Tutela patrimonio artistico

Le truppe di difesa dell’arte in tempo “di guerra”

Il giornalista Emilio Casalini ci spiega l'importanza di proteggere le opere d'arte dai terremoti e gli alluvioni che stanno colpendo negli ultimi giorni il nostro Paese
Le squadre di difesa dell'arte in tempo "di guerra"

MILANO – Mettere in sicurezza il patrimonio artistico italiano e le opere d’arte “mobili”, quelle nelle chiese o negli edifici civili, patrimonio economico, oltre che di memoria, che un giorno permetterà a quei borghi di tornare a vivere accogliendo viaggiatori di ogni parte del mondo. E’ questo l’invito di Emilio Casalini, giornalista di Report ed autore del libro “Rifondata sulla bellezza“, un viaggio alla scoperta del perché l’Italia non riesca a sfruttare e preservare il proprio patrimonio artistico. Un invito ancor più urgente dopo le ultime calamità naturali che hanno colpito in Centro Italia e la sparizione del “Perdono di Assisi” (1631) del pittore francese Jean Lhommei che era custodito presso la chiesa di Nottoria di Norcia, nel Perugino, danneggiata dal terremoto. Inoltre, sono 81 i “siti” inseriti nella lista di massima priorità, quasi 5.000 quelli sui quali si deve intervenire per scongiurare ulteriori perdite del Patrimonio. In questo intervento, Emilio Casalini ci spiega l’importanza di proteggere quadri, sculture, manufatti, testi antichi, arazzi dalle calamità naturali come i terremoti e le alluvioni che stanno colpendo negli ultimi giorni il nostro Paese.

 

“Il nostro patrimonio artistico, così bello e così fragile, che non sembriamo in grado di valorizzare in tempo di pace né di proteggere quando si avvicina la guerra, soprattutto quando il nemico non è contro di noi ma segue il suo corso naturale dentro cui semplicemente non esistiamo. Siamo noi che siamo sulla sua strada e dobbiamo solo provare a restarci limitando il più possibile i danni.

Gli esperti hanno già detto tutto su come operare dal punto di vista edilizio, forse non si è ancora parlato abbastanza su quello che si può fare durante l’emergenza che, purtroppo, non sembra per nulla finita.

Ad esempio non si sa che esistono squadre speciali di intervento di volontari in grado di mettere in sicurezza le opere d’arte mobili, quelle nelle chiese o negli edifici civili. Parliamo di quadri, sculture, manufatti, testi antichi, arazzi che possono essere rimossi e spostati in luoghi sicuri.

I muri possono cadere e si possono ricostruire come erano prima, la scultura invece va persa per sempre. Ci sono squadre di intervento, come quelle di Legambiente che in un post ha denunciato la propria impotenza, formate da volontari specializzati proprio in questo tipo di azioni: esperti restauratori, storici dell’arte, archeologi preparati per intervenire nei momenti di crisi. Sanno come agire, dove mettere le mani, dove si trovano le opere più importanti visto che su quello stesso territorio vivono. Possono salvare un’importante fetta del patrimonio ma non viene permesso loro di agire per colpa della burocrazia.

Un parroco chiama, implora di salvare il contenuto della sua chiesa prima che sia troppo tardi e loro non possono intervenire perché non arriva mai il nulla osta. Se lo facessero, rischierebbero una denuncia da parte degli “organi competenti” per aver fatto esattamente quello che hanno fatto durante il terremoto de l’Aquila dove migliaia di opere sono state salvate da questi moderni “angeli della polvere”.

Esattamente cinquant’anni fa, a Firenze, gli “angeli del fango” raccolsero i codici delle biblioteche dalla melma che li avvolgeva, li ripulirono uno ad uno con le loro mani e li salvarono dalla distruzione. Erano semplici studenti, operai, casalinghe. Oggi abbiamo squadre di pronto intervento estremamente competenti cui non viene permesso di intervenire.

Quelle opere d’arte sono un patrimonio economico, oltre che di memoria, che un giorno permetterà a quei borghi di tornare a vivere accogliendo viaggiatori di ogni parte del mondo che non si renderanno nemmeno conto che decenni prima c’è stato un terremoto. Perché i muri saranno stati ricostruiti e le opere d’arte riportate al loro posto. Quei viaggiatori porteranno benessere agli abitanti permettendo loro di continuare a vivere nei nostri bellissimi borghi non più abbandonati. Ma sarà possibile solo se sapremo salvare tutto quello che è possibile. Per sopravvivere in tempo di guerra e tornare a vivere in tempo di pace”.

Emilio Casalini

 

Foto: “Perdono di Assisi” (1631) del pittore francese Jean Lhomme. Dipinto del ’600 dalla chiesa di Nottoria di Norcia.

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