Quella che per molti rappresenta una stagione poco amata, in realtà per molti rappresenta un periodo dell’anno capace di emozionare e dare sensazioni uniche, tanto da essere stata celebrata da grandi artisti con quadri e opere suggestive, capaci di “scaldare” il cuore nonostante le basse temperature. All’inverno e ai suoi colori è dedicata la mostra “Un magico inverno. Bianche emozioni dalla Collezione Salce“, in programma fino al 29 marzo 2026 presso il Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso.
Curata da Elisabetta Pasqualin su concept di Sergio Campagnolo, l’esposizione è allestita nelle due sedi museali di Santa Margherita e San Gaetano e nasce all’interno di un progetto promosso dal Ministero della Cultura e condiviso con il Museo Nazionale di Palazzo Besta a Teglio, in Valtellina. Inserite nel programma delle Olimpiadi Culturali di Milano Cortina 2026, le due mostre sono unite da un comune filo conduttore e indagano l’evoluzione degli sport invernali e il loro impatto sulla società, sull’economia e sul paesaggio alpino.
La trasformazione del paesaggio alpino
Un magico inverno racconta la profonda trasformazione che ha interessato le montagne venete e bellunesi e la percezione stessa della stagione fredda. Per secoli l’inverno è stato vissuto come un periodo ostile, segnato da isolamento e difficoltà, soprattutto per le comunità montane. Con il tempo, però, la montagna si è trasformata in luogo di attrazione, benessere e svago, rendendo la stagione invernale un momento atteso e celebrato. Neve e gelo diventano così simboli di bellezza, divertimento e socialità.
Il percorso espositivo accompagna il visitatore tra paesaggi innevati, località sciistiche, atmosfere d’alta quota e momenti di festa, raccontando la diffusione degli sport invernali: da pratiche pionieristiche riservate a pochi a esperienze popolari e condivise. Accanto alla dimensione sportiva l’esposizione fa emergere anche quella culturale e sociale, con riferimenti ai mercatini di Natale e alle nuove forme di aggregazione che hanno ridisegnato l’identità delle comunità alpine.
Cuore della mostra sono poi i manifesti storici della Collezione Salce, la più importante raccolta italiana del settore. Molti dei materiali esposti sono inediti e documentano con grande forza visiva l’evoluzione del costume e dell’immaginario collettivo legato alla stagione invernale.
Una sezione è dedicata ai cosiddetti Film di Natale, con celebri manifesti firmati da Renato Casaro, tra i più noti cartellonisti italiani. L’esposizione include anche documenti video, cimeli sportivi e attrezzature d’epoca che raccontano la nascita e lo sviluppo dell’industria dello scarpone nel territorio trevigiano, divenuto un centro di eccellenza mondiale. Tra i materiali esposti figurano prestiti del Museo dell’Emigrazione di Belluno e del Museo dello scarpone e della calzatura sportiva dello Sportsystem di Montebelluna.
L’inverno presentato in tutte le sue prospettive
Simbolo centrale del percorso è la Torcia Olimpica dei Giochi Invernali di Cortina 1956, che introduce la sezione dedicata alla prima edizione italiana delle Olimpiadi invernali: in questo modo si crea un ponte ideale con i Giochi di Milano Cortina in programma quest’anno. Nella sede di San Gaetano sono inoltre esposti i poster vincitori del bando ministeriale rivolto ai giovani per la creazione di un manifesto olimpico contemporaneo.
“Il Museo Salce apre le porte a una mostra che racconta l’inverno in tutte le sue sfaccettature – spiega la direttrice Elisabetta Pasqualin – da stagione dura e ostile a risorsa preziosa di emozioni, sport e cultura. I manifesti diventano il filo rosso che unisce la memoria delle Olimpiadi di Cortina 1956 alle attese di Milano Cortina 2026”.
Il progetto proseguirà nel 2026 con la mostra VETTE. Storie di sport e montagne, ospitata a Palazzo Besta di Teglio dal 27 gennaio fino alla fine di agosto. L’esposizione approfondirà il rapporto tra montagna, sport e cultura attraverso tre sezioni: la storia delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi invernali; l’evoluzione del turismo sportivo e il suo impatto sul paesaggio alpino; il ruolo delle donne nello sport olimpico e paralimpico. Il percorso sarà arricchito da un’installazione site-specific nel giardino del palazzo, realizzata da artisti valtellinesi, dedicata al dialogo tra uomo, natura e futuro.
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