Performance ed opere rivoluzionarie

10 esibizioni che hanno cambiato l’arte contemporanea

Da New York a Parigi le opere artistiche più rivoluzionarie

MILANO – L’arte non è arte senza un moto rivoluzionario, senza qualche performance che cambi la rotta di un artista o una corrente, senza creare un prima e un dopo. Artspace segnala dieci esibizioni che hanno cambiato il corso dell’arte contemporanea attraverso mostre contestate, performance pionieristiche e quadri bizzarri.

  1. Strutture primarie

“Primary Structures” ha fatto conoscere l’arte minimal al pubblico americano prima ancora che fosse chiamata minimal art. Durò alcuni mesi, dal 27 aprile al 12 giugno 1966, avendo come sede il Museo Ebraico di New York. Vi lavorarono artisti americani e britannici del calibro di Tony Smith, Gerald Laing, Carl Andre, Donald Judd, Robert Morris e Sol LeWitt.

 

  1. Quando le attitudini diventano forme

“When Attitudes Become form” alla Kunsthalle di Berna è forse la più nota e influente mostra della storia dell’arte contemporanea (22 marzo – 27 aprile 1969). I protagonisti furono dei giovani artisti, oramai icone dell’arte del 20° secolo, come Joseph Beuys, Michael Heizer, Bruce Nauman, Eva Hesse, Richard Serra, Lawrence Weiner, e Barry Flanagan. L’obiettivo del curatore Szeemann era quello di esplorare l’estetica creando degli assortimenti tra opere d’arte simili tra loro.

 

  1. Informazioni

Dal 2 luglio al 20 settembre 1970 il Museum of Modern Art di New York  lanciò “Informazione”, una rassegna critica, forse la prima in America, dell’arte concettuale. Un evento pionieristico perché considerava le (nuove) tecnologie dell’epoca: fotografia, televisione, cinema, satelliti, e viaggi in aereo.

 

  1. “Magiciens de la Terre”

Dal maggio all’agosto del 1989 il Centro Georges Pompidou e La Grande Halle di Parigi hanno ospitato l’esibizione “Maghi della terra”. L’obiettivo artistico era quello di contrastare l’etnocentrismo coloniale dell’arte contemporanea, includendo un numero uguale di opere d’arte provenienti da Africa, Asia, America Latina e Australia.

 

  1. “InSite”

Originariamente fondata per affrontare una percepita mancanza di istituzioni culturali a San Diego, Insite fu organizzata sfruttando vari siti in Messico e California. Una delle peculiarità della mostra riguardava il grande lavoro di collaborazione necessaria per coprire un’area di esposizione così variegata.  I curatori organizzarono varie mostre semestrali fra il 1992 e il 2005.

 

  1. “Cities on the Move”

Tra il 26 novembre 1997 e il 18 gennaio 1998 andò in mostra a Vienna “Cities on the Move” la prima esposizione occidentale di 70 artisti e architetti che erano ben noti in Asia ma non erano mai stati esposti in Europa. Un focus che ha permesso a molti artisti di farsi conoscere ed emergere in Europa.

 

  1. “Fallo”

Fallo è una mostra internazionale iniziata nel 1994 e ancora in corso. Le sedi dell’evento cambiano nel corso degli anni. L’iniziativa è partita dal curatore Hans Ulrich Obrist come un forum per contestare l’idea della mostra come un evento singolare limitato a spazi specifici con un periodo di tempo limitato. “Fallo”, inoltre,  si basa su delle istruzioni stilate da artisti per far eseguire le opere a chiunque ne abbia voglia.

 

  1. Traffico

Dall’esposizione “Traffico” (1994, Bordeaux), il suo curatore Nicolas Bourriaud ha tratto il libro “Relational Aesthetics” che divenne uno dei testi sull’estetica tra i più influenti dell’epoca moderna. Il termine “estetica relazionale” è stato effettivamente utilizzato per la prima volta nel catalogo della mostra, per descrivere un’opera basata su un’interazione sociale tra i partecipanti (come le sedute spiritiche); il concetto da allora è diventato parte integrante del discorso dell’arte contemporanea.

 

  1. Sensazione

Il 18 settembre 1997 iniziò alla Royal Academy of Arts di Londra la mostra più scandalosa degli ultimi anni: “Sensation”. L’esposizione itinerante toccò Londra, Berlino, New York, e molti leader politici e religiosi si sentirono offesi dai lavori esposti. In particolar modo da “The Holy Virgin Mary”, il dipinto dall’artista britannico Chris Ofili realizzato con sterco di elefante.

 

  1. “Wack! Art and the feminist revolution”

Il 2007 è stato segnato da quattro mesi di tributo all’arte femminista. Il Museum of contemporary art di Los Angeles (Moca) inaugurò, infatti, “Wack! Art and the feminist revolution”. 120 opere realizzate tra la fine anni degli Sessanta e i Settanta, durante il boom del movimento delle donne americano. Vi parteciparono pioniere come Judy Chicago, Valie Export, Carolee Scheemann e Chantal Akerman e, soprattutto, Marina Abramovic .

 

 

 

 

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