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Venezia, atto vandalico sulla facciata della Basilica del Redentore

La basilica del Redentore a Venezia è stata imbrattata nella notte da ignoti vandali che hanno dipinto una porzione della facciata di rosso. Si cercano i responsabili

La basilica del Redentore a Venezia, chiesa palladiana che si staglia sul canale della Giudecca, è stata imbrattata nella notte da ignoti vandali che hanno dipinto una porzione della facciata di rosso. Sopra la facciata sono state tracciate alcune scritte apparentemente senza senso, somiglianti a equazioni matematiche. Il gesto è stato riportato sui social e ha fatto in breve il ‘giro’ della città, creando disappunto e sconcerto. In Campo del Redentore è posizionata una telecamera, che potrebbe aiutare le forze dell’ordine nel rintracciare i responsabili del gesto.

L’atto vandalico

Fra Gianfranco Tinello, superiore del convento e custode della basilica del Redentore, intervistato dall’Ansa non si capacita dei motivi che hanno portato alla decisione: “Non ci sono motivi precedenti, ripicche o altre cose che possano esser capitate nei giorni scorsi. Il messaggio ha simboli matematici pare senza senso. Le risorse da destinare al ripristino della parete dovranno esser tolte alla promozione culturale e alla solidarietà delle famiglie, che con il Covid si sono trovate in difficoltà. Un fatto che spiace, perché sarebbe stato meglio non accadesse”. Al momento la vernice non è ancora stata rimossa, in attesa dell’inizio delle procedure di concerto con la Sovrintendenza.

“Qualunque sia il movente di un simile gesto, si tratta di una vera dimostrazione di ignoranza”. Così il Presidente del Veneto Luca Zaia commenta la notizia dell’imbrattamento della basilica del Redentore, edificio di culto sull’isola veneziana della Giudecca. “Ignoranza – prosegue Zaia in una nota – del valore artistico della chiesa del Redentore, edificio palladiano, e dell’importanza identitaria che ha per Venezia e il Veneto; la festa che la vede da secoli protagonista a luglio è uno degli appuntamenti più importanti per la nostra terra. Gli inquirenti faranno luce su quanto è accaduto – conclude -. Intanto esprimiamo la più ferma condanna per un simile gesto oltraggioso e incivile”.

La basilica del Redentore

La basilica del Redentore, anche nota come chiesa votiva del Santissimo Redentore o più semplicemente come il Redentore, è un importante edificio religioso di Venezia progettato dall’architetto Andrea Palladio nel 1577 sulla Giudecca. All’interno sono esposte opere di Jacopo Robusti (Tintoretto), Paolo Veronese, Jacopo Palma il Giovane, Francesco Bassano, Alvise Vivarini e Pietro Della Vecchia.

È tradizionalmente il fulcro della grande festa del Redentore, celebrata la terza domenica di luglio a memoria del pericolo scampato della Peste che colpì la città nel 1575. La chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Villafranca di Verona è una copia pressoché identica della chiesa del Redentore. La chiesa fa parte dell’associazione Chorus Venezia.

Nell’estate del 1575 scoppia a Venezia una terribile epidemia di peste che in due anni provocherà 50.000 morti, quasi un veneziano su tre. Nel settembre del 1576, quando il male sembra invincibile dagli sforzi umani, il Senato chiede l’aiuto divino facendo voto di realizzare una nuova chiesa intitolata al Redentore. Scegliendo rapidamente fra diverse opzioni circa forma, localizzazione e progettista cui affidare la costruzione, nel maggio del 1577 si pone la prima pietra del progetto di Andrea Palladio (che dal 1570 era il Proto della Serenissima, architetto capo della Repubblica di Venezia). Il 20 luglio successivo si festeggia la fine della peste con una processione che raggiunge la chiesa attraverso un ponte di barche, dando inizio a una tradizione che dura ancora oggi.

La chiesa è destinata ai padri cappuccini, che ne determinano sia l’impianto planimetrico secondo il modello dei Francescani osservanti sia la scelta, in ossequio alla loro Regola di povertà, di rifuggire l’uso di marmi e di materiali pregiati, preferendo mattoni e cotto anche per la realizzazione dei bellissimi capitelli all’interno della chiesa, ricoperti di stucco marmorino a imitazione perfetta del marmo. Nel rispetto della griglia funzionale dei cappuccini, per la definizione della planimetria Palladio riflette a fondo sulle strutture termali antiche come fonte delle sequenze di spazi che si susseguono armonicamente una dopo l’altra.

Photocredits: Ansa

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