Bicentenario Museo del Prado

Il Museo del Prado compie 200 anni, ecco 5 capolavori custoditi nelle sue stanze

Con oltre 8600 quadri e 700 sculture, il Museo Nazionale del Prado è uno dei musei più importanti al mondo e la sua storia comincia nel lontano novembre del 1819
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Con oltre 8600 quadri e 700 sculture, il Museo Nazionale del Prado è uno dei musei più importanti al mondo. Non solo possiede la collezione di pittura spagnola più completa al mondo, ma custodisce al suo interno anche i capolavori dell’arte fiamminga e italiana. Velasquez, Goya e Murillo, ma anche Tiziano, Raffaello e Beato Angelico, insieme a Rubens e Bosch. Inaugurato il 10 novembre 1819, il Museo del Prado aprì le sue porte per ospitare una parte importante delle collezioni reali, che si arricchirono nel tempo grazie a donazioni private e nuove acquisizioni. Durante la Guerra Civile le opere d’arte furono protette dagli eventuali bombardamenti con sacchi di sabbia situati al piano terra del museo. Infine, su raccomandazione della Società delle Nazioni, la collezione fu trasferita prima a Valencia e successivamente a Ginevra, da dove fu riportata rapidamente a Madrid dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Se andate a Madrid, non potete mancare una tappa al Museo del Prado. Un’occasione unica per scoprire grandiosi capolavori che la storia ci ha consegnato. Ecco, le cinque opere più celebri custodite dentro il Museo del Prado. 

Annunciazione – Beato Angelico

 

 
 
 
 
 
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Questa pala d’altare fu dipinta per il monastero di Santo Domenico a Fiesole, vicino a Firenze. Il pannello centrale mostra l’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Maria sotto un portico. A sinistra, Adamo ed Eva vengono espulsi dal Paradiso. La dannazione e la salvezza dell’umanità. Il Beato Angelico, noto anche come Beato Angelico, dedicò il suo lavoro esclusivamente a soggetti religiosi poiché intese l’arte come un aspetto della devozione religiosa. Era particolarmente meticoloso nei dettagli e nelle qualità della natura e degli oggetti e delle persone raffigurati. Nel suo stile, Beato Angelico fonde lo stile italiano tardo gotico con la nuova lingua del Rinascimento. 

Il cardinale – Raffaello

 

 
 
 
 
 
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Dal momento in cui è stato deciso che il presente lavoro è di Raffaello ma che il soggetto ritratto non è Antonio Granvela, gli storici dell’arte hanno compiuto notevoli sforzi per identificare il soggetto. I candidati più credibili potrebbero essere il cardinale Bendinello Suardi, e ancor più probabilmente il cardinale Giovanni Alidosi, a causa della chiara somiglianza di quest’ultimo con l’attuale soggetto. Tuttavia, nessuno dei due può essere chiaramente identificato con le caratteristiche di questo cardinale. A parte l’alta qualità dell’esecuzione, l’aspetto più sorprendente di questo ritratto è la sorprendente percettività naturale di Raffaello che si traduce nell’immagine definitiva e universale di un cardinale rinascimentale (questo dipinto è sempre indicato come Il cardinale piuttosto che “Ritratto di un cardinale” ).

Le Tre Grazie – Rubens

 

 
 
 
 
 
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Secondo la Teogonia di Esiodo, c’erano tre Grazie: Aglaia, che significa radiosità, Eufrosina, che significa gioia, e Thalia, che significa fioritura. Le tre Grazie erano vergini pure che vivevano con gli dei, servivano ai banchetti e incoraggiavano la gioia di vivere. Servivano Afrodite, la dea dell’amore, e non si annoiavano mai. Rubens le raffigura accanto a una fontana, sotto una ghirlanda di fiori in un paesaggio. Le figure sono modellate a partire dalla scultura classica. La figura a sinistra è direttamente ispirata dalla sua seconda moglie, Hélène Forment. Dipinto poco dopo il suo matrimonio, testimonia la felicità della vita dell’artista, che emerge dalla sensualità dei suoi dipinti da quel momento. Quest’opera apparteneva all’artista fino alla sua morte nel 1640 e fu poi acquisita da Filippo IV e portata in Spagna.

Davide e Golia – Caravaggio

 

 
 
 
 
 
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La storia della Bibbia qui rappresentata corrisponde al momento in cui, da giovane pastore, Davide con la sua fionda uccide il gigante Golia e gli taglia la testa per esibirla trionfalmente. L’episodio in cui Davide lega le trecce del gigante per esibire la testa del gigante non ha precedenti iconografici e non è esplicitamente menzionato nella Bibbia, facendo di questo lavoro l’ennesimo esempio di originalità e indipendenza del Caravaggio.

Saturno – Goya

 

 
 
 
 
 
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È uno dei dipinti più terrificanti di tutta la storia dell’arte, sia per la storia che racconta che per il modo in cui la rappresenta. Saturno che divora i suoi figli di Francisco Goya, realizzato tra il 1831 e il 1832 sulle pareti della casa dell’artista vicino Madrid fa riferimento a un soggetto mitologico assai noto, quello del dio Crono che mangia i propri figli per paura di esserne usurpato. La scena era così macabra che il pittore non l’aveva destinata al pubblico, ma dipinta soltanto sulle pareti di casa propria.  

 

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