CULTURA - Giornata della Memoria

Rabbino Alberto Funaro, ”Rispetto reciproco e dialogo: solo così possiamo insegnare la tolleranza alle future generazioni”

In occasione della ricorrenza della Giornata Mondiale della Memoria, abbiamo contattato il rabbino Alberto Funaro, direttore dell’Ufficio Rabbinico di Roma, per rivolgergli qualche domanda su come lui e la comunità ebraica...

In occasione della Giornata Mondiale della Memoria, abbiamo intervistato il rabbino Alberto Funaro, direttore dell’Ufficio Rabbinico della Comunità Ebraica di Roma

MILANO – In occasione della ricorrenza della Giornata Mondiale della Memoria, abbiamo contattato il rabbino Alberto Funaro, direttore dell’Ufficio Rabbinico di Roma, per rivolgergli qualche domanda su come lui e la comunità ebraica di Roma affrontino questa ricorrenza e commemorino le vittime dell’Olocausto.

Oggi ricorre la Giornata Mondiale della Memoria. La comunità ebraica romana come vive questa giornata?
Noi non aspettiamo questa giornata per viverla in maniera particolare, abbiamo diverse date che ricordano questi tragici eventi  (per esempio il 24 marzo, l’eccidio delle Fosse Ardeatine) e altre ricorrenze civili e religiose. La Giornata della Memoria rappresenta comunque un’altra grande occasione per ricordare, per spiegare e per insegnare – soprattutto alle nuove generazioni – l’importanza dei tragici eventi che hanno segnato il popolo ebraico. È una comunicazione che va diffusa nel modo più efficace possibile per far capire quello che è stato e che non deve più avvenire. Soprattutto in questi giorni, in cui si sentono notizie che purtroppo ci fanno rabbrividire.

La comunità ebraica romana organizza qualche iniziativa per celebrare questa ricorrenza?
Per la Giornata della Memoria c’è in programma un grande manifestazione organizzata dalla comunità e dal comune di Roma per gli studenti delle scuole romane, dove parteciperà in particolare il rabbino Lau, che è l’ex Rabbino Capo d’Israele:  è stato un deportato, all’età di 8 anni uscì dal campo di Buchenwald emigrò poi in Israele. Oggi è anche presidente del Museo dell’Olocausto a Gerusalemme: ha fatto della lotta all’intolleranza e all’antisemitismo lo scopo della sua. Comunque vengono organizzate durante tutto il corso dell’anno delle attività indirizzate soprattutto verso i più giovani, andando anche all’esterno: vengono organizzati degli incontri nelle scuole per cercare di spiegare cosa è stato l’Olocausto e cosa non deve più essere. Vengono inoltre proposti degli incontri interreligiosi a livello di rabbinato, per rafforzare il dialogo e combattere l’intolleranza e l’insofferenza.

Riguardo i recenti, drammatici eventi di Parigi, qual è la sua opinione riguardo il conflitto sociale e religioso che contrappone l’Islam e la cultura occidentale? Come si può risolvere?
Non sembri retorica, ma queste dinamiche si possono risolvere solamente attraverso il dialogo, anche tra le fedi, perché mi pare d’intendere che il fulcro centrale sia proprio questo: cercare di capire che ognuno può tranquillamente camminare per la sua strada avendo rispetto e tolleranza gli uni per gli altri. Mi sembra l’unica via possibile per creare una convivenza civile. Sinagoga, Chiesa o Moschea non dovrebbe fare differenza, purché si preghi per la pace e per la tolleranza e poi si mantenga lo stesso atteggiamento propositivo e aperto al dialogo anche fuori dal luogo sacro. Nel rispetto l’uno dell’altro. Solo esclusivamente attraverso il dialogo e il rispetto reciproco.

 

27 gennaio 2015

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