Mostra Mirò, il critico d’arte Francesco Poli: “la materia è vita”

Il curatore della mostra milanese dedicata al grande artista catalano

MILANO – La retrospettiva milanese dedicata a Joan Mirò mostra una delle personalità più illustri della storia dell’arte contemporanea.  Il critico d’arte e curatore Francesco Poli ci racconta qualcosa di più sull’artista catalano che ha plasmato la materia in maniera surrealista.

Il sogno surrealista e la dittatura franchista, come bilanciava Mirò le sue aspirazioni con le esigenze prettamente storiche?

Lui è stato sicuramente un antifranchista, tutto il movimento surrealista era indicativamente di sinistra, molti addirittura erano marxisti.  Nel 1937, quando Picasso ha presentato all’Esposizione Universale di Parigi l’opera Guernica, Mirò realizzò un murale – andato perduto ma testimoniato da foto – che mostrava un contadino catalano col pugno sinistro alzato. Lui, a differenza di Picasso che visse a lungo Parigi, tornò in Spagna vivendo marginalmente anche se le sue opere vennero parzialmente censurate in patria.

Mirò riuscì a conquistare la stima e l’amicizia di Picasso, cosa non facile…

Parigi era la città modernista, un punto di riferimento anche per i catalani. Picasso era catalano d’elezione, Mirò di nascita. Il giovane era stato accolto da Picasso come un fratello minore, avevano dieci anni di differenza. Divennero amici e non fu male per l’artista avere l’appoggio del maestro cubista. Mirò, comunque, non è stato particolarmente influenzato da Picasso e questa è stata la sua fortuna.

Uno degli obiettivi di Mirò era quello di “assassinare l’arte”, anche in maniera dissacrante, quasi a svalutare il valore stesso dell’opera per rivoluzionarne radicalmente il concetto in essere… 

Quella sull’assassinio dell’arte è una frase diventata celebre. Lui era un provocatore, alla maniera dadaista, intendeva dire che dopo la fase onirica degli anni Venti aveva percepito che la pittura non bastava per esprimere tutta la sua realtà. La pittura entra in gioco così con altre discipline, utilizza materiali e supporti diversi per sperimentare.

Mirò non si è fermato alla pittura…

Lui considerava la sua arte come poesia dipinta, visiva. Il suo rapporto con la poesia era molto stretto, aveva molti amici poeti come Eluard. Uno dei suoi grandi maestri era Gaudì, e un altro grande architetto Serte, che tra le altre cose gli costruì il suo studio a Palma. Era amico anche di Hemingway. Lui attingeva dalle altre discipline per rinnovarsi ma era profondamente pittore, riusciva a modulare il suo lavoro dal segno grafico della matita fino alle pennellate colorate…

La mostra parte proprio dal suo attaccamento alla materia…

Le immagini nascono dei materiali, non devono scomparire, fanno parte della vita, la materia è vita. Lui voleva dare vita e vitalità attraverso i materiali.

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