Ansel Adams, il maestro del paesaggio in bianco e nero

Tra i grandi maestri che hanno rivoluzionato il mondo della fotografia, parliamo oggi di Ansel Adams, uno dei più celebri fotografi di paesaggio. Adams è noto per le sue fotografie in bianco e nero di scenari e parchi nazionali americani e per i numerosi libri di fotografia da lui firmati. È stato tra i fondatori dell'associazione Gruppo f/64...
La storia e le opere del grande fotografo americano che, tra tecnica e creatività, ha rinnovato il panorama della fotografia mondiale
 
MILANO – Tra i grandi maestri che hanno rivoluzionato il mondo della fotografia, parliamo oggi di Ansel Adams, uno dei più celebri fotografi di paesaggio. Adams è noto per le sue fotografie in bianco e nero di scenari e parchi nazionali americani e per i numerosi libri di fotografia da lui firmati. È stato tra i fondatori dell’associazione Gruppo f/64 insieme ad altri maestri come Edward Weston, Willard Van Dyke e Imogen Cunningham.
 
ANSEL ADAMS, LA VITA – Adams nacque il 20 febbraio 1902 a San Francisco. All’età di dodici anni iniziò a studiare pianoforte per abbandonarlo poi all’età di vent’anni circa. All’età di 14 anni, durante una vacanza con la sua famiglia allo Yosemite National Park, gli venne regalata la sua prima macchina fotografica, una Kodak Brownie. La natura e la fotografia divennero da quel momento la sua unica e vera passione. Nel 1919 si iscrisse al "Sierra Club", una delle più antiche ed importanti organizzazioni ambientaliste americane. Nel 1927 pubblicò il suo primo portfolio, “Parmelian Prints of the High Sierra” , che gli valse all’incirca 4000 dollari. Nel 1928 divenne fotografo ufficiale del Sierra Club, senza mai abbandonare la sua passione ambientalista. Dopo il matrimonio con Virginia Best fondò il Gruppo f/64, allo scopo di riunire alcuni fotografi aderenti alla cosiddetta straight photography: John Paul Edwards, Imogen Cunningham, Preston Holder, Consuelo Kanaga, Alma Lavenson, Sonya Noskowiak, Henry Swift, Willard Van Dyke, ed Edward Weston. Il nome rimandava alla minima apertura del diaframma dell’obiettivo che avrebbe consentito la massima profondità di campo e la maggiore accuratezza dei dettagli. Nel 1934 entrò nel Consiglio di Amministrazione del Sierra Club e ne restò membro, insieme alla moglie, per tutta la vita. Le sue fotografie furono e sono tutt’oggi una testimonianza di quello che erano i parchi nazionali prima degli interventi umani e dei viaggi di massa. Adams morì a Carmel-by-the-Sea il 22 aprile 1984.
 
TECNICA E CREATIVITA’ – Adams è ricordato per essere l’inventore del cosiddetto Sistema Zonale, una tecnica che permette ai fotografi di trasporre la luce che essi vedono in specifiche densità sul negativo e sulla carta, ottenendo così un controllo migliore sulle fotografie finite. È anche stato un pioniere dell’idea di "visualizzazione" della stampa finita, basata sui valori di luce misurati nella scena che viene fotografata. Come affermato dallo stesso fotografo circa la nuova tecnica da lui teorizzata e messa a punto, "E’ importante rendersi conto che tanto la fotografia espressiva quanto quella di documentazione non sono in rapporto diretto con quello che noi chiamiamo realtà. Noi, senza percepire determinati valori del soggetto, cerchiammo di duplicarlo sulla stampa. Se lo desideriamo, possiamo simulare l’apparenza in termini di valori di densità riflessa, oppure possiamo restituirlo ricorrendo ad altri valori, basati sull’impatto emotivo". E’ stato lo stesso fotografo ad affermare come la fotografia rappresenti in sé qualcosa di autonomo e proprio, dovendo necessariamente raffigurare qualcosa che comunque sia si è presentato davanti all’obiettivo. La sintesi tra tecnica e creatività è l’elemento portante di tutta la sua opera fotografica.
 
LE PUBBLICAZIONI – Nonostante siano trascorsi oltre 60 anni dalla prima pubblicazione della sua trilogia, “La Fotocamera”, “Il Negativo”, “La Stampa”, i suoi insegnamenti rimangono validi anche nella modernissima era digitale. Dopo aver rilevato l’importanza della pre – visualizzazione del soggetto, cioè del processo della propria identificazione e cosciente definizione secondo criteri e princìpi individuali, Ansel Adams puntualizza come sia assolutamente fondamentale il processo di sviluppo delle pellicole. Nei fatti, Ansel Adams definì la gamma delle tecniche applicate fra le quali deve essere individuata la più adatta a interpretare l’immagine come si è impressa nella mente del fotografo, prima e meglio di come è stata effettivamente esposta la pellicola. 
 
FILOSOFIA ESPRESSIVA – Adams, durante tutto il corso della sua carriera è rimasto legato ai grandi banchi ottici riproducibili su grandi lastre. Lo sviluppo zonale da lui teorizzato e applicato era ed è ancora oggi prerogativa dei grandi formati. Nella carriera del grande fotografo rimangono come oggetto di culto i famosi reportage allo Yosemite Park, alla Sierra Nevada e in genere alla natura dell’America del Sud-Est, la più selvaggia ed incontaminata. L’evoluzione dello stile, il contesto culturale e storico dell’opera di Adams ne fanno uno dei protagonisti della storia e della cultura americana. La concezione di arte per Adams è riassunta nella frase tratta da un suo scritto, dove afferma: "E’ ricreare su un altro piano la realtà del mondo; le tragiche e meravigliose realtà della terra e dell’uomo, e di tutte le inter-relazioni fra essi". 
 
10 giugno 2013
 
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