In mostra a Vicenza

Palladio, Il mistero del volto. In mostra uno dei più grandi interrogativi della storia dell’arte

In scena fino al 4 giugno 2017 uno dei più grandi misteri su cui alla ricerca accademica si è affiancata quella scientifica: qual è il vero volto dell’illustre architetto vicentino?
Palladio, Il mistero del volto. In mostra uno dei più grandi interrogativi della storia dell'arte

MILANO – E’ stata inaugurata a Vicenza la mostra “Palladio. Il mistero del volto” in scena fino al 4 giugno 2017 presso il Palladio Museum.  Al centro della mostra uno dei più grandi interrogativi della storia dell’arte: qual è il vero volto dell’illustre architetto vicentino? A questo interrogativo la mostra, a cura di Guido Beltramini, cerca di dare risposta.

IL MISTERO DEL VOLTO – Molti sono i ritratti che cercano di dare un volto all’illustre vicentino ma sono tutti discordanti tra loro. Grazie al Vasari sappiamo che sono esistiti almeno due ritratti cinquecenteschi di Andrea Palladio. Il primo ad opera del veronese Orlando Flacco ed il secondo, citato per la prima volta dal Vasari nell’edizione del 1588 delle sue celebri “Vite“, attribuito a Tintoretto. Di questi ritratti però pare si siano perse le tracce. Il primo ritratto di cui si ha certezza compare, agli inizi degli anni 30 del Settecento, nella prima traduzione in inglese de “I Quattro Libri dell’Architettura” di Giacomo Leoni. L’autore dichiarò che l’incisione si basava su un ritratto di Veronese ma il Palladio inglese, rappresentato seguendo i canoni della moda settecentesca, appare un po’ troppo moderno. Qualche anno più tardi, nel 1733, gli italiani rispondono agli inglesi pubblicando, sulla guida al Teatro Olimpico, una nuova raffigurazione dell’architetto vicentino, ma anche la fonte di questo ritratto risulta irreperibile e per questo non credibile.

IL PALLADIO DI CANOVA – Alla conferenza stampa che anticipava la mostra è stato inoltre presentato il busto di Andrea Palladio, recente acquisizione del museo. Il marmo, commissionato nel 1813 da Canova per affiancarlo ai busti degli artisti italiani che affollavano i Pantheon di Roma, fu realizzato da Leandro Biglioschi. Alta 51 centimentri, l’opera del CISA è una versione, a grandezza naturale, del busto collocato nel Pantheon e oggi conservato nella Protomoteca in Campidoglio ma è soprattutto un’importante aggiunta alle rare testimonianze dell’iconografia palladiana.

INVESTIGAZIONE – Proprio a causa di tutti questi dubbi, ai metodi di ricerca accademica sono stati affiancati i metodi scientifici della Polizia scientifica di Roma che, attraverso sofisticati programmi di riconoscimento somatico e previsioni di invecchiamento, cercheranno di dare un volto al Palladio. Il percorso espositivo è allestito come una vera e propria detective-story e nelle sale, accanto ai dipinti, sono riportati i risultati delle indagini sui quadri. E mentre le indagini continuano, citando Beltramini: “Per Palladio vale quanto Durer affermò a proposito del suo dipinto raffigurante Erasmo da Rotterdam, che il vero ritratto sono le sue opere

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