ARTE - Anniversari artistici

Alberto Burri, la forza della materia

Il mondo dell’arte oggi celebra il centenario dalla nascita di Alberto Burri, considerato tra i più grandi artisti del XX secolo. Esponente dell’Arte Informale, ad oggi le sue opere sono esposte in alcuni fra i più importanti musei del mondo...

“La pittura è libertà raggiunta, costantemente consolidata, difesa con prudenza così da trarne la forza per dipingere di più”

 

 

MILANO – Il mondo dell’arte oggi celebra il centenario dalla nascita di Alberto Burri, considerato tra i più grandi artisti del XX secolo. Esponente dell’Arte Informale, ad oggi le sue opere sono esposte in alcuni fra i più importanti musei del mondo: il Centro Georges Pompidou a Parigi, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, la Tate Gallery di Londra, la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma, Il Castello di Rivoli (TO), il Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.

 
INIZI: La laurea in medicina, la prigionia e l’arte – Alberto Burri nasce a Città di Castello (in provincia di Perugia) il 12 marzo 1915. Dopo essersi laureato nel 1940 in medicina, viene fatto prigioniero dagli alleati in Tunisia, dov’è come ufficiale medico, nel 1943 e viene inviato nel campo di Hereford, Texas. Rientra in Italia nel 1946 dopo aver iniziato a dipingere. Da qui la scelta di lasciare la medicina proprio per la pittura. Si trasferisce a Roma e fra il 1947/48 espone in alcune mostre romane. Nel 1951 fonda insieme con Capogrossi, Colla e Ballocco il gruppo Origine con l’obiettivo di superare l’accademismo astratto. In questo periodo i soggetti preferiti da Burri sono i Sacchi, esposti nelle mostre personali che, dopo Roma, si tengono anche in varie città europee e americane. Dopo il 1957 Burri presenta i Legni, le Combustioni, i Ferri nelle mostre che si tengono in alcune città americane.

 
Realizza fra gli anni Sessanta e i primi Settanta alcune importanti mostre a L’Aquila (1962), Darmstadt, Rotterdam (entrambi nel 1967), Torino (1971) e Parigi (1972). Nel 1962 espone le prime Plastiche alla Galleria Malbourough di Roma. Agli inizi degli anni Settanta Burri si impegna anche nell’attività grafica: Poems di Minsa Craig (1970), Saffo di Emilio Villa (1973).

 
IL TEATRO E NUOVI SUCCESSI – Una delle sue grandi passioni è il teatro per il quale realizza le scenografie per Spiritualis (La Scala di Milano, 1963), per November Steps (Opera di Roma, 1972) e Tristano e Isotta (Regio di Torino, 1975). Nuove retrospettive vengono organizzate ad Assisi (1975), Roma (1976), Lisbona, Madrid, Los Angeles, Millwaukee, New York (1977) e Napoli (1978). Nel 1979 presenta le opere a struttura polifonica: ‘Il Viaggio’ a Città di Castello poi presentata anche a Monaco di Baviera; ‘Orti’ a Firenze nel 1980, ‘Sestante’ a Venezia (1983) e ‘Annottarsi’ (1985 e 1988). Nel 1978 nasce La Fondazione Palazzo Albizzini ‘Collezione Burri’ per volontà dello stesso Alberto Burri che, con una prima donazione, la dota di trentadue opere.

 
IL CRETTO DI GIBELLINA – Il “cretto di Burri” o “grande cretto” è un’opera artistica di Land Art realizzata tra 1984 ed il 1989 nella città vecchia di Gibellina, andata completamente distrutta dal terremoto del 1968 (Gibellina Nuova, infatti, è stata ricostruita a quasi 20 Km di distanza). La genesi dell’opera si fa risalire alla distruzione della città di Gibellina (oggi chiamata Gibellina Vecchia) provocata dal terremoto del Belice il 14 gennaio 1968. La potenza del terremoto distrusse completamente la città, lasciando la maggior parte delle famiglie senza tetto.
Burri progettò un gigantesco monumento della morte che ripercorre le vie e vicoli della vecchia città: esso infatti sorge nello stesso luogo dove una volta vi erano le macerie, attualmente cementificate dall’opera di Burri. Dall’alto l’opera appare come una serie di fratture di cemento sul terreno, il cui valore artistico risiede nel congelamento della memoria storica di un paese. l cretto ha una superficie di circa 10 ettari ed è una delle opere d’arte contemporanea più estese al mondo.

 

GLI ANNI ’80 E PRIMI ’90 – Nel 1981 a Città di Castello c’è l’inaugurazione di una raccolta permanente delle sue opere a palazzo Albizzini. Nel 1984 viene allestita a palazzo Citterio a Milano una sua grande retrospettiva con oltre 160 pezzi. Negli anni Ottanta Alberto Burri espone in tutto il mondo le sue opere, da New York, a Parigi, a Nizza e a Roma. Nel 1990 a Città di Castello si apre il complesso museale interamente dedicato a Burri. Nel 1991 sono organizzate due altre importanti retrospettive, a palazzo Pepoli a Bologna e al Castello di Rivoli. Nel 1993, presso gli ex seccatoi del tabacco, viene aperto al pubblico un nuovo ciclo, dal titolo Il Nero e l’Oro e viene realizzata per Faenza un’opera in ceramica che porta lo stesso titolo. Nel dicembre 1994 viene celebrata la donazione Burri agli Uffizi, che comprende oltre al quadro Bianco e Nero tre serie di opere grafiche.

Alberto Burri muore a Nizza il 13 febbraio 1995.

 
LO STILE: La materia protagonista – Burri, che compie le sue sperimentazioni fondamentali tra gli anni ’50 e ’60, usa materiali consunti, stracci, lamiere, legni combusti, sacchi, materiali volgari, già vecchi, che danno da subito la sensazione di una durata limitata nel tempo, destinati a mutare, degradare, morire, in una chiara metafora di quello che è il destino dell’uomo: e quando invece utilizza materiali nuovi, li trasforma, li brucia, li tormenta, li straccia, caricandoli, attraverso la sua azione, di un significato inusuale ed intenso, sollecitandoci ad interrogarci sul loro stato, su quello che erano prima dell’intervento dell’artista, su quello che è accaduto perché si siano trasformati nell’immobile fissità di un’opera d’arte.

 
Al di là dell’eterogeneità dei materiali e dell’apparente casualità degli accostamenti, le opere di Burri sono sempre saldamente intelaiate in uno schema strutturale fermo ed equilibrato, secondo una rigorosa legge compositiva che regola rapporti di spazi, dimensioni e relazioni tra le masse cromatiche, e, seppure in modo inusuale, determina timbri ed accenti con gusto quasi classico, sfruttando le diversità dei materiali eterocliti e le loro caratteristiche superficiali e volumetriche.

 

 
12 marzo 2015

 

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