“Veduta di Delft” di Johannes Vermeer è un paesaggio raro e significativo, dipinto intorno al 1660-1661, che rappresenta una veduta topografica della città natale dell’artista fiammingo. L’atmosfera silenziosa rara e contemplativa, i gesti quotidiani, la luce morbida: tutto questo favorisce una sensazione di tranquillità emotiva.
Il suo uso dei colori (blu, ocra, perle di luce) e la perfezione compositiva generano un’estetica spesso percepita come armoniosa e lenitiva, un elemento importante nelle terapie basate su stimoli estetici. L’opera, conservata al Mauritshuis dell’Aia, è unica nel catalogo di Vermeer, prevalentemente composto da scene d’interni.
“Veduta di Delft” di Vermeer
Il dipinto è interpretato non come una semplice veduta, ma come un vero e proprio ritratto della città, con l’artista che usa la luce e la composizione per rendere una sensazione di realismo vivo e atmosferico. Come se ritraesse una persona, il pittore fiammingo usa la medesima attenzione nella riproduzione della propria città, con cura minuziosa per i dettagli e considerazione anche per i fatti meterologici come il cielo, gonfio di nubi. Oltre il fiume spiccano le due porte d’ ingresso alla città, porta Schiedam e porta Rotterdam e più in lontananza si scorgono le due chiese, quella più antica a sinistra e quella in cui fu battezzato l’artista.
La luce è un elemento chiave, che crea effetti di chiaroscuro sull’acqua, trasformandola in uno specchio riflettente e conferendo all’opera un’atmosfera magica. Vermeer restituisce l’immagine di una città viva, realistica con l’attività che si percepisce dietro le case rendendo la sua presenza fisica. Non sappiamo con esattezza se l’artista dipinse sul posto la veduta o se si avvalse dell’ausilio della camera ottica, dispositivo con cassetta noto fin dall’antichità che permetteva di proiettare l’immagine capovolta dell’oggetto osservato attraverso l’uso di lenti e specchi.
Perché è considerata un’opera straordinaria
La straordinaria resa della luce, tipica dello stile di Vermeer. L’accuratezza quasi fotografica dell’architettura e delle superfici dell’acqua, probabilmente ottenuta con l’uso di una camera oscura. L’armonioso equilibrio tra cielo, edifici e acqua, che crea una scena calma e sospesa. Sono questi i motivi per i quali Marcel Proust definì la “Veduta di Delft” “il più bello quadro del mondo” ne La Recherche; la parte gialla del muro sulla destra ebbe un ruolo centrale in un episodio del romanzo.
L’opera è spesso considerata il miglior paesaggio urbano della pittura olandese del Seicento. Il cielo occupa quasi due terzi della composizione con nuvole morbide e luminose che scorrono su un cielo blu-grigio. La luce arriva da sinistra e illumina alcune zone della città, mentre altre restano in ombra, creando un effetto atmosferico naturale e cangiante. I tetti bagnati e illuminati rivelano l’attenzione maniacale di Vermeer per i riflessi della luce.
La porta è riflessa perfettamente nell’acqua calma del canale. Nella parte centrale dominano la scena le torri della città: la Nieuwe Kerk (Chiesa Nuova), con il suo alto campanile, la Oude Kerk (Chiesa Vecchia), visibile più indietro sulla sinistra. Le campane sono raffigurate con estrema precisione, tanto da poter riconoscere i diversi livelli del campanile. Tetti rossi, edifici in mattoni marroni e finestre scure creano un contrasto con le zone illuminate della città. Qui si trova il famoso muretto giallo che fece impazzire Proust, definito “una piccola zolla di muro giallo così ben dipinta da essere, da sola, una cosa sublime”.
Lo specchio d’acqua in primo piano riflette con incredibile fedeltà edifici, cielo e navi. È un elemento fondamentale: stabilizza la composizione e accentua la calma sospesa della scena. Davanti all’acqua, sulla riva, si vedono alcune piccole figure: due donne che conversano alcuni uomini che lavorano o camminano Sono minuscoli ma indispensabili per dare scala alla scena e introdurre una dimensione narrativa.
La città emerge dal silenzio del mattino, come un pensiero appena desto. Le nuvole scorrono pesanti come una promessa di pioggia e il cielo, immenso, si piega sulla terra. Delft sta lì, sospesa con le sue torri che toccano il cielo con dita sottili, sporgendosi verso una luce che viene da sinistra e che illumina solo ciò che vuole rivelare: un tetto rosso, una finestra socchiusa, un muro giallo.
Sulla riva, piccole figure umane si muovono senza fretta, custodi inconsapevoli di quel momento perfetto in cui il tempo si ferma e l’acqua riflette il mondo. Tutto tace tranne il respiro della luce che scivola sulle case, sui mattoni, sulle barche, e avvolge la città in una calma
che non è quiete, ma attesa.
È una veduta, sì, ma anche un sogno: un luogo in cui la nostra anima entra in punta di piedi per non disturbare la perfezione dell’istante e ne esce rasserenata.
