On. Nello Musumeci, “Occorre esportare la cultura siciliana nel mondo, come le arance”

Dare l’opportunità a scrittori e intellettuali di poter scrivere, narrare, raffigurare, progettare una “nuova” Sicilia che parta dalla sua millenaria cultura e dalla centralità che la storia e la geografia le hanno, da sempre, assegnato. E’ questo una delle linee guida del programma dell’Onorevole Nello Musumeci, candidato a Presidente della Regione Siciliana, in vista delle elezioni del prossimo 28 ottobre...

Il candidato a Presidente della Regione Siciliana per il centrodestra spiega che ruolo ricopre la cultura all’interno del suo programma 

Libreriamo sta conducendo un’inchiesta in vista delle prossime elezioni regionali previste il 28 ottobre in Sicilia, chiedendo ai vari candidati il loro impegno nel valorizzare la cultura di questa terra. Il primo ad essersi reso disponibile è stato Nello Musumeci, l’ex presidente della provincia di Catania e candidato per il centrodestra, sostenuto dallo stesso Silvio Berlusconi. Riteniamo sia importante per la rinascita di un territorio di grande tradizione come la Sicilia investire sulla cultura come volano per la rinascita sociale ed economica dell’isola. La cultura inoltre può rappresentare un importante rivoluzione culturale a sostegno della lotta alla mafia.

 

MILANO – Dare l’opportunità a scrittori e intellettuali di poter scrivere, narrare, raffigurare, progettare una “nuova” Sicilia che parta dalla sua millenaria cultura e dalla centralità che la storia e la geografia le hanno, da sempre, assegnato. E’ questo una delle linee guida del programma dell’Onorevole Nello Musumeci, candidato a Presidente della Regione Siciliana, in vista delle elezioni del prossimo 28 ottobre. Sostenuto da La Destra, Popolo della Libertà, I Popolari di Italia Domani e Fareitalia, l’onorevole sottolinea come gli uomini di cultura siciliani possono essere come i migliori ambasciatori della Sicilia nel mondo.

Lei figura tra i candidati alla presidenza della Regione Siciliana. Nel suo programma a che posto colloca la cultura, di recente protagonista di tagli di spesa da parte del governo centrale?
La cultura, materiale e immateriale, dalle testimonianze archeologiche alle tradizioni popolari come l’Opera dei pupi, è una grandissima risorsa per la nostra regione. La cultura, oltre che avere un’importante valenza sociale, può essere, anzi deve essere, anche una risorsa economica. Purtroppo siti archeologici, musei, monumenti, edifici storici spesso non sono adeguatamente conosciuti e valorizzati mentre dovrebbero essere messi “a regime” per produrre opportunità di lavoro e di ricchezza. Intorno ad un museo visitato da decine di migliaia di persone, ad esempio, ruota un indotto vastissimo. Insomma, i soldi per la cultura non devono essere considerati a fondo perduto, ma un vero e proprio investimento. Credo, inoltre, che il volontariato specializzato, che è una grandissima risorsa per l’intero Paese, possa essere un valido partner per affiancare la pubblica amministrazione  e sopperire così alla lentezza della burocrazia e alle limitate  risorse”.

 

Se verrà eletto, ha intenzione di dare spazio nelle nomine a scrittori o intellettuali locali?
I nostri uomini di cultura dei più svariati settori possono essere i migliori ambasciatori della Sicilia nel mondo. Purtroppo, spesso, e anche con motivazioni valide, ci mancherebbe, sono  i più accesi critici. Vorrei ridare, senza apparire presuntuoso, ai siciliani l’orgoglio dell’appartenenza ad una Terra ricca, bellissima, ma vittima di mille contraddizioni. E vorrei dare l’opportunità a scrittori e intellettuali di poter scrivere, narrare, raffigurare, progettare una “nuova” Sicilia che parta dalla sua  millenaria cultura e dalla centralità che la storia e la geografia le hanno, da sempre, assegnato.
La mia storia personale, prima ancora che politica e amministrativa, dimostra una consolidata attenzione  alla cultura: ho fatto il giornalista, ho scritto diversi libri, un altro è in preparazione. Ai beni culturali ho destinato miliardi di lire durante la presidenza della Provincia, a cominciare dal recupero architettonico della storica sede di Palazzo Minoriti, la cui struttura ottocentesca era stata sconvolta da interventi più o meno recenti”.

 

Crede si sia fatto abbastanza in passato per promuovere la cultura nel territorio siciliano?
Si poteva fare di più e meglio. Credo che andrebbero razionalizzate le risorse, creati progetti sinergici, promossa all’estero una realtà isolana che non è solo Taormina, Siracusa, Palermo, Catania, Agrigento, Piazza Armerina o l’Etna, ma spesso è racchiusa anche nei piccoli comuni periferici, negli antiquarium, in porzioni di territorio incontaminati. Mi sembra di poter dire che la promozione turistica in questi ultimi anni ha segnato il passo e che gli operatori del settore siano stati lasciati soli ad affrontare una crisi devastante. La nostra materia prima da “esportare” nel mondo è proprio la cultura, prima ancora delle arance o dell’artigianato di qualità perché la cultura è un bene, in senso lato, non imitabile e non riproducibile, che ci identifica da secoli”.

 

Qual è lo stato in Sicilia di centri di cultura come scuole, biblioteche, librerie, teatri?
Non posso e non voglio dare giudizi su altri amministratori. Posso solo ricordare che nei miei dieci anni di presidenza alla Provincia di Catania ho realizzato un grande polo museale alle Ciminiere di Catania, con il Museo storico dello sbarco in Sicilia 1943 e  il Museo del cinema, che negli anni successivi si è arricchito di altre attrattive culturali. Ho realizzato il Teatro stabile dell’Opera dei pupi, finanziato le biblioteche di tutti i comuni della Provincia e  contributo alla realizzazioni di musei diffusi sul territorio, da quello vulcanologico di Nicolosi a  quello del pane di Raddusa. Un modello di gestione che potrebbe essere riproposto nella complessa macchina regionale che ha più ampie e complete competenze.
In Sicilia, in generale, c’è una grande vivacità culturale: da Palermo a Messina a Catania  i teatri di prosa e lirici, oltre le tantissime sale per così dire minori, accolgono ogni anno centinaia di migliaia di spettatori. Sono istituzioni culturali che ormai appartengono al dna delle città. A Siracusa l’Istituto del dramma antico ha da qualche anno intensificato le proprie stagioni che non sono più biennali, ma annuali, sulla spinta di una fortissima richiesta, soprattutto proveniente dall’estero. I teatri antichi potrebbero essere in futuro ancora più protagonisti di quanto lo siano adesso.
Le scuole sono fortemente  impegnate, grazie ad una sempre più ampia e dinamica offerta formativa, ma scontato una situazione di disagio infrastrutturale che si perpetua da decenni.
Le librerie, veri e propri presidi di cultura sul territorio, purtroppo registrano, soprattutto quelle piccole, una costante contrazione a tutto vantaggio delle librerie che appartengono al circuito delle grandi case editrici del nord. E’ un po’ come l’invasione dei centri commerciali che costringono i piccoli bottegai a chiudere. Purtroppo è la conseguenza di una globalizzazione commerciale e culturale alla quale è difficile opporsi.

 

La Sicilia è una regione con una grande tradizione culturale, basta pensare ad autori come Leonardo Sciascia, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Elio Vittorini, Andrea Camilleri. Cosa si può fare per continuare a trasmettere questa tradizione culturale?
Lei giustamente cita Andrea Camilleri come autore contemporaneo vivente, al quale aggiungerei Domenico Cacopardo, che ha squisite capacità narrative, come Mimmo Seminerio, o Alfio Caruso, ormai autorevole storico delle vicende italiane degli ultimi settant’anni o Gaetano Savatteri, che passa con disinvoltura dai servizi giornalistici ai libri e ai testi teatrali; Pietrangelo Buttafuoco, un altro esponente di quella feconda generazione di giornalisti-scrittori. Cito loro per brevità, non volendo fare certo un torto agli altri. Credo che la loro attività potrebbe essere ulteriormente valorizzata se le istituzioni culturali, pubbliche e private, dessero i giusti spazi e opportunità per presentare libri e ospitare conferenze”.

Una maggiore diffusione e promozione della cultura nel territorio può favorire il debellamento dei mali di questa terra, come la criminalità organizzata e della mafia?
Ne sono convinto. Le stragi di Capaci e via d’Amelio non sono state vane, il sacrifico di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, degli agenti di scorta  è  stato l’inizio di una vera presa di coscienza nell’opinione pubblica siciliana, al di là delle cerimonie ufficiali e dei discorsi d’occasione. Ma credo che la cultura antimafia e della legalità non vada solo dichiarata, ma praticata ogni giorno anche nelle piccole azioni quotidiane. Noi amministratori pubblici abbiamo una grande responsabilità in termini pratici, d’immagine, etici. Io ho vissuto a lungo sotto scorta perché da presidente della Provincia avevo interrotto certi affari. Non la ritengo una scelta coraggiosa, ma assolutamente normale, pur avendo sacrificato la mia vita  privata e  gli affetti familiari. Un presidente della Regione Siciliana, come qualunque altro amministratore pubblico, d’altronde, deve essere assolutamente non ricattabile o condizionabile per le sue frequentazioni che possono anche non avere rilevanza penale.

Quali sono le sue letture ed i suoi scrittori preferiti?
Sono un appassionato di saggi, prevalentemente storici, che arricchiscono la mia libreria. Nel poco tempo libero a disposizione preferisco dedicarmi alle letture di Leonardo Sciascia, sempre attualissimo, e del primo Camilleri. Sempre che non preferisca scrivere io stesso qualche pagina del mio nuovo libro.

 

 

Saro Trovato

 

 

28 settembre 2012

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