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La stanza delle meraviglie di Wes Anderson è a Milano

Il regista di Grand Budapest Hotel arriva alla Fondazione Prada di Milano con una mostra rivoluzionaria, "Spitzmaus mummy in a coffin"

Il regista di Grand Budapest Hotel è a Milano con la mostra “Spitzmaus mummy in a coffin”, la prima esposizione in assoluto curata da Wes Anderson e dalla moglie Juman Malouf, illustratrice, designer e scrittrice. La mostra raccoglie in un allestimento straordinario e di assoluta originalità oltre quattrocento pezzi dalle collezioni del Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Perché si tratta di una mostra rivoluzionaria?

Con il termine “Wunderkammer” nel XVI secolo si indicava la “stanza delle meraviglie” di una residenza, destinata a raccogliere esemplari rari o bizzarri di storia naturale o artefatti. Da qui è nato il concetto moderno di museo; e proprio alla “Wunderkammer” è ispirato l’allestimento a cura di Wes Anderson e di Juman Malouf.

La mostra sfida infatti i canoni tradizionali delle istituzioni museali per proporre nuove e inedite connessioni tra gli oggetti in esposizione, in dialogo costante con gli universi creativi dei due artisti. Gli oggetti, infatti, sono stati selezionati istintivamente, senza alcuna comprensione scientifica della loro rarità, provenienza o storia, bensì accostati per corrispondenze estetiche e suggestioni scaturite dall’aura emanata dagli oggetti.

Le sette stanze delle meraviglie

Ci sono sette diverse stanze delle meraviglie, piccole mostre distinte che ci proiettano in universi magici fatti di oggetti in legno, di contenitori, di miniature di oggetti normalmente realizzati in formati più grandi come i busti di personaggi nobili e illustri o strumenti musicali. Così ci imbattiamo in un minuscolo albero genealogico degli Asburgo, busti di imperatori e nobili fino all’ironico collegamento con le maschere della commedia dell’arte.

Lo stile inconfondibile di Wes Anderson

Chi ha visto almeno un film di Wes Anderson, saprà immediatamente riconoscere il suo stile inconfondibile. L’originalità del suo sguardo si incontra da subito nella scelta del pezzo principale, che dà il titolo all’esposizione: un minuscolo sarcofago egizio contenente un toporagno mummificato. Quello a cui hanno dato vita Wes Anderson e Juman Malouf è un vero e proprio viaggio estetico, fatto di suggestioni e geometrie, dove gli oggetti si confrontano o si allontanano, secondo quelle simmetrie così caratteristiche del cinema di Anderson.

 

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Il Bar Luce della Fondazione Prada

Ma non è la prima volta che l’estro incredibile di Wes Anderson arriva alla Fondazione Prada. Infatti, nel 2015 il regista americano ha progettato all’interno della Fondazione il Bar Luce, un locale che ricrea le atmosfere di un tipico caffè della Vecchia Milano.

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La gamma cromatica, gli arredi di formica, le sedute, il pavimento e i pannelli di legno che rivestono le pareti ricordano la cultura popolare e l’estetica dell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta, a cui Anderson si era già ispirato per il cortometraggio Castello Cavalcanti (2013). Il soffitto a volte e la parte superiore delle pareti riproducono in miniatura la copertura in vetro e le decorazioni della Galleria Vittorio Emanuele, uno dei luoghi-simbolo di Milano. Due capolavori del Neorealismo italiano, Miracolo a Milano (1951) di Vittorio D Sica e Rocco e i suoi fratelli (1960) di Luchino Visconti, sono tra le altre fonti di ispirazione per il progetto.

 

 

 

 

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