6 mostre d’arte da non perdere in Italia a febbraio 2026

30 Gennaio 2026

Febbraio in Italia è il mese in cui il torpore invernale si spezza sotto i colpi di pennello delle grandi retrospettive. Scopri questa selezione di mostre da non perdere in programma in Italia durante il mese di Febbraio

6 mostre d'arte da non perdere in Italia a febbraio 2026

Il freddo invernale non può scoraggiare gli amanti dell’arte a visitare le imperdibili mostre in programma durante il mese di febbraio 2026. Con l’avvicinarsi della primavera, i musei e le fondazioni delle principali città d’arte cambiano pelle, proponendo percorsi che spaziano dalle avanguardie storiche alle provocazioni del contemporaneo.

Febbraio 2026: le mostre d’arte da non perdere in Italia

Febbraio in Italia è il mese in cui il torpore invernale si spezza sotto i colpi di pennello delle grandi retrospettive. Ricorda, inoltre, che febbraio è spesso il mese meno affollato: approfitta delle prime settimane per goderti le opere in silenzio, lontano dalle code della stagione turistica che inizierà a marzo. Se sei in coppia, non dimenticare le aperture speciali previste per San Valentino, con visite guidate a tema e riduzioni per due.

Scopri questa selezione di mostre da non perdere in programma in Italia durante il mese più corto dell’anno.

Milano: Anselm Kiefer e le Alchimiste

“Le Alchimiste”, la nuova e monumentale mostra di Anselm Kiefer, tra i massimi protagonisti dell’arte contemporanea, si inserisce nel programma culturale dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Curata da Gabriella Belli, l’esposizione è ospitata nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale dal 7 febbraio al 27 settembre 2026.

La mostra riunisce oltre quaranta grandi teleri, in un confronto diretto tra materia pittorica, memoria storica e architettura. Al centro del progetto emerge il legame con Milano, città connessa alla figura di Caterina Sforza — scienziata e condottiera — autrice di un raro manoscritto contenente oltre quattrocento ricette tra rimedi medicinali e formule alchemiche. Attorno a lei, Kiefer costruisce una vera e propria costellazione di figure femminili, celebri e dimenticate: da Isabella Cortese e Maria la Giudea a Marie Meudrac, Rebecca Vaughan e Mary Anne Atwood.

Attraverso una pittura densa, materica e fortemente simbolica, l’artista restituisce volto e corpo a soggettività cancellate dalla narrazione storica, riconoscendo alle alchimiste un ruolo fondamentale nella genesi del pensiero scientifico moderno. Fin dagli esordi, nei primi anni Settanta, Kiefer indaga i poteri creativi, trasformativi e redentivi del femminile: in Le Alchimiste questa ricerca prende forma in un pantheon di donne che intreccia mito, memoria e rigenerazione.

A Portogruaro una mostra-gioiello

La mostra “Artisti alle Biennali 1900–1960. Dialoghi e silenzi nella pittura tra Otto e Novecento”, curata da Stefano Cecchetto, ripercorre i primi cinquant’anni della Biennale di Venezia attraverso circa cento opere di artisti che hanno segnato il rinnovamento delle arti figurative tra fine Ottocento e metà Novecento. Allestita al Palazzo Vescovile di Portogruaro fino al 12 aprile 2026 e articolata in stanze tematiche, l’esposizione mette in dialogo linguaggi e poetiche differenti, restituendo a Venezia e al Veneto il ruolo di crocevia internazionale dell’arte.

Il percorso si sviluppa in tre sezioni. La prima, Emblemi dal Nuovo Vedutismo, racconta l’evoluzione del paesaggio veneziano tra il 1900 e il 1920, dalla tradizione di Canaletto e Guardi fino alla Scuola di Burano, con artisti come Ciardi, Tito, Nono, Rossi, Moggioli e Semeghini. La seconda sezione, dedicata alle Biennali dagli anni Venti agli anni Quaranta, testimonia la grande svolta verso un linguaggio moderno e il confronto con le avanguardie internazionali, culminando nella storica edizione del 1948, simbolo della rinascita culturale del dopoguerra.

Metafisica / Metafisiche, un progetto su più spazi a Milano

Dal 28 gennaio fino al 21 giugno 2026 Milano ospita Metafisica/Metafisiche, un progetto espositivo articolato in tre capitoli e curato da Vincenzo Trione. La mostra si sviluppa come un percorso diffuso che coinvolge Palazzo Reale, Museo del Novecento, Gallerie d’Italia e Palazzo Citterio. Il nucleo centrale, allestito a Palazzo Reale, riunisce circa 400 opere tra dipinti, sculture, fotografie e materiali d’archivio. Il percorso mette a confronto i protagonisti storici della Metafisica con artisti del Novecento e contemporanei.

Si tratta di una lettura estesa del movimento nato nel 1917 a Ferrara, che mette in relazione i protagonisti storici con artisti, architetti, fotografi e autori contemporanei che ne hanno raccolto e rielaborato l’eredità Tra i principali autori in mostra figurano Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis e Giorgio Morandi.

Torino ospita per la prima volta in Italia Edward Weston

Per la prima volta in Italia una grande retrospettiva è dedicata a Edward Weston, tra i maggiori protagonisti della fotografia moderna. Dal 12 febbraio fino al 2 giugno 2026, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino presenta 171 immagini che ripercorrono oltre quarant’anni di attività dell’autore statunitense. La mostra documenta il passaggio dal pittorialismo alla straight photography, offrendo una lettura rigorosa della ricerca di Weston su luce, forma e materia e sottolineando il suo ruolo nell’affermazione della fotografia come linguaggio artistico autonomo.

Elemento centrale della pratica di Weston è la scelta della fotocamera di grande formato, impiegata per realizzare immagini in bianco e nero di straordinaria nitidezza e di estrema precisione nella resa delle superfici e dei volumi. Il rigore tecnico, unito a una costante attenzione per la luce e per la struttura formale dei soggetti, ha dato origine a un corpus eterogeneo che comprende nature morte, nudi, paesaggi e ritratti, molti dei quali sono oggi considerati fondamentali nella storia della fotografia.

A Roma per capire il Barocco la mostra Bernini e i Barberini

Dal 12 febbraio fino al 14 giugno 2026 Palazzo Barberini ospita Bernini e i Barberini, una mostra dedicata al rapporto tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini, divenuto papa con il nome di Urbano VIII. L’esposizione si inserisce nelle celebrazioni per il quattrocentesimo anniversario della consacrazione della Basilica di San Pietro e propone un approfondimento sulle origini e sullo sviluppo del linguaggio barocco romano, evidenziando il ruolo della committenza barberiniana.

Elemento centrale dell’esposizione è l’analisi del ruolo di Maffeo Barberini come autentico scopritore del talento di Gian Lorenzo Bernini, Il suo sostegno fu determinante per la maturazione del linguaggio scultoreo berniniano e per le monumentali imprese realizzate in San Pietro durante il pontificato di Urbano VIII. Nel vivace dibattito sulle origini del Barocco, tra chi le colloca attorno al 1600 con Carracci e Caravaggio, e chi invece vede il pieno affermarsi dello stile negli anni Trenta del Seicento con Bernini, Pietro da Cortona e Borromini, la mostra pone l’accento proprio sul legame tra Bernini e il cardinale Barberini, poi divenuto pontefice, considerandolo una chiave interpretativa essenziale per comprendere quel momento di svolta.

Una mostra insolita: i Tarocchi a Bergamo

Il 27 febbraio inaugura all’Accademia Carrara di Bergamo la mostra Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna, dedicata alla storia e all’evoluzione dei tarocchi. L’esposizione, aperta fino al 2 giugno 2026, ripercorre sette secoli di storia, dalle origini rinascimentali fino alla contemporaneità, e presenta la straordinaria riunione del mazzo Colleoni, il più completo al mondo, conservato tra Bergamo e New York.

La mostra analizza la trasformazione dei tarocchi da gioco aristocratico a simbolo culturale di lunga durata, approfondendo la committenza, gli artisti, le tecniche – anche alla luce delle recenti indagini scientifiche – la loro fortuna, le ispirazioni e il fascino che queste carte continuano a esercitare. Nati come svago aristocratico e diffusi con l’invenzione della stampa, i tarocchi si affermano come strumento divinatorio nel XVIII secolo, raggiungendo una straordinaria fortuna culturale e simbolica nel Novecento e fino ai giorni nostri.

I temi affrontati nel percorso espositivo restituiscono la più ampia e articolata panoramica sui tarocchi mai realizzata: dal Quattrocento di Bonifacio Bembo, autore delle carte Colleoni, al Surrealismo con artisti come Victor Brauner, dalle miniature ispirate ai Trionfi petrarcheschi alle interpretazioni contemporanee di Irving Penn, Niki de Saint Phalle e Leonora Carrington.

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