Con “Italia in Gioco”, l’astrazione italiana incontra lo spirito paralimpico a Cortina. Esiste un momento magico in cui il gesto atletico e il segno artistico si fondono, diventando un’unica lingua universale. Accade a Cortina d’Ampezzo, dove la neve delle Dolomiti non fa solo da cornice ai Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026, ma diventa il palcoscenico di un incontro straordinario. Qui, presso la storica galleria Farsettiarte, apre le sue porte Casa Paralimpica Italiana, presentando il percorso espositivo “Italia in Gioco”.
Non è solo una mostra, è un manifesto. È la dimostrazione che l’arte, proprio come lo sport, non conosce limiti, ma solo nuovi modi di percepire lo spazio, il corpo e l’emozione.
“Italia in Gioco” tra identità e inclusione
Il concept “Italia in Gioco” non è un semplice slogan, ma una dichiarazione d’intenti. L’Italia si mette in gioco come sistema culturale e comunità inclusiva. La scelta della sede è un segnale potente: Casa Paralimpica abita gli stessi spazi che hanno ospitato Casa Italia Olimpica. Una parità necessaria, un riconoscimento del valore assoluto dello sport, senza distinzioni.
All’interno di questo spazio, le opere dei grandi maestri dell’astrazione italiana del secondo Novecento non sono semplici decorazioni, ma comprimari di una narrazione che intreccia tecnologia, partecipazione e storie di vita. Come spiega Stefano Farsetti, l’eccellenza dell’arte italiana diventa parte integrante del “gioco” concettuale, dialogando con i ritratti degli atleti e le installazioni interattive.
I maestri dell’atrazione: quando il segno diventa libertà
Entrare a Casa Paralimpica significa immergersi in un “mosaico vivo”. Le opere selezionate riflettono, con la forza del colore e della forma, i valori di trasformazione e unicità propri del mondo paralimpico.
Tancredi Parmeggiani e la luce di Venezia: le sue traiettorie dinamiche in “Luci di Venezia” evocano un senso di libertà assoluta. È un’energia segnica che ricorda lo scatto di un atleta sulla pista: un movimento che trasforma la superficie in uno spazio pulsante di vita.
Piero Dorazio e la trama della comunità: in “Rondò I” e “Rosa–rosae–rosa”, le reti di linee colorate si intrecciano in una vibrazione continua. L’opera di Dorazio ci insegna che ogni colore esiste solo grazie all’altro. È la metafora perfetta di una comunità inclusiva: la differenza non è un ostacolo, ma la fonte stessa della ricchezza cromatica.
Agostino Bonalumi e il corpo della tela: con il suo celebre “Rosso” (1976), Bonalumi modella la tela dall’interno, creando rilievi e tensioni. L’opera smette di essere bidimensionale per farsi corpo. È un richiamo diretto alla sfida paralimpica: ridefinire la forma, superare l’apparenza e percepire lo spazio oltre i limiti convenzionali.
Enrico Castellani e il rigore dello spazio: le sue “Superfici bianche” portano all’estremo il concetto di ritmo. Qui, la minima differenza diventa valore assoluto. È il silenzio prima della gara, la precisione millimetrica, l’obbedienza a regole interne che generano un infinito potenziale.
Achille Perilli e la geometria del volo: ne “Il ciclo aereo”, le forme fluttuano senza gravità. È l’immagine del superamento dei confini, di un sistema in movimento che si monta e smonta davanti ai nostri occhi, proprio come la volontà di un atleta che ricostruisce il proprio mondo attraverso lo sport.
Quando l’arte ci insegna a guardare oltre l’apparenza
“Casa Paralimpica a Cortina è un invito a guardare oltre l’apparenza, per scoprire che ogni sfida è, innanzitutto, una straordinaria opportunità di partecipazione collettiva.” Le parole di Marco Giunio De Sanctis, Presidente del Comitato Italiano Paralimpico, risuonano come un invito alla riflessione. La bellezza delle opere di Bonalumi o Dorazio non risiede nella perfezione statica, ma nella capacità di modellarsi e di generare nuove visioni.
In questo percorso, il visitatore non è un semplice spettatore, ma parte di un Muro delle Emozioni, un testimone di storie di resilienza e talento che, attraverso la realtà virtuale e il dialogo con l’arte, diventano patrimonio di tutti. “Italia in Gioco” ci ricorda che lo sport e l’arte sono i due grandi motori che ci permettono di trasformare il limite in una nuova, splendida, forma di espressione.
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