“The last call” per ammirare il genio e l’arte di Paul Gauguin e Pablo Picasso. Ultime giornate di esposizione, al Museo romano della Fanteria dell’Esercito Italiano, per le mostre: “Gauguin. Il diario di Noa Noa e altre avventure” e “Picasso. Il linguaggio delle idee“. Domenica 25 gennaio, infatti, le due rassegne, prodotte da Navigare srl da una iniziativa del Ministero della Difesa ‒ Difesa Servizi S.p.A, che godono del patrocinio della Regione Lazio e Comune di Roma – Assessorato alla Cultura, lasceranno le sale del Museo dopo cinque mesi e un intenso afflusso di pubblico.
Paul Gauguin e Pablo Picasso, due mostre da non perdere
Intanto, però, resta ancora un ultimo fine settimana (24-25 gennaio) per poter visitare le mostre in corso. Al primo piano del Museo militare la mostra su Gauguin, curata da Vincenzo Sanfo, racconta in particolare l’esperienza umana e artistica polinesiana dell’outsider francese, che tra le oltre 150 opere esposte provenienti da collezioni private, è autore delle 23 xilografie del Diario di Noa Noa, scritto durante il suo primo soggiorno nella Polinesia francese, e di disegni, litografie e due opere a lui attribuite: l’olio su tela Femme de Tahiti e l’acquerello Paysage Tahitien.
Anche la mostra “Picasso. Il linguaggio delle idee” è ospitata al Museo Storico della Fanteria a Roma ed esplora i diversi medium attraverso cui Pablo Picasso ha trasmesso le proprie idee e visioni artistiche. Il percorso espositivo è suddiviso in sei sezioni tematiche che restituiscono la poliedricità dell’artista, dal realismo accademico dei primi lavori giovanili fino all’approfondimento della pratica incisoria. Sono esposte numerose litografie e acqueforti che rappresentano i vari periodi della carriera di Picasso, offrendo uno sguardo completo sulla sua evoluzione artistica.
Un’ampia sezione è dedicata alle ceramiche, con numerosi pezzi che testimoniano la straordinaria capacità di trasformare la terra in forme e oggetti creativi. Particolare rilievo è riservato al lavoro realizzato per i balletti russi, con disegni originali per costumi e scenografie del celebre balletto Le Tricorne, ispirato alla Spagna popolare. La mostra mette in luce un Picasso eclettico e poliedrico, capace di esprimersi attraverso molteplici linguaggi artistici oltre la pittura, confermandosi artista completo e innovatore
Matisse e Caravaggio: due grandi mostre in primavera
Navigare S.r.l., organizzatrice delle rassegne d’arte nella struttura del Ministero della Difesa, è pronta a produrre due importanti appuntamenti. In programma a fine febbraio, con apertura prevista per sabato 28, ci sarà l’esposizione dedicata all’artista francese Henri Matisse dal titolo “L’Ultimo Matisse – Morfologie di Carta”. Mentre a marzo, con apertura al pubblico prevista per sabato 7, una mostra dedicata al maestro Michelangelo Merisi, intitolata: “Caravaggio e i Maestri della Luce”.
L’Ultimo Matisse
La mostra su Matisse, curata da Vittoria Mainoldi e in programma dal 28 febbraio al 28 giugno 2026 al Museo Storico della Fanteria di Roma, è dedicata alle opere su carta di Henri Matisse, mettendo in luce la fase finale della sua ricerca artistica. Dopo la Prima Guerra Mondiale, Matisse abbandona progressivamente la pittura fauve per sperimentare nuovi linguaggi espressivi, dal disegno alla grafica fino ai celebri papier découpés.
In questo lungo periodo, soprattutto durante gli anni trascorsi a Nizza, l’artista sviluppa una poetica fondata sull’essenzialità, in cui linea e colore diventano strumenti fondamentali di sintesi formale. Nelle opere grafiche, la linea appare semplice e spontanea, ma è frutto di una profonda elaborazione, mentre il bianco della carta assume un ruolo attivo nella composizione. Questa ricerca culmina nei cut-outs, realizzati negli ultimi anni di vita: composizioni di carte colorate ritagliate, nate da una rigorosa semplificazione e da un equilibrio tra colore e forma.
Caravaggio e i Maestri della Luce
La mostra dedicata a Michelangelo Merisi si concentra, invece, sui maestri della luce, ovvero sulla diffusione del naturalismo caravaggesco a Roma tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento quando la città divenne un centro artistico di primaria importanza grazie alla diffusione del “colorire dal naturale”,secondo la definizione di Giovanni Pietro Bellori, attriando numerosi pittori provenienti da diverse regioni d’Europa e offrendo loro l’opportunità di confrontarsi direttamente con le opere pubbliche di Caravaggio.
Da questo contesto nacque la cosiddetta “cerchia” caravaggesca, come la definì Roberto Longhi: un gruppo eterogeneo di giovani artisti che, ispirati dal linguaggio innovativo del Merisi e dalla sua figura di maestro senza scuola, rielaborarono la sua eredità in modo personale. Alcuni aderirono pienamente allo stile caravaggesco, mentre altri, come Orazio Gentileschi e Guido Reni, ne assimilarono le suggestioni per poi sviluppare un linguaggio autonomo.
