intervista al curatore

Fernando Mazzocca, “Il Simbolismo è rendere reale ciò che non è reale”

Il curatore de "Il Simbolismo. Dalla Belle Époque alla Grande Guerra" ci ha parlato dell'esposizione di Milano
Fernando Mazzocca, "Il Simbolismo è rendere reale ciò che non è reale"

MILANO – Fernando Mazzocca, il curatore della mostra “Il Simbolismo. Dalla Belle Époque alla Grande Guerra” ci ha parlato dell’esposizione che apre oggi i battenti a Palazzo Reale. Un evento che apre uno spaccato sul ventennio che ha cambiato per sempre la nostra sensibilità artistica.

 

Qual è l’obiettivo di una mostra così variegata?

È una mostra molto ambiziosa sia per le opere sia per la vastità del suo percorso, sono presenti 150 opere in 21 sale. L’obiettivo è di mostrare in tante delle sue sfaccettature un movimento così vasto come il Simbolismo e che per 20 anni ha cambiato il nostro modo di vedere e la nostra sensibilità interpretando le inquietudini e il lato oscuro della Belle époque. Quest’epoca di euforia e fiducia nel progresso che però nascondeva in sé tante contraddizioni. L’ambizione è fare ragionare lo spettatore su temi complicati come il senso della vita e della morte e quelle pulsioni inconfessabili che si celano nella psiche e nell’inconscio umano.

 

Qual è l’autore che rappresenta meglio il Simbolismo?

L’autore che forse rappresenta meglio il Simbolismo è quello che abbiamo scelto come testimone della mostra: Fernand Edmond Jean Marie Khnopff. Spesso nei suoi quadri rappresenta se stesso o la sorella (con cui ha un rapporto ambiguo), ed è in grado di penetrare nell’inconscio scavando dentro di sé mettendo a nudo le proprio debolezze e inquietudini.

 

Qual è per lei l’aspetto più affascinante dell’arte simbolista?

L’aspetto più affascinante è la fantasia simbolista e la sua capacità di rendere reale ciò che non è reale. Un grande obiettivo che la rende così moderna e attuale.

 

Una chiave di lettura della mostra sono le atmosfere oniriche dei quadri?

Uno dei grandi territori che il Simbolismo indaga e rappresenta come se fosse una cosa reale è il sogno. Proprio perché nel sogno proiettiamo le nostre ansie, le nostre angosce, le proprie fantasie. Quello che viviamo nel sogno ci sembra reale quando lo sogniamo ma non lo è. Il Simbolismo è riuscito a rendere questo motivi reali.

 

L’idea di unire al Simbolismo delle tele a quello dei versi di Baudelaire è un modo per stimolare la sinestesia dei visitatori?

Sì e per far capire meglio certi quadri e per dar conto di come il Simbolismo sia stato un movimento pittorici ma molto legato alle altre arti come la letteratura e la musica. Cosa che non avviene per l’impressionismo e il naturalismo.

 

Che ruolo ha oggi l’arte in Italia?

Nella mostra del Simbolismo, ad esempio, abbiamo quadri che furono esposti alla Biennale di Venezia, la vetrina dell’arte contemporanea. Pensiamo all’ultima Biennale che è stata molto politica rappresentando il dramma che viviamo adesso. Ora come allora l’arte è testimone del proprio tempo, questo è il valore importante da attribuire all’arte e secondo me lo fa meglio di un documentario o comunque di un attestato oggettivo.

 

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