Duchamp 100 anni dopo la creazione della ‘Ruota di bicicletta’

Un artista controverso, opere che hanno dato scandalo, un museo dʼeccellenza internazionale. Questi sono gli elementi fondamentali con cui Roma celebra Marcel Duchamp, 50 anni dopo il suo viaggio in Italia e 100 anni dopo la creazione del primo ready-made: ''Ruota di bicicletta''...

‘Duchamp Re-made in Italy’ fino al 9 febbraio alla Galleria nazionale dʼarte moderna di Roma

 

MILANO – Un artista controverso, opere che hanno dato scandalo, un museo dʼeccellenza internazionale. Questi sono gli elementi fondamentali con cui Roma celebra Marcel Duchamp, 50 anni dopo il suo viaggio in Italia e 100 anni dopo la creazione del primo ready-made: “Ruota di bicicletta” (1913). La Galleria nazionale dʼarte moderna di Roma propone una mostra che verte sulle opere storiche di Duchamp, facenti parte del lascito di Arturo Schwarz. È anche lʼoccasione per raccontare la storia del passaggio espositivo dellʼartista in Italia nel 1964 e 1965, e delle conseguenze che questo ha comportato sul lavoro di alcuni artisti italiani entrati in contatto diretto con lui.

 

DUCHAMP IN ITALIA – Già nel settembre del 1962, Marcel Duchamp aveva accettato lʼinvito di Arturo Schwarz di andare a Milano e, in quellʼoccasione, incontrò alcuni artisti italiani, tra i quali Enrico Baj e Sergio Dangelo, protagonisti del Movimento Nucleare fondato nel 1951, e il pittore Gianfranco Baruchello, che diventerà un suo caro amico.

 

READY-MADE – Lʼalchimia del ready-made è un processo affascinante nel lavoro di Marcel Duchamp, sicuramente il più conosciuto dal grande pubblico, ma forse non ancora del tutto indagato. Le icone di questo percorso possiamo ritrovarle nella sua produzione seriale più nota: Porte-bouteilles; Fresh Widow; Why Not Sneeze Rose Sélavy; Fountain; …pliant… de voyage; In Advance of the Broken Arm; Air de Paris; Roue de bicyclette, ecc. Questi celebri ready-made, definiti da André Breton “oggetti di serie promossi dalla scelta dellʼartista alla dignità di oggetti dʼarte” sono il frutto di un assoluto “rigore dellʼimmaginazione”, ed è proprio questo rigore che governa il processo di trasformazione dellʼoggetto quotidiano in opera dʼarte.

 

CURATORI E COLLABORAZIONI – La mostra è curata da Stefano Cecchetto, Giovanna Coltelli e Marcella Cossu con lʼallestimento di Alessandro Maria Liguori. La sezione dedicata al rapporto tra alcuni dei maggiori artisti italiani contemporanei e Duchamp è curata da Carla Subrizi, autrice in catalogo di un esaustivo saggio che ricompone il quadro storico–artistico di quegli anni. Lʼimportanza dellʼevento vede la sinergia di quattro tra le più importanti aziende nellʼeditoria dʼarte e nellʼorganizzazione di grandi mostre a livello nazionale: questʼesposizione vede infatti una straordinaria collaborazione di Electa e Civita, da anni impegnate in qualità di concessionarie dei servizi della Galleria, con Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE.

IL PERCORSO ESPOSITIVO – Il percorso si snoda in sette sale che raccontano il lavoro di Marcel Duchamp, in relazione agli incontri e allʼattività espositiva avvenuti negli anni Sessanta in Italia.
Nella prima sala sono esposti i suoi ritratti, fotografie dʼepoca e un primissimo olio del 1902 (aveva
15 anni) intitolato Paysage à Blainville, e si possono ammirare anche i suoi famosi scacchi da viaggio e la valigia utilizzata per i viaggi in Italia.
A seguire viene presentata la Boîte en valise, il cosiddetto “museo portatile” creato dallʼartista, che
riunisce 70 pezzi, riprodotti in miniatura, allʼinterno di una valigia Louis Vuitton.

Nella terza sala sono proiettati filmati che vedono la partecipazione di Duchamp sia in veste di attore – nel film ‘Verifica incerta’, girato da Baruchello e Grifi nel 1964-65 – che di regista con Anémic Cinéma – filmato nel 1926 con la collaborazione di Man Ray e Marc Allégret – dove sono utilizzati dei dischi ottici, precursori dellʼoptical art, concetto ripreso più tardi nei Rotorelief, qui esposti.
Il nucleo della mostra sono i famosi ready-made, replicati da Duchamp in accordo con Arturo Schwarz nel 1964 – 1965, donati alla Galleria nazionale dʼarte moderna di Roma nel 1998.
Esposta anche lʼelegante copertina in blu di Prussia del catalogo edito in occasione della mostra
Gavina del 1965, con il disegno di Duchamp, Pulled at four pins (1915-1964), lʼacquaforte su carta
giapponese testimonianza di un ready-made del 1915 andato perduto.

In mostra anche le acqueforti delle due edizioni The Large Glass and the Related Works, vol. 1 e 2 (1967- 68), con soggetti risalenti agli studi degli anni 1915 – 1923, relative al compimento del Grande Vetro e alla più tarda realizzazione dellʼopera Etant donné. Unʼampia sezione, infine, è dedicata allʼinflusso esercitato da Duchamp in Italia e agli incontri fra lui e gli artisti in occasione dei suoi numerosi soggiorni.

16 gennaio 2014

 

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