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L’AIB chiede alla politica di ”Ripartire dalla cultura”

Ad ogni elezione c'è sempre chi ricorda che la Cultura è la vera Cenerentola dell'agenda politica italiana. Inevitabile allora il fiorire ricorrente di raccolte firme, comitati e giornate dedicate per suggerire idee e priorità alla futura classe dirigente. Ma se obiettivi e proposte fossero già chiari e bastasse solo sottoscriverli?...

L’Associazione Italiana Biblioteche insieme ad altri enti culturali lancia ai partiti e ai candidati alle prossime elezioni cinque proposte e dieci obiettivi per guardare al futuro, ripartendo appunto dalla cultura

MILANO – Ad ogni elezione c’è sempre chi ricorda che la Cultura è la vera Cenerentola dell’agenda politica italiana. Inevitabile allora il fiorire ricorrente di raccolte firme, comitati e giornate dedicate per suggerire idee e priorità alla futura classe dirigente. Ma se obiettivi e proposte fossero già chiari e bastasse solo sottoscriverli? In occasione delle Elezioni politiche 2013 c’è chi ha scelto una strada diversa: l’ Associazione Italiana Biblioteche, l’ Associazione Nazionale Archivistica Italiana, l’ International Council of Museums – Icom Italia, (riunite in MAB Musei Archivi Biblioteche), l’ Associazione Bianchi Bandinelli, il Comitato per la Bellezza, Federculture, Italia Nostra, Legambiente, hanno deciso di chiedere ai Partiti e ai Candidati alle prossime elezioni politiche di aderire alle cinque proposte e ai dieci obiettivi del manifesto “Ripartire dalla cultura”, impegnandosi ad inserirli nel loro programma elettorale e soprattutto a realizzarli con l’azione di governo.

 

INVESTIRE SULLA CULTURA – Sul sito è già predisposta la sezione “Candidati alle elezioni che hanno sottoscritto l’appello”, mentre in questi giorni stanno arrivando importanti adesioni anche da parte di esponenti di primo piano della cultura italiana come Tullio De Mauro, Tomaso Montanari, Luciano Canfora, Giuliano Montaldo, Salvatore Settis. A chi si candida a governare l’Italia i promotori e i firmatari dell’appello chiedono di rifiutare l’idea che la cultura sia un costo improduttivo da tagliare per tornare invece ad investire su di essa come valore pubblico in grado di produrre comprensione del presente e sviluppo, ponendo così le basi per un futuro di prosperità economica e sociale.

 

LE PROPOSTE – In particolare, ecco le cinque le proposte individuate del manifesto “Ripartire dalla cultura”: Puntare sulla centralità delle competenze; promuovere e riconoscere il lavoro giovanile nella cultura; Investire sugli istituti culturali, sulla creatività e sull’innovazione; Modernizzare la gestione dei beni culturali; Avviare politiche fiscali a sostegno dell’attività culturale.

GLI OBIETTIVI – Dieci, invece, gli obiettivi sui quali si chiedono impegni vincolanti: il primo è quello di riportare i finanziamenti per le attività e per gli istituti culturali, per il sistema dell’educazione e della ricerca ai livelli della media comunitaria in rapporto al PIL; il secondo consiste nel dare vita a una strategia nazionale per la lettura che valorizzi il ruolo della produzione editoriale di qualità, della scuola, delle biblioteche, delle librerie indipendenti; segue come obiettivo quello di incrementare i processi di valutazione della qualità della ricerca e della didattica in ogni ordine scolastico, riconoscendo il merito e sanzionando l’incompetenza, l’inefficienza e le pratiche clientelari; altro punto fondamentale consiste nel promuovere sgravi fiscali per le assunzioni di giovani laureati in ambito culturale e creare un sistema di accreditamento e di qualificazione professionale che eviti l’immissione nei ruoli di personale non in possesso di specifici requisiti di competenza. Ciò consentirebbe di salvaguardare la competenza scientifica nei diversi ambiti di intervento, garantendo organici adeguati allo svolgimento delle attività delle istituzioni culturali, come nei paesi europei più avanzati.

RIDUZIONE DEL DIVARIO – Alcuni obiettivi riguardano anche le attività a livello locale, in modo tale da riequilibrare lo stato dell’offerta culturale in Italia e ridurre il divario fra nord e sud d’Italia. Ecco quindi che troviamo tra i punti la creazione di istituzioni culturali permanenti anche nelle aree del paese che ne sono prive, in particolare nelle regioni meridionali, dove permane un grave svantaggio di opportunità; più attenzione anche nei confronti dei giovani, incentivando formule innovative per la gestione attraverso il sostegno all’imprenditoria giovanile; ripensare le funzioni del MiBAC individuando quelle realmente “nazionali”, cioè indispensabili all’ottimale funzionamento del complesso sistema della produzione, della tutela e della valorizzazione dei beni culturali, per  concentrare su di esse le risorse disponibili; riorganizzare e snellire la struttura burocratica del ministero, rafforzando le funzioni di indirizzo scientifico-metodologico e gli organi di tutela e conservazione, garantendone l’efficienza, l’efficacia e una più razionale distribuzione territoriale; realizzare la cooperazione, favorire il coordinamento funzionale e la progettualità integrata fra livelli istituzionali che hanno giurisdizione sui beni culturali; inserire la digitalizzazione del patrimonio culturale fra gli obiettivi dell’agenda digitale italiana e promuovere la diffusione del patrimonio culturale in rete e l’accesso libero dei risultati della ricerca finanziata con risorse pubbliche.

ISTRUZIONE E FRUIZIONE CULTURALE – Particolare attenzione anche nei confronti dell’istruzione, attraverso il potenziamento dell’insegnamento delle discipline artistiche e musicali nei programmi di studio della scuola primaria e secondaria; prevedere una fiscalità di vantaggio, compreso forme di tax credit, per l’investimento privato e per l’attività del volontariato organizzato e del settore non profit a sostegno della cultura; un taglio, infine, alle spese in ambito culturale,  sostenendo la fruizione culturale attraverso la detraibilità delle spese per alcuni consumi (acquisto di libri, visite a musei e partecipazione a concerti, corsi di avviamento alla pratica artistica), uniformando l’aliquota IVA sui libri elettronici a quella per l’editoria libraria (4%) e prevedendo forme di tutela e di sostegno per le librerie indipendenti.

 

14 gennaio 2013

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