Scoperte e massacri

Ardengo Soffici e l’Impressionismo in mostra agli Uffizi di Firenze

Si tratta della prima grande mostra monografica dedicata al pittore, critico d’arte, scrittore e polemista Ardengo Soffici, che visse appieno le inquietudini della sua epoca
Ardengo Soffici e l’Impressionismo in mostra agli Uffizi di Firenze

FIRENZE – L’Arte del Novecento torna a far mostra di sé: da oggi al  Museo degli Uffizi apre al pubblico l’esposizione “Scoperte e massacri. Ardengo Soffici e l’impressionismo a Firenze”. Si tratta della prima grande mostra monografica dedicata a questo artista che visse appieno le inquietudini della sua epoca. Pittore, critico d’arte, scrittore e polemista Ardengo Soffici (1879-1964) ebbe contatti diretti con innumerevoli intellettuali del suo tempo e per le sue poliedriche intense attività, svolte a cavallo fra la  prima e  la seconda guerra mondiale, viene attualmente rivalutato come protagonista significativo che stimolò il dibattito culturale di quegli anni tumultuosi.

ARTISTA DI LIVELLO EUROPEO – Rampollo di un’agiata famiglia, Ardengo Soffici trascorse i primi tredici anni della sua vita a Rignano sull’Arno. Trasferitosi a Firenze, studiò all’Accademia di Belle Arti dove seguì la Scuola libera di nudo. Appena ventenne, Soffici si recò più volte a Parigi (qui lavorò come illustratore) ed entrando in contatto con i più vivaci ambienti artistici di quella città ebbe stimolanti rapporti con Braque, Picasso,Jacob, Matisse, Apollinaire ed altri importanti pittori e poeti più o meno emergenti; in successivi soggiorni parigini, strinse amicizia tra l’altro con A. Savinio e G. De Chirico.

TALENTO VERSATILE – Non solo artista, ma anche prolifico scrittore e poeta. Oltre a partecipare a mostre in Italia e all’estero, nei primi decenni del ‘900 (periodo ricco di fermenti culturali), Soffici coniugò abilmente cultura artistica e letteraria. Egli collaborò con varie riviste: in particolare, “Lacerba” e “La Voce”(la cui testata fu da lui stesso disegnata). Per la rivista “Cultura dell’anima”, Soffici tradusse anche testi del filosofo S. Kierkegaard e saggi sul “poeta maledetto” J. A. Rimbaud. La sua notevole produzione letteraria include volumi quali “Scoperte e massacri. Scritti sull’arte” (da cui trae spunto l’attuale mostra degli Uffizi), e poi “Elegia dell’Ambra” (1927), “Periplo dell’arte” (1928), “Ritratto delle cose di Francia” (1934), la raccolta di poesie “Marsia e Apollo” (1938), “Autoritratto di artista italiano nel quadro del suo tempo” (1951-1955) per il quale ricevette il Premio Marzotto. Nelle sue recensioni non ebbe alcuna pietà verso la “bella pittura” che trionfava nei salotti borghesi, tanto che le Biennali veneziane del 1908-1909 furono da lui definite “cimitero dell’arte e della pittura italiana”.

FRA IMPRESSIONISMO E FUTURISMO – “E’ forse meno difficile essere un genio che trovare chi sia capace di accorgersene”: dichiarazione di Soffici forse rivelatrice d’una sua speciale vocazione di ricerca a caccia di talenti. Certo è che affascinato dai pittori impressionisti (soprattutto Degas e Cezanne), Soffici organizzò a Firenze la mostra italiana dell’Impressionismo, evento che ebbe luogo nel 1910. In rapporto fecondo con Papini e Prezzolini (su “La Voce” e in  altre riviste) pubblicò varie pagine sull’arte: dall’Impressionismo al Cubismo, da Picasso, Braque, Rosso a Fattori, saggi che influenzarono non poco la cultura italiana. Come critico d’arte, Soffici non ebbe peli sulla lingua e fu assai agguerrito: famosa è la sua stroncatura dell’esposizione futurista di Milano (1911) che da lui definita deludente gli provocò un’aggressione fisica da parte dei pittori Boccioni, Marinetti e Carrà. In seguito, si riappacificò con i futuristi, grazie alla mediazione di Aldo Palazzeschi. Promossa dal Ministero dei Beni culturali, Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei, l’esposizione (aperta fino all’8 gennaio 2017), propone opere di. Soffici, Bocklin, Braque, Carrà, Cezanne, Courbet, De Chirico, Degas, Rosso, Picasso. Pisarrò, Puvis de Chavannes, Renoir ed altri importanti artisti del Novecento. Progettata a seguito della donazione agli Uffizi di un autoritratto di Soffici, da parte degli eredi, la mostra è a cura di V. Farinella e N. Marchioni.

Cristina Fontanelli

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