguardo? La risposta migliore ce l'ha data Steve McCurry
La ragazza afgana, cosa significa comunicare con lo sguardo

La potenza comunicazionale di uno sguardo. Oggi siamo costretti ad andare in giro per strada muniti di mascherina, rinunciando a comunicare all’esterno attraverso a parte della mimica facciale. In particolare, non possiamo comunicare all’esterno attraverso un sorriso, muovendo le labbra o con un espressione della nostra bocca che possa comunicare contentezza o tristezza. Per fortuna, rimane lo sguardo come mezzo per trasmettere le nostre emozioni, o semplicemente chi siano. all’esterno. Ma in cosa consiste il potere comunicazionale di uno sguardo? La risposta migliore ce l’ha data Steve McCurry negli anni ’80 con la celebre fotografia di l’orfana dodicenne Sharbat Gula, meglio conosciuta come la ragazza afgana.

Nascita di una fotografia storica

Nel 1984 National Geographic propose a Steve McCurry di scattare un fotoreportage nei vari campi di profughi allestiti lungo la frontiera afgano-pakistana. Il fotografo accettò  e si recò nella provincia della Frontiera del Nord Ovest in Pakistan, dove iniziò il proprio servizio fotografico. La sua attenzione venne catturata da un campo di Nasir Bagh, dove una tenda “rumorosa” ospitava una classe scolastica. Qui Steve McCurry fu immediatamente colpito dallo sguardo magnetico ed enigmatico di una delle ragazzine: l’orfana dodicenne Sharbat Gula. L’espressione del suo viso, con i suoi occhi di ghiaccio, resero ben presto l’immagine celebre in tutto il mondo.

La potenza di uno sguardo

Chi guarda la celebre foto della ragazza afgana non può non essere colpito dallo sguardo magnetico della ragazza. I suoi occhi verde ghiaccio, spalancati e fissi verso l’osservatore, rivelano un vero e proprio caleidoscopio di emozioni. Da un lato vi si avverte la rabbia di un popolo dilaniato dalla guerra, mentre dall’altra denota una grandissima forza, abnegazione e voglia di riscatto. Nel suo sguardo tracce anche di insicurezza e e paura, presumibilmente dovuti allo stupore che provò quando venendo fotografata da uno sconosciuto. Nel gennaio 2002 McCurry e il National Geographic organizzarono una spedizione per scoprire se la ragazza fosse ancora viva. A distanza di 17 anni, così, McCurry poté così fotografarla nuovamente la “sua” ragazza afgana.

Uno sguardo vale più di mille parole

Lo sguardo è un tratto capace di contraddistinguere ciascuna persona, comunicando anche in mancanza di parole. Riusciamo a nasconderci dietro a frasi, gesti stereotipati,  tono di voce, ma gli occhi dicono sempre la verità. Si dice, infatti che lo sguardo sia lo specchio dell’anima proprio per la sua capacità di trasmettere le emozioni che si provano, senza possibilità di controllo. Lo scrittore spagnolo Gustavo Adolfo Bécquer diceva che chi può parlare con lo sguardo può persino baciare con gli occhi. Forse non è un caso che, in periodo di distanziamento sociale e mascherine da indossare, ci sia rimasto lo sguardo per trasmettere qualcosa di noi, di persona o in video, all’esterno. Gli occhi come unico strumento, veritiero, per comunicare ciò che siamo e ciò che proviamo in questo particolare momento.

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