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La camera di Vincent ad Arles, i segreti della stanza più famosa dell’arte

In un articolo su The Art Newspaper, Martin Bailey ha ricostruito la storia del famoso dipinto "La camera di Vincent ad Arles", tra colori delle pareti che cambiano, tempi di guerra e la ricerca di un letto andato perduto

Era autunno quando Vincent Van Gogh dormì per la prima volta nella famosa Casa Gialla e dipinse quella che è sicuramente diventata la camera da letto più famosa nella storia dell’arte. Ecco alcune curiosità sul dipinto “La camera di Vincent ad Arles”, definito dallo stesso artista olandese “uno dei migliori” che avesse mai realizzato. In un articolo su The Art Newspaper, Martin Bailey ha ricostruito la storia del famoso dipinto.

La Casa Gialla e la Camera da letto

Van Gogh prese in affitto la Casa Gialla ad Arles nel maggio del 1888, ma non era ammobiliata e venne usata inizialmente solo come studio. In agosto, il pittore comprò due letti, uno per sé e uno per un ospite, il collega Paul Gauguin, che lo raggiunse di lì a poco per un turbolento soggiorno di nove settimane, terminato con il traumatico incidente dell’orecchio. A metà settembre, Van Gogh dormì per la prima volta nella propria camera: “Posso vivere e respirare, pensare e dipingere” scrisse con gioia alla sorella Wil.

Fu proprio in questa stanza che Van Gogh produsse alcuni tra i suoi quadri migliori. Da Arles scrisse che “i dipinti più belli sono quelli che uno sogna mentre fuma la pipa nel proprio letto”. Senza dubbio fu qui che concepì l’idea della Camera da letto (1888) e, il 16 ottobre, iniziò a lavorare all’iconico quadro, con cui voleva mostrare al fratello Theo la sua nuova casa. A Theo spiegò che “guardare il dipinto dovrebbe riposare la mente, o meglio, l’immaginazione”. A noi, oggi, regala uno sguardo sulla vita domestica dell’artista.

I muri cambiano colore

Descrivendo la sua opera “La camera di Vincent ad Arles”, Vincent scrisse a Theo che i muri erano “violetto pallido”. Ma con il tempo, i pigmenti di colore si sono deteriorati: il rosso cocciniglia nella miscela di viola si è sbiadito, lasciando i muri del colore bluastro che possiamo osservare oggi. Gli studiosi del Van Gogh Museum hanno creato digitalmente un’immagine ricolorata di come doveva apparire il dipinto originale de “La camera di Vincent ad Arles”.

In realtà, le pareti viola di Van Gogh rappresentavano una vera e propria licenza artistica. Infatti, trasferendosi nella casa, Vincent aveva scritto: “fuori è dipinta di giallo, mentre i muri interni sono imbiancati”.

Il letto perduto

Alcuni anni fa, Martin Bailey ha ricostruito quello che è successo al vero letto di Van Gogh, rappresentato nel dipinto. Nel giugno del 1890 il letto era stato smontato e spedito da Arles a Auvers-sur-Oise, un villaggio a nord di Parigi in cui l’artista stava lavorando. Dopo il suicidio di Van Gogh, il mese successivo, Theo ereditò il letto. Esso restò poi nella casa di suo figlio a Laren, nei dintorni di Amsterdam, fino alla fine della Seconda guerra mondiale.

Il nipote di Theo, Johan Van Gogh, ha raccontato che nel 1945 suo padre donò il letto alle vittime dei bombardamenti bellici che vivevano “da qualche parte nell’area di Arnhem”, nei Paesi Bassi orientali. Allora Bailey contattò uno storico locale, che gli spiegò che gli abitanti di Laren avevano raccolto diversi carichi di mobili da donare a Boxmeer, un piccolo villaggio 40 km a sud di Arnhem.

La storia del letto di Boxmeer è stata trattata ampiamente dai media olandesi nel 2016, ed esisteva una remota speranza che il letto di Van Gogh potesse saltare fuori da qualche soffitta. Purtroppo, non fu mai ritrovato. Ma il principale hotel della città, il Riche, ha voluto ricreare la scena raffigurata nel famoso quadro. Ciò affinché gli ospiti possano almeno sognare di essere stati trasportati indietro nel tempo, all’epoca del leggendario pittore.

Cecilia Mastrogiovanni

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