Intervista all'Ambasciatore delle Arti per l’Expo 2015

Vittorio Sgarbi, ”Milano dal punto di vista artistico non è ancora pronta per l’Expo”

La macchina organizzativa dell'Expo, probabilmente, è pronta , ma non è pronta la Milano dei monumenti, o almeno non tutta. E' questo l'allarme lanciato da Vittorio Sgarbi, il celebre critico e storico d'arte...

MILANO – La macchina organizzativa dell’Expo, probabilmente, è pronta , ma non è pronta la Milano dei monumenti, o almeno non tutta. E’ questo l’allarme lanciato da Vittorio Sgarbi, il celebre critico e storico d’arte nominato Ambasciatore delle Arti per l’Expo 2015., impegno per il quale, come affermato dallo stesso Sgarbi nel corso della conferenza stampa, non riceverà alcun compenso. Dall’apertura notturna del Cenacolo alla questione Bronzi di Riace, Vittorio Sgarbi ci presenta qual è la situazione dei lavori per l’Expo dal punto di vista artistico in questo momento e ci indica, con lo stile e la schiettezza che lo contraddistinguono, cosa c’è ancora da fare.

 

Quanto è pronta Milano all’Expo dal punto di vista strutturale/artistico? Pensiamo ad esempio all’eterno cantiere di Palazzo Citterio o alla Pinacoteca di Brera.

L’Expo presuppone che ci sia qualcosa da esporre, anche se non ho idea di quale sia il vero obiettivo di questa edizione. Ho idea soltanto del fatto che se Milano ne è la sede, occorre darsi da fare. Se accadesse in America o in Spagna, come è accaduto a Siviglia, credo che un evento del genere dovrebbe avere un significato preciso. Milano tra le città italiane è quella più universale e meno legata al Made in Italy come Firenze, Roma o Venezia, le quali sono città assolutamente uniche. Milano è la quarta città italiana per i monumenti, non è un caso che qui si siano formati artisti del calibro di Leonardo, Bramante o Caravaggio. La macchina organizzativa dell’Expo, probabilmente, è pronta , ma non è pronta la Milano dei monumenti, o almeno non tutta. Esempio lampante è la Pinacoteca di Brera. In compenso ci sono altri monumenti che non richiedono grandi interventi di ampliamento o restauro, come ad esempio Leonardo, lo stesso Cenacolo o Tiepolo a Palazzo Clerici. Occorrerebbe piuttosto pubblicizzare meglio quello che già c’è, illuminarlo e farlo vedere meglio, investire affinché quei padiglioni della bellezza di Milano siano pronti con minore dispendio. Con 6 milioni di euro era possibile restaurare il Castello Sforzesco, facendolo diventare il più grande padiglione possibile, e invece hanno fatto quei due immondi padiglioni dell’ExpoGate che oltretutto coprono il Castello! Questo è l’emblema di una visione sbagliata di un principio scorretto nell’interpretazione di Milano come luogo dove avviene l’Expo ed ecco perché io mi occupo di questa parte. Saranno delle cavolate di Padiglioni quelli già pronti, diversamente da quelli degli anni dell’inizio del secolo scorso dal punto di vista architettonico, ammesso che lo siano stati. Se l’Expo dovesse capitare indipendentemente dal luogo, allora fai l’Expo in un deserto e sei apposto così. Ma se lo fai a Milano, a Valencia, Roma o Sidney, devi tenere conto delle peculiarità della città. Io credo che la città debba esserci, che debba essere viva e presente con le sue caratteristiche.

Ma se Expo comincia a maggio 2015, come mai la sua nomina arriva solo ora?

In primo luogo io sono Sgarbi e vado bene per le emergenze; in secondo luogo l’accordo con Maroni risale a marzo, anche se comunque piuttosto in ritardo. Ambasciatore delle Arti non può essere certo Celant con tutti i soldi che gli regalano, nonostante la sua ignoranza. Ho visto che Maroni ha chiamato anche Daverio. Però certo che se due anni fa avessero detto a qualche critico d’arte “fate vedere che Milano esiste” sarebbe stato diverso. Mi chiedo, perché fanno l’Expo a Milano se Milano non esiste? In realtà, l’unico bene monumentale della Regione, è il Museo Bagatti-Valsecchi, che è la casa più bella di Milano. Stesso discorso vale per Palazzo Clerici. Si tratta di prendere delle cose che sono già pronte e di rigestirle e riproporle. Ad esempio il Cenacolo, se uno va lì senza aver prenotato mesi e mesi prima neanche lo fanno entrare. La mia proposta è di moltiplicare gli accessi consentiti, portiamoli da 25 a 48 e di prolungare l’orario di visita fino alle tre di notte, cioè significa che in una giornata di 24 ore, il Cenacolo rimarrebbe aperto 18 ore. Questo vuol dire già incrementare la possibilità di vederlo. Però se uno le cose non le fa, che Expo sarà?

Ma con i sindacati del personale museale come la mettiamo? C’è il rischio di incappare nei soliti scioperi e vedere il Cenacolo chiuso.

I sindacati lavorano per i lavoratori. Non avrai per 6 mesi 500.000 euro da investire in custodi? Quale è il problema? Al custode gli fai fare un turno in più e gli dai 100€ per la giornata, mi pare siano abbastanza, no? Questo volendo utilizzare i custodi di Stato che è un problema di sindacati. Ma anche senza creare un problema politico mondiale, chiami un’agenzia con delle proprie hostess che lo prende in gestione dalle 7 di sera alle 3 del mattino. La politica dev’essere la capacità di decidere e risolvere quello che non va; una cosa sbagliata ne impedisce una buona e finché il mondo sarà composto da persone che non ne capiscono niente, non si potrà andare lontano. Altro che quell’obbrobrio di ExpoGate, la chiesa di Santa Maria presso San Satiro è il più bel padiglione del mondo! Ci entrino queste zucche vuote di Commissari e segretari dell’Expo!

Ha già pensato quale sarà la collocazione per i Bronzi di Riace?

Non ho mica detto che ce li danno, ho detto che se io fossi Renzi è matematico che ci sarebbero. Tutto il problema sollevato in questi giorni in realtà è una presa in giro, i Bronzi di Riace sono di proprietà dello Stato, non della Regione Calabria che pretende un titolo che non ha e non è vero che ci sono problemi di conservazione maggiori rispetto al Cenacolo.

1 agosto 2014

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