L’arte di Edvard Munch torna protagonista fino al 1 marzo 2026 al Centro Culturale Candiani di Mestre in una mostra che lo racconta come uomo del suo tempo e, allo stesso tempo, sorprendentemente vicino al nostro. La rassegna intitolata “Munch: la rivoluzione espressionista” lo presenta non solo come artista dell’inquietudine e dell’introspezione, ma come figura attiva nella società, in dialogo con scrittori, poeti e pittori che contribuirono a formare il suo sguardo.
Viaggiatore instancabile, egli attraversò l’Europa esplosiva di fine Ottocento – dalle atmosfere ribelli dei Salon des Refusés alle battaglie delle Secessioni – assorbendo suggestioni e portando nel cuore dell’arte europea un soffio nordico nuovo, teso e vibrante. Tanti i suoi legami con autori, artisti, letterati contemporanei – Ibsen fra tutti, di cui illustra le opere teatrali – che concorrono alla formazione del suo pensiero, alla sua rivoluzione grafica e iconografica, la sua vita.
Munch è specchio della cultura mitteleuropea e cittadino del mondo; tra i lunghi viaggi e soggiorni a Parigi, in Germania, in Belgio, in Italia, in una Europa universale, quella del Salon des Refusées, dei Secessionisti, i giovani ribelli; qui il pittore raccoglie echi antichi di Goya e Rembrandt, Redon e Toulouse-Lautrec, fino a Van Gogh e Gauguin.
I mondi interiori di Munch
La mostra prende per mano il visitatore attraverso sette sezioni, guidandolo dalle stanze interiori di Munch ai mondi che lo hanno preceduto e seguito. Il racconto parte da quattro preziose opere grafiche conservate nella Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro e si apre con il confronto tra Munch e un altro artista norvegese, Aksel Waldemar Johannessen: due spiriti tormentati, simili nella tensione emotiva ma diversi nel modo di osservare la realtà. Il viaggio prosegue nel clima febbrile delle Secessioni, dove Munch diventa quasi un innesco rivoluzionario.
La sua mostra del 1892 a Berlino, stroncata dalla critica più conservatrice e chiusa dopo una settimana, scatena le proteste dei giovani artisti e porta alla nascita della Secessione berlinese. In quegli anni, Monaco, Vienna e Berlino diventano laboratori vivissimi, in cui simbolismo, Jugendstil e postimpressionismo si mescolano.
Accanto a Munch emergono figure come Franz von Stuck, Max Liebermann, Klinger, Egger-Lienz e gli italiani Arturo e Alberto Martini. Lo scenario si allarga poi al Simbolismo europeo: le visioni inquietanti di Félicien Rops, le maschere grottesche di Ensor, le forme scolpite e tese di Adolfo Wildt, le atmosfere cupe di Cesare Laurenti. Tutti, in modi diversi, intrecciano il proprio linguaggio con l’eco del maestro norvegese.
La grafica, cuore dell’eredità di Munch, diventa ponte verso l’Espressionismo tedesco: i giovani di Die Brücke riscoprono xilografie e incisioni, traducendo la modernità in segni primitivi e intensi. Dopo la Grande Guerra, una nuova generazione – da Otto Dix a Max Beckmann – racconta con toni più feroci una società ferita e disillusa.
L’urlo contemporaneo
Nell’ultima sezione, il tempo accelera e arriva fino a noi. L’“urlo” di Munch continua a risuonare nel Novecento e oltre:. Ne L’urlo contemporaneo si riflette la lezione di Munch e le ricadute nella sensibilità degli autori del Novecento. Dopo la Seconda guerra mondiale, le sollecitazioni dell’Espressionismo si rintracciano nelle testimonianze degli orrori vissuti in prima persona: da Renato Guttuso che racconta la brutalità della storia, a Zoran Musič che non smette di evocare l’esperienza indicibile dei campi di concentramento.
Ma l’urlo espressionista si ritrova nelle visioni deformate e mostruose della Maternità di Ennio Finzi o nelle Figure alterate di Emilio Vedova. Gli orrori dell’attualità sono nei teschi di Mike Nelson, e i mondi popolati da mostri e maschere di Brad Kahlhamer e Tony Oursler. Il grido di dolore risuona nella tragedia della guerra di Jugoslavia, di cui Marina Abramović si fa interprete, e si ritrova, infine, nella denuncia appassionata e drammatica di Shirin Neshat, incisa sulla pelle e sul destino del popolo iraniano.
E segna anche un nuovo inizio: la trasformazione del Candiani in una Casa delle Contemporaneità, un museo dedicato alla voce viva dell’arte dal 1948 a oggi.
Scopri L’urlo di Munch e la solitudine dell’uomo moderno
In copertina: Edvard Munch: Two Old Men, 1910, olio su tela. Collezione Prins Eugens Waldemarsudde- Stoccolma
