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Casa Giacomo Balla

Casa Balla, apre a Roma la casa futurista di Giacomo Balla

Abbiamo chiesto ad uno dei maggiori critici d'arte italiani, Luca Nannipieri, di svelarci un capolavoro da poco riscoperto e aperto al pubblico: Casa Giacomo Balla a Roma.
Finalmente apre Casa Balla. Voleva che Roma diventasse come Parigi: una città della modernità, oltre che dell’antichità. Non ce la fece. Ma nel mentre, tra la sua vita e la sua morte, tra le altre cose, lasciò un gioiello: la sua casa. Lui si chiamava Giacomo Balla. E il suo gioiello si trova in via Oslavia 39b, centro di Roma, quartiere Prati, da poco riaperto grazie alle cure del Ministero e del Museo Maxxi.

Padre del Futurismo

Eppure quest’uomo che voleva far diventare Roma come Parigi, ma non ce la fece, si rese capace di una cosa, mentre fondava il Futurismo con Boccioni, Carrà, Russolo, Severini nel 1910, e diveniva uno dei protagonisti dell’Astrattismo europeo tra inizi Novecento e gli anni Cinquanta, intervallando anche trascurabili momenti figurativi. Si rese capace di creare una casa, appunto in via Oslavia 39b, che non è propriamente una casa, ma un luogo dove l’uomo ha tentato l’eterno, l’immortalità.

L’eccezionalità di Casa Balla

Sembrano parole troppo audaci, declamatorie, ma come si può chiamare diversamente un’abitazione che viene interamente affrescata, arredata, trasformata in ogni minimo dettaglio, dalle pareti ai soffitti, alle sedie alle bottiglie, dagli abiti alle lampade, affinché mostri e testimoni gloria, libertà e febbre del genere umano? Come la vogliamo chiamare questa se non una sfida tremebonda, ossessiva, gioiosa all’immortalità?
 
L’idea di arte totale, che penetra ogni spazio, ogni manufatto, per rinnovarlo dell’energia della creazione, ben teorizzata dai manifesti futuristi, e messa in atto da Giacomo Balla anzitutto tra il 1912 e il 1914 nella progettazione di Casa Löwenstein, a Düsseldorf, distrutta nel 1934 per i conflitti razziali dell’allora Germania nazista, trova nella casa romana il suo compimento, abitata dall’artista dal 1929 fino alla morte.
 
Andateci, visitatela. E’ un piccolo, domestico, feroce faro acceso tra le mura di un modestissimo appartamento, a dimostrazione che la sfida all’eterno l’uomo può lanciarla ovunque. Se ci crede. Se lo vuole. Se ama.
 
Luca Nannipieri
 
 
 
 
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