Intervista alla figlia dell'armatore Aldo Davanzali

Luisa Davanzali (figlia del direttore Itavia), ”Anche mio padre è stata una delle vittime della strage di Ustica”

SPECIALE USTICA - ''Ustica è un delitto irrisolto, che sta nella vergogna e nella memoria di un paese intero”. Non usa mezzi termini Luisa Davanzali, figlia dell’armatore Aldo Davanzali...

La figlia dell’armatore Aldo Davanzali, l’imprenditore nonché azionista di maggioranza e amministratore dell’Itavia, spiega come è cambiata la vita della sua famiglia dopo la strage di Ustica e sottolinea come la sentenza della Cassazione del 2013 riabiliti la memoria del padre, scomparso nel 2006

SPECIALE USTICA – “Ustica è un delitto irrisolto, che sta nella vergogna e nella memoria di un paese intero”. Non usa mezzi termini Luisa Davanzali, figlia dell’armatore Aldo Davanzali, l’imprenditore nonché azionista di maggioranza e amministratore dell’Itavia, la compagnia aerea italiana operante tra il 1958 ed il 1980 e protagonista, suo malgrado, dell’incidente aereo di Ustica la sera del 27 giugno 1980. Luisa Davanzali spiega come è cambiata la vita della sua famiglia dopo la strage di Ustica e sottolinea come la sentenza della Cassazione del 2013 riabiliti la memoria del padre, scomparso nel 2006. Infine, una promessa: ‘La compagnia Itavia tornerà a volare’.

 

Come è cambiata la sua vita e quella della sua famiglia dopo Ustica?

Ustica è un delitto irrisolto, che sta nella vergogna e nella memoria di un paese intero. Ustica significa 82 vittime innocenti, a cui aggiungerei quella di mio padre, in qualità di uomo e di imprenditore. La mia vita è cambiata, perché ho visto morire giorno dopo giorno mio padre, abbandonato da tutti. Ho visto lottare fino agli ultimi giorni quest’uomo, e cadere un impero finanziario non indifferente. Ho imparato a vivere da non ricca.

Cosa significa per voi la sentenza della Cassazione del 2013, la quale ha sancito che dietro la strage di Ustica ci fu un depistaggio e che a far cadere il DC9 dell’Itavia fu effettivamente un missile?

La sentenza ha riabilitato in un certo senso mio padre, ed ha decretato una verità processuale, secondo cui esiste un killer che ha lanciato un missile che ha abbattuto la sera del 27 giugno 1980 il DC9. Ecco perché i danni che ha subìto mio padre devono essere risarciti. Il giudice ha dimostrato coraggio e coscienza.

I diretti responsabili della strage, purtroppo, non sono ancora emersi. Cosa non permette che la realtà venga a galla?

Quelli che hanno taciuto oltre 30 anni fa si vergognerebbero a far emergere oggi la verità ed il colpevole. Sarà difficile che il killer vero e proprio verrà fuori, ma esiste comunque una responsabilità da parte dei Ministeri  dei Trasporti e della difesa, in quanto la sicurezza di un volo civile deve essere sempre garantito. Non è accettabile che ci siano 82 vittime e che sia stata chiusa una perla di compagnia come quella dell’Itavia.

E’ possibile che la compagnia Itavia torni in attività?

Secondo me si. Per me il risarcimento acquista un suo senso nel momento in cui io mi rimetto a volare, seguendo le ultime volontà di mio padre. Nel corso dell’ultimo discorso che lui tenne di fronte a tutti i dipendenti, disse “L’Itavia non deve morire”. Anche se ho imparato a non essere ricca, i miei sogni continuano ad essere ambiziosi: volare più in alto degli impedimenti e delle avversità, come mi ha insegnato mio padre.

27 giugno 2014
 
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