Matteo Orfini (Pd), ”Cultura e creatività rappresentano reali opportunità per uscire dalla crisi”

La cultura è un diritto fondamentale dei cittadini, l'accesso alla cultura e alla produzione culturale costituiscono una seria questione di democrazia. A dirlo è Matteo Orfini, responsabile Cultura del Pd...

Il responsabile Cultura del Pd spiega l’impegno della coalizione del Centrosinistra nella valorizzazione della cultura e dei beni culturali italiani se si troverà a governare il Paese dopo le elezioni

 

Libreriamo sta conducendo un’inchiesta in vista delle prossime elezioni del 24-25 febbraio, chiedendo ai vari candidati il loro impegno nel valorizzare la cultura. Riportiamo l’impegno per la cultura da parte del Centrosinistra, il cui candidato premier è Pier Luigi Bersani, per voce del responsabile Cultura e informazione del Pd Matteo Orfini
MILANO – La cultura è un diritto fondamentale dei cittadini, l’accesso alla cultura e alla produzione culturale costituiscono una seria questione di democrazia. A dirlo è Matteo Orfini, responsabile Cultura del Pd. Orfini spiega come per la coalizione guidata dall’Onorevole Pier Luigi Bersani le politiche culturali siano al centro di un’idea di crescita sociale, civile ed economica, consapevoli che la competitività e il  benessere collettivo aumentano solo di pari passo alla diffusione della cultura e agli investimenti nell’innovazione.

All’interno del programma del PD, che ruolo ricopre la cultura?
Il PD considera cultura e creatività come reali opportunità di uscita dalla crisi che sta travolgendo l’Italia. Il nostro Paese, infatti, oltre alla crisi economica, vive anche una grave recessione culturale: del resto, di fronte ad una fase tanto critica per tutto l’occidente, i Paesi che stanno peggio sono i così detti PIGS, che non a caso sono anche tra quelli che hanno investito meno in cultura. La cultura è un diritto fondamentale dei cittadini e l’accesso alla cultura e alla produzione culturale costituiscono una seria questione di democrazia.  Per  tutte queste ragioni il Partito Democratico vuole una netta inversione di rotta rispetto a questi anni nei quali la cultura è stata relegata ad un ruolo assolutamente subalterno nell’ambito delle politiche pubbliche. Abbiamo elaborato un programma dettagliato di interventi per ciascun settore culturale che tocca non solo le questioni più tradizionalmente legate a beni culturali e spettacolo dal vivo, ma propone anche politiche industriali, per l’occupazione e per la tutela dei diritti dei lavoratori, dedicate al comparto creativo e culturale.

Se andasse al Governo, quale sarebbe per il Pd il primo impegno nei confronti della cultura?
Ripristinare il bilancio del Mibac ad almeno a 2 miliardi di euro ed avvicinare progressivamente la spesa ai livelli europei; riordinare le fonti di finanziamento straordinarie per il settore secondo criteri di programmazione pluriennale e forme di perequazione degli squilibri territoriali; prevedere sistemi di monitoraggio e qualificazione della spesa pubblica per il settore. Parallelamente, occorre intervenire per semplificare ed estendere i vantaggi fiscali per gli investimenti e le erogazioni liberali in cultura da parte dei privati ed anche avviare un sistema di sostegno della domanda e dei consumi culturali.

Crede si sia fatto abbastanza in passato per salvaguardare e promuovere la cultura italiana?
Assolutamente no. Soprattutto negli ultimi anni, i principi sanciti dall’articolo 9 della nostra Costituzione  sono stati troppo spesso disattesi e traditi. Le nostre città, i nostri territori sono stati in molti casi lasciati  all’abbandono e all’incuria che le strutture tecniche preposte alla tutela, con sempre minori risorse umane e finanziarie, cercano comunque di contrastare: il paesaggio e il patrimonio storico e artistico del Paese non sono oggi al sicuro e giorno dopo giorno pezzi di storia si sgretolano sotto il peso del tempo. Le attività culturali sono messe in ginocchio dalla mancanza di investimenti e di certezze che riducono le produzioni e rischiano di trasformare il nostro Paese da grande centro di creatività e innovazione culturale a semplice luogo di circuitazione. I continui tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo – l’ultimo, di 21 milioni, è del 7 febbraio scorso – sono la dimostrazione più evidente della volontà di operare un drastico ridimensionamento della rete di eccellenze artistiche che arricchisce i nostri territori.
Questa situazione è aggravata dal continuare a considerare la cultura quasi solo in funzione ancillare del turismo, dimenticando così che essa costituisce in sé il principale fattore di innovazione e sviluppo.


Qual è l’impegno del PD nei confronti di centri di cultura come biblioteche, librerie, teatri italiani?

Le biblioteche, come anche gli archivi, sono fondamentali luoghi di conservazione e di diffusione della conoscenza, templi della ricerca e della propagazione delle idee, luoghi di socializzazione per giovani e adulti. Malgrado ciò, anche a causa dei tagli, esse si trovano in condizioni drammatiche che si riversano su migliaia di cittadini. Investire nelle loro attività è un preciso dovere pubblico. E, questo, sia per quanto riguarda le biblioteche statali che quelle dei Comuni, veri e propri presidi culturali sul territorio. Occorre ripristinare adeguati finanziamenti, favorire la messa in rete di funzioni e servizi, individuando strutture di coordinamento autonome e autorevoli e specifici accordi tra i diversi livelli istituzionali; vanno eliminate le sovrapposizioni per render più snelle le procedure burocratiche e più efficienti i processi e le attività. Fondamentale è poi il ruolo del personale, alle prese – con passione e spirito di sacrificio – con la fatica quotidiana di combattere con il sottodimensionamento ormai cronico. Questi lavoratori vanno valorizzati ed è necessario creare le condizioni per una trasmissione di competenze e conoscenze che, in questo settore, necessitano di anni di esperienza professionale.
Anche le librerie, soprattutto le piccole e indipendenti, sono messe a dura prova dall’imporsi delle grandi catene commerciali e da una crisi dell’editoria che va affrontata con regole rigorose e trasparenti che tengano conto del suo valore come settore produttivo e, insieme, come strumento fondamentale per la democrazia. Bisogna salvaguardarle nel loro valore culturale ed anche sociale, di luoghi di incontro e strumenti essenziali di avvicinamento alla lettura e alla conoscenza.
Per quanto riguarda i teatri, riteniamo che l’attuale gestione statale degli interventi, improntata esclusivamente sul FUS, non possa più rispondere efficacemente ai bisogni che scaturiscono dalla diversità delle esperienze e dell’identità delle produzioni, dalla diversificazione dei pubblici esistenti e potenziali e dalle nuove opportunità di fruizione. Occorre riformare i criteri con i quali avviene la ripartizione dei finanziamenti, rendendoli pluriennali, premiando la qualità delle produzioni artistiche, le capacità produttive, la ricerca, il rapporto con i network internazionali, l’innovazione, il ricambio generazionale e l’investimento sul lavoro dei giovani, la progettualità, la circuitazione e la diffusione delle produzioni, la capacità di sviluppare nuovi modelli di organizzazione della cultura. Altrettanto importante è investire sulla formazione di nuovi pubblici e di fruitori consapevoli, a partire dall’impegno e dal ruolo del nostro sistema educativo.

Cosa risponde a chi afferma che ci sia una scarsa considerazione nei confronti della cultura da parte dell’attuale classe politica?
Rispondo che spesso, purtroppo, è così. Occuparsi di cultura – e farlo andando oltre la presenza a qualche inaugurazione o prestigioso convegno – non fa notizia, non attrae consensi. Eppure, è fondamentale.
Per questo il nostro impegno è volto a porre le politiche culturali al centro di un’idea di crescita sociale, civile ed economica, consapevoli che la competitività e il  benessere collettivo aumentano solo di pari passo alla diffusione della cultura e agli investimenti nell’innovazione.

Quali sono le sue letture ed i suoi scrittori preferiti?
E’ una domanda alla quale non potrà mai rispondere chi ama davvero la lettura… Gli ultimi libri che ho letto sono di “La cavalcata dei morti” di Fred Vargas e “Una coppia perfetta. I racconti di Hap e Leonard” di Joe Lansdale.

Qual è un libro che secondo lei riassume l’attuale situazione italiana? A quale libro vorrebbe invece che il Belpaese assomigliasse?
Oggi l’Italia assomiglia a “Zombie Economics: How Dead Ideas Still Walk among Us”, di John Quiggin. Domani, vorrei che fosse più vicina a “L’Europa non è finita: uscire dalla crisi rilanciando il modello sociale europeo” di Ronny Mazzocchi e Massimo D’Antoni.

 

22 febbraio 2013

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