ARTE - In mostra a Bellagio dall'8 al 23 agosto

L’eredità di Bisanzio, raccontare l’arte attraverso le icone

Avvicinarsi a mondi lontani, riscoprire una cultura e ripercorrere quasi sette secoli d’arte grazie alla mostra “L’Eredità di Bisanzio” che ha aperto al pubblico l’8 agosto a Bellagio, nella medioevale cornice de la Torre delle Arti. L’esposizione è il frutto di oltre...

In mostra a Bellagio la più vasta esposizione, in termini di provenienza geografica e varietà stilistica, di icone bizantine e post-bizantine dell’ecumene cristiana che conta 100 opere, datate dalla metà del XIV agli inizi del XX sec., di molteplici provenienze diverse. Da visitare entro il 23 agosto.

MILANO – Avvicinarsi a mondi lontani, riscoprire una cultura e ripercorrere quasi sette secoli d’arte grazie alla mostra “L’Eredità di Bisanzio” che ha aperto al pubblico l’8 agosto a Bellagio, nella medioevale cornice de la Torre delle Arti. L’esposizione è il frutto di oltre 30 anni di studi e ricerche da parte della Curatrice della mostra, Mariella Lobefaro, restauratrice e una delle massime esperte di icone antiche in Italia, a cui va il merito di essere riuscita a riunire in uno stesso luogo un numero incredibile di opere d’arte, grazie ai rapporti privilegiati instaurati con collezionisti europei nel corso degli anni (Italia, Grecia – Creta, Corfù, Isole Ionie -, Balcani, Bulgaria, Serbia, Romania – Valacchia, Transilvania, Moldavia -, Polonia, Ucraina, Bielorussia, Russia, Siria e Palestina), in mostra fino al 23 agosto.
 
L’OPERA DI EL GRECO – Annunciata, in occasione della mostra, anche la straordinaria scoperta di una rarissima icona firmata da Doménikos Theotokópoulos, meglio conosciuto come El Greco, raffigurante San Demetrio, la più integra delle uniche tre icone, sinora conosciute, di questo straordinario artista, genio del ‘500. L’opera, proposta da una piccola società d’asta francese come post-bizantina, si è rivelata autografa di El Greco grazie ad approfondite indagini diagnostiche, commissionate dal fortunato collezionista tedesco a Mariella Lobefaro, che ha ideato e curato questa originale mostra coinvolgendo il prof. Puppi, considerato il più grande conoscitore del periodo italiano del El Greco, nelle sue ricerche che completano quelle storico-artistiche svolte fin da 1963 dallo studioso sull’arte veneto-cretese. Il prof. Puppi introdurrà a Bellagio questa importante icona, firmata dal Theotokópoulos, che sarà poi presentata nella mostra di Treviso, El Greco in Italia, Metamorfosi di un Genio, in programma a Casa dei Carraresi dal 24 ottobre al 10 aprile prossimi, il più importante evento europeo sulla giovinezza de El Greco.
L’icona rimarrà, eccezionalmente esposta il weekend dell’8 agosto, ma anche in seguito a disposizione di ogni storico dell’arte accreditato per essere visionata.
 
LE ICONE CRISTIANE – L’evento unico e straordinario, a entrata gratuita, è un progetto promosso dal Comune di Bellagio e dall’Associazione Torre delle Arti di Bellagio che si pone come obiettivo la promozione della conoscenza delle icone cristiane, contestualizzandole storicamente e geograficamente e ampliando, quindi, il ventaglio dei paesi di provenienza, i periodi storici di appartenenza e la meravigliosa varietà di tecniche e stilemi che le contraddistingue.
 
UN TUFFO NEL PASSATO – Un’occasione irripetibile che porterà il visitatore, in un viaggio spazio temporale, attraverso la scoperta dell’affascinante mondo delle icone, spiegando come Bisanzio, capitale dell’Impero Romano d’Oriente, sia di fatto la “culla” dell’iconografia canonica stabilita nel VII Concilio Ecumenico quando la Chiesa era indivisa, e come il Sacco di Costantinopoli (nome assunto da Bisanzio nel 330 d.C. sotto il dominio dell’imperatore Costantino), il saccheggio della Capitale Bizantina da parte dei Crociati nel 1204, abbia portato non solo alla “diaspora” delle più importanti opere d’arte, ma anche alla successiva fusione della nascente arte figurativa medioevale con lo stile bizantino, preludio dell’arrivo del gotico in Europa.
 
VERGINE DELLA TENEREZZA – A simbolo di questa tesi, l’opera n.0 della mostra è la “Vergine della Tenerezza”, una rara scultura della seconda metà del XIII secolo, proveniente dall’Ile de France, raffigurante una Madonna che abbraccia teneramente il Bambino Gesù in una postura inedita per l’allora tradizione stilistica romanica, guancia a guancia, ma tipica della tradizione bizantina. Grazie a un affascinante scritto in prosa realizzato appositamente per l’evento dall’artista Piero Crida, l’opera sarà la silente testimone del cruciale passaggio dallo stile romanico al gotico, così come dimostra anche una monumentale icona del XVIII secolo esposta in mostra, opera derivante dalla famosa “Madre di Dio della Tenerezza di Vladimir”, icona costantinopolitana del XII secolo, Palladio della Russia, e una delle più famose icone giunte sino a noi.
 
GLI STUMENTI MULTIMEDIALI – Durante il percorso, il visitatore potrà usufruire di un catalogo multimediale, accessibile da smartphone e iPad, che, attraverso pillole di storia, di letteratura e di tecnica artistica, ci racconterà come, per esempio, anche il più piccolo dettaglio di una icona, se ingrandito di 10 volte, è perfetto come se fosse stato dipinto a grandezza naturale, oppure i segreti che si celano dietro le diverse tecniche di doratura. Aneddoti che ci faranno comprendere, attraverso la straordinaria bellezza delle opere in mostra, perché il loro mito è ancora così vivo e il loro collezionismo è un fenomeno che non accenna a diminuire.

13 agosto 2015

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