Slow looking, la guida del Tate su come guardare con calma un’opera d’arte

Ecco lo slow looking, la tecnica del Tate semplice ma efficace, formato guida per godere appieno delle opere d'arte e gustarsi i fino in fondo i musei
Slow looking, la guida del Tate su come guardare con calma un'opera d'arte

MILANO – Andare nei musei è bellissimo. Ti isola per un attimo dal mondo esterno e ti porta dentro un luogo dove la cultura e la bellezza dell’arte trapelano in ogni dove. Ma spesso questi luoghi sono “infiniti” e le sale da vedere sembrano non terminare mai. Ma allora, come fruire delle opere d’arte rimanendo sempre concentrati? E soprattutto senza avere l’ansia di dover vedere ancora più della metà del museo? La tecnica si chiama slow looking, e su di essa il Tate ci ha costruito su persino una guida online.

Da 8 secondi a 10 minuti per un’opera d’arte

Da questi quesiti è partito lo studio sullo slow looking del Tate che ha appurato che nei suoi musei gli spettatori mediamente si fermano solo per 8 secondi davanti ad un opera d’arte. Secondo lo studio per fruire appieno e nella maniera migliore un’opera si dovrebbero trascorrere mediamente 10 minuti di fronte ad essa; ma facendo due calcoli per visionare con la tempistica corretta una collezione di 78 mila opere ci vorrebbero 12 ore al giorno, tutti i giorni, per 4 anni. Poiché però la cosa risulterebbe decisamente ardua da fare, se non impossibile, allora bisogna trovare il modo corretto per “assaporare” un’opera. E in questo caso la guida del Tate è un vero e proprio consigliere personale.

La guida

Il primo modo per riuscire a godere per bene della meraviglia di un’opera d’arte è essere selettivi; tra le migliaia e migliaia di opere andiamo istintivamente verso quella che più ci attrae, che più attira la nostra attenzione, anche senza una ragione precisa. Una volta che però ci troviamo davanti ad essa dobbiamo ritagliarci un nostro angolo in cui sentirci pronti ad interagire con l’opera, osservandola e scrutandola da tutte le prospettive possibili. Ora però, prendiamo un bel respiro e armiamoci della cosa più importante: la pazienza; dimenticate ciò che già sapete e siate aperti ad ogni idea esaminando ogni singola caratteristica dell’opera: dal soggetto, ai colori ai dettagli. Lasciate poi che sia la vostra vista a stabilire le cose da vedere e da cercare all’interno dell’opera; non forzatene la visione poiché «la vostra mente automaticamente cercherà di collegare diversi elementi. È possibile che non siano i legami voluti dall’artista, ma non importa. Sono altrettanto validi. Notate ciò che è strano o quello che richiede attenzione immediata». Mentre siete in piena osservazione dell’opera potrebbe però capitare che al posto del tanto sperato silenzio di sottofondo, prendano il sopravvento sul vostro udito dei rumori fastidiosi. Ma non vi innervosite perché fanno parte del contesto di fruizione dell’opera e fanno parte “dei benefici del slow looking”. Per concludere, il Tate ci consiglia di comunicare e condividere con gli altri le emozioni, i pensieri, che l’opera ci ha suscitato. Insomma una guida, questa del Tate, necessaria per capire come prenderci un po di tempo per noi stessi, per evitare che lo stress e l’angoscia diventino elementi costanti anche nei luoghi più calmi al mondo: i musei.

 

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