“La sensibilità artistica si allena, non è innata”. Parola di professore

Il professor Paolo Mottana, protagonista nei prossimi giorni del "Master in culture simboliche" in Bicocca, sottolinea l'importanza della sensibilità artistica e del ruolo dell'insegnante oggi

MILANO – La sensibilità artistica? E’ qualcosa che si apprende esercitandosi, non necessariamente custodita nei nostri geni. E’ quanto affermato dal professor Paolo Mottana, protagonista nei prossimi giorni del “Master in culture simboliche per le professioni dell’arte, dell’educazione e della cura“, promosso dall’Università di Milano Bicocca e le cui iscrizioni si chiudono il 21 settembre. Il Master offre l’opportunità di immergersi, col corpo e con la mente, nel grande bacino vivente delle arti, da quelle letterarie a quelle cinematografiche, da quelle drammaturgiche a quelle plastiche. In questa intervista, il professore sottolinea l’importanza della sensibilità artistica, “una facoltà profondamente terapeutica e pacificatoria, sia per sé che per l’ambiente circostante” e, in occasione dell’inizio delle scuole, pone l’accento sul ruolo degli insegnanti, i quali hanno come primo comandamento da seguire quello di “impegnarsi a trasmettere ciò che amano”, perché “un autentico insegnante ama il suo lavoro, è esso che lo nutre, sopra ogni altra cosa. Le difficoltà materiali sono spesso compensate dal gusto di regalare la bellezza e il sapere ai propri allievi”.

 

In cosa consiste il Master in Culture simboliche per le professioni dell’arte, dell’educazione e della cura?
Si tratta di un percorso molto approfondito che mira a nutrire adeguatamente la capacità di leggere il volto simbolico del mondo in cui ci troviamo, in particolare relativamente alle necessità di orientamento e giudizio nelle professioni educative, della cura e dell’arte.
Prevede l’attraversamento del grande bacino di ricerca intorno alla nozione di simbolo e della cultura visuale, l’approfondimento delle più importanti tradizioni spirituali del nostro pianeta (dall’islamismo allo sciamanesimo, dalla tradizione classica all’alchimia) con il preciso compito di riattivare nei partecipanti i significati profondi che da quelle tradizioni continuano ad essere trasfusi nella comunicazione e nella cultura contemporanea. Infine, dopo uno stage in strutture ad alto tenore di operatività simbolica, in cui mettere alla prova gli apprendimenti acquisiti, sarà affrontato il raccordo tra la cultura del simbolo e dell’immagine e la manifestazioni di essa nelle varie espressioni artistiche contemporanee, dalla letteratura alle arti plastiche, dalla musica al cinema al design del paesaggio.
Un percorso in cui non ci si limita a interagire con le più prestigiose figure che si occupano di questi temi, da Jean Jacques Wunenburger a Bernardo Nante, Da Alschitz a Romano Madera a molti altri, ma soprattutto si frequenta un programma che articola lezioni fortemente partecipative con prolungate esercitazioni di gruppo, in cui dunque verrà stimolato un apprendimento vissuto e creativo.

La sensibilità artistica è innata o è possibile “allenarla” anche nelle persone meno predisposte?
La sensibilità artistica, o come preferisco definirla, simbolica, e cioè la capacità di avvertire empaticamente, i significati che emanano dalle opere d’arte ma anche dai diversi aspetti del reale, non è necessariamente custodita nei nostri geni. E’ qualcosa che si apprende, con esercizi di ascolto, di visione, di attenzione immaginativa, con quella cosa che noi, sulla scorta di James Hillman, chiamiamo “fare anima”, accogliere il misterioso, accettare di immergersi nell’oscuro, confidare nel potere trasformativo delle immagini appunto simboliche. Virtù e abilità molto trascurate dalla civiltà frettolosa in cui viviamo ma che tanto ci aiuterebbero a riconoscere la vocazione delle cose, delle persone e probabilmente anche di noi stessi. La sensibilità artistica è una facoltà profondamente terapeutica e pacificatoria, sia per sé che per l’ambiente circostante.

In questi giorni inizia l’anno scolastico. Quanto è importante per un insegnante saper trasmettere la passione per la lettura e accrescere la sensibilità artistica nell’alunno? Quali possono essere alcune semplici linee guida?
Gli insegnanti devono solo impegnarsi a trasmettere ciò che amano, questo è il primo comandamento. Tra ciò che amano poi dovrebbero cercare di raccontare ciò che può risvegliare interesse e curiosità, e, nel porgerlo, premurarsi di non essere troppo prevedibili, troppo lineari ma di manifestare la voglia di sorprendere, di donare, di condividere. La lettura e la visione, come l’ascolto e la partecipazione sono esperienze cruciali in ogni percorso di apprendimento ma avvengono in forma significativa solo quando l’ambiente è profumato dall’eros, dalla passione, dalla cura.

Spesso gli insegnanti, anche in età adulta, sono costretti ad allontanarsi dalla propria terra e dai propri cari per portare avanti il proprio diritto al lavoro. Cosa si sente di consigliare per aiutare loro il giusto benessere psicologico per affrontare il nuovo anno scolastico ed affrontare nel migliore dei modi il mestiere di educatore?
Un autentico insegnante ama il suo lavoro, è esso che lo nutre, sopra ogni altra cosa. Le difficoltà materiali sono spesso compensate dal gusto di regalare la bellezza e il sapere ai propri allievi. Chi si sente troppo sradicato, troppo lontano dai suoi affetti, porti con sè le loro immagini, i loro suoni, i loro profumi e li evochi non appena aumenta il dolore del ritorno (la nost-algia). Ascolti le musiche, riveda i film, ripensi ai sogni che ha condiviso nella sua terra e provi a fecondare il suo insegnamento anche con l’humus della sua memoria. La terra e l’aria che ci hanno generati deve poter respirare ancora con noi, deve poter creare il terreno su cui edificare nuove case per una grande esperienza vissuta e autentica di scambio, di dono, di fraternità educativa, come quella dell’insegnamento.

 

foto articolo: Jake Baddeley, The ideal form

 

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