Quanto vale il mercato dell’antiquariato oggi? Ce lo spiega Pietro Cantore

In occasione di Modenantiquaria, abbiamo intervistato Pietro Cantore, Vicepresidente dell’Associazione Antiquari d’Italia (AAI), per portarci dietro le quinte della manifestazione e scoprire lo “stato di salute” del mercato dell’antiquariato

Quanto vale il mercato dell'antiquariato oggi Ce lo spiega Pietro Cantore

qual è lo “stato di salute” del mercato dell’antiquariato? Un’idea può darcela un evento come Modenantiquaria che, da quasi quarant’anni, rappresenta un’oasi di eleganza e un punto di riferimento imprescindibile per il mercato dell’arte in Europa. In un’epoca di cambiamenti frenetici e digitalizzazione, la fiera modenese riesce a mantenere intatto il suo prestigio, radicandosi nella qualità assoluta delle opere e nel supporto costante delle istituzioni del territorio.

In occasione della fiera che si sta tenendo a Modena in questi giorni, abbiamo intervistato Pietro Cantore, noto antiquario e Vicepresidente dell’Associazione Antiquari d’Italia (AAI), per portarci dietro le quinte della manifestazione.

Il mercato dell’antiquariato oggi: intervista a Pietro Cantore

Con la chiarezza di chi vive il mercato quotidianamente, Cantore analizza lo stato di salute del comparto, oggi in controtendenza positiva rispetto al contemporaneo, e affronta temi cruciali: dal dialogo tra antico e design, alle barriere burocratiche che frenano l’export, fino all’apertura verso i giovani collezionisti.

Secondo Cantore, l’antiquariato non è un mondo chiuso, ma un settore dove il valore è “concreto” e dove la scoperta è alla portata di chiunque abbia la curiosità di varcare la soglia di uno stand.

Modenantiquaria è considerata una delle fiere più eleganti d’Europa. Come si riesce a mantenere questo standard di qualità in un mercato che sta cambiando così velocemente?

Coinvolgendo gli antiquari italiani più importanti: solo così siamo riusciti a creare una mostra di alto livello. In quasi 40 anni, siamo diventati il punto di riferimento per il mercato italiano e non solo. Alla fiera giungono visitatori provenienti dalla Francia e dalla Svizzera.

La Fiera ha acquistato di credibilità nel corso degli anni grazie all’impegno degli antiquari più pestigiosi che in 4 decenni sono riusciti a portare a Modena quadri e oggetti significativi e di valore.

Un altro punto di forza della mostra risiede nell’attenzone e il sostegno che da sempre ha ricevuto dalla città e dalle sue istituzioni.

Qual è il “fil rouge” che ha guidato la selezione degli espositori e delle opere per questa edizione?

Gli antiquari più significativi in Italia sono all’incirca un centinaio, e trattano una materia variegata che va dai mobili ai dipinti, passando per gli arazzi. Gli iscritti all’associazione sono cento. E’ bastato coinvolgere il gran numero di antiquari iscritti per portarli ad essere protagonisti in Fiera. A noi il compito di creargli un mercato che li valorizzi.

Oltre all’acquisto, cosa cerca oggi il collezionista che viene a Modena? Come sta evolvendo l’allestimento per rispondere a queste nuove esigenze?

Prima di tutto il visitatore/collezionista conosce già l’oggetto, è meno influenzato da come viene esposto. A Modena comunque gli allestitori puntano molto alla valorizzazione dell’oggetto, con dipinti ben incorniciati e didascalie esaustive che raccontano l’unicità delle opere esposte.
Chi viene a visitare la Fiera è sia il collezionista consolidato, sia il giovane che poco alla volta si affaccia al settore dell’antiquariato, avendo così l’opportunità di vedere qualche migliaio di oggetti esposti tra maioliche, arazzi, dipinti e mobili.

In qualità di Vicepresidente dell’AAI, come vede il momento attuale dell’antiquariato italiano rispetto al mercato internazionale?

Analisti del settore hanno confermato che lo scorso anno il comparto dell’arte antica risulta in crescita, mentre i contemporanei hanno avuto una flessione.

Il mercato dell’arte italiana è molto realistico: il valore degli oggetti è concreto. Naturalmente, come Paese, siamo penalizzati dalla circolazione dei beni culturali, non così facilmente esportabili all’estero. Per questo motivo risulta difficile accedere alla clientela straniera.

D’altro canto, possiamo contare su una passione molto forte: ci sono in Italia tantissimi potenziali clienti, cosa che invece non avviene in altri Paesi europei e in America.

Sempre più spesso vediamo l’antico dialogare con il design contemporaneo. È una moda passeggera o il futuro del collezionismo?

E’ una moda: nel nostro settore ci sono delle branche che vengono riscoperte. Negli anni ‘80 si riteneva che il mercato relativo alla pittura dell’800 fosse un settore antico, mentre oggi è stato rivalutato.

Oggi si da piu attenzione al design, assistiamo a una rivalutazione del settore. Così man mano vengono recuperati tutti i grandi tesori: si va dal fondo oro di fine ‘300 al design più contemporaneo.

Cosa direbbe a un trentenne che vuole iniziare a collezionare ma ha timore di entrare in una galleria d’antiquariato? Esiste un “punto d’ingresso” accessibile?

Le attuali mostre d’antiquariato oggi hanno sfatato quel pregiudizio che le vedeva un tempo elitarie e rivolte a un target troppo alto: oggi abbiamo stand aperti e accessibili, da visitare con disinvoltura e in cui trovare didascalie accurate e precise, oltre a espositori disponibili con il pubblico nel dare le giuste informazioni.

I giovani sono i collezionisti del futuro. In una fascia molto accessibile, si possono trovare delle scoperte interessanti come prezzo. Piu si entra nell’argomento, piu è possibile fare scoperte inaspettate e sorprendenti.