A cura di Vittorio Sgarbi

Sgarbi, ad Amelia un’opera inedita di Rubens

"Allegoria della Fede. La Sibilla Persica" a cura di Vittorio Sgarbi dal 14 ottobre 2016 all'8 gennaio 2017 al Museo Civico Archeologico e alla Pinacoteca Edilberto Rosa

MILANO – La città di Amelia accoglie una straordinaria opera inedita di Rubens. Fino all’8 gennaio 2017 al Museo Civico Archeologico e Pinacoteca Edilberto Rosa è esposta l’Allegoria della Fede. La Sibilla Persica di Pieter Paul Rubens. 
La mostra, a cura di Vittorio Sgarbi, è promossa dal Comune di Amelia, nell’ambito delle iniziative di valorizzazione dei beni culturali della città volute dalla nuova Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Laura Pernazza, e da Ameria Festival, l’annuale rassegna di musica, prosa e mostre d’arte, intitolata all’antico nome romano della città e coordinata da Riccardo Romagnoli.

 

L’ALLEGORIA – L’Allegoria della Fede. La Sibilla Persica appare ora, imprevedibilmente, riconosciuta da Giovanni Testori e da 30 anni celata in una collezione lombarda. È un capolavoro della prima maturità di Rubens (Siegen, 1577-Anversa, 1640), appena rientrato da Roma ad Anversa tra il 1611 e il 1614. Di insolente forma plastica, il ritratto di dama assunta rappresenta l’Allegoria della Fede cristiana, come testimonia il libro aperto con il disegno dell’Immacolata Concezione sul quale la nobildonna punta l’indice. Nel monocolo la Vergine è colta nel suo ruolo di dominatrice del male.

L’esposizione, che si inserisce nel quadro delle iniziative festivaliere, è patrocinata dal Ministero Beni e Attività Culturali e Turismo Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, nonché dalla Regione Umbria e si avvale della collaborazione della Comunità Incontro. La produzione è affidata alla Società Sistema Museo.

 

SGARBI – “Nella sua identificazione di Sibilla  – spiega il curatore Vittorio Sgarbi – essa porta il mistero dell’incarnazione della Vergine. È un’allegoria della fede nell’allargata e suggestiva interpretazione di Giovanni Testori, ma sostanzialmente è la Sibilla Persica. Il pittore ce la mette davanti come una persona vera, un residuo del caravaggismo: è una donna non sgradevole o anziana, vestita lussuosamente, che rende questo dipinto vicino ai più belli di Raffaello, Veronese e Tiziano. Quindi un’opera ‘italiana’ di una grande artista di Anversa che ha superato la suggestione e l’ipnosi caravaggesca”.

 

RUBENS  – Rubens è uno dei tanti giovani pittori che accorrono in Italia da tutta Europa per vedere la rivoluzione realistica che a Roma era in atto con Caravaggio, “precursore della fotografia” con le sue opere spogliate degli orientamenti idealizzanti di Michelangelo e Raffaello e calato nella vita reale. Rubens non riuscì mai a incontrare Caravaggio, ma con l’Allegoria della Fede questo atto finalmente si compie.

La storia del dipinto suggerisce un percorso caravaggesco con Amelia epicentro ideale di un itinerario artistico tra Roma e Fermo, dove sono presenti importanti opere di Rubens.

 

UNA RELAZIONE – “Questa non è solo un’opera – sottolinea Vittorio Sgarbi – ma una relazione tra Caravaggio e i caravaggeschi di cui il più grande è certamente Rubens. Quando egli  torna ad Anversa – questo dipinto è del 1611-1612 – non è più un pittore dei Paesi Bassi, ma un pittore ‘italiano’, carico dell’esperienza italiana. È rimasto, però, ancora legato a una visione idealistica che vediamo riprodotta appunto nell’Allegoria della Fede, cioè un’astrazione. Dipinge un’abbondanza di cuore che la fede testimonia. Oggi interpretiamo questa allegoria come la Sibilla Persica”.

 

credit: “Sibilla Persica” di Rubens

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