Louisville, Kentucky

La storia di Jax, il bambino che si è tagliato i capelli per essere uguale all’amico

Una storia commentata e condivisa da migliaia di persone, questa dei due bambini, che sta facendo velocemente il giro del mondo
La storia di Jax, il bambino che si taglia i capelli per essere uguale all'amico

MILANO – Una mattina di qualche giorno fa Jaxon Rosebush, un bambino di cinque anni, stava discutendo con sua madre dell’ingestibile lunghezza dei suoi capelli. Questo weekend andiamo a tagliarli, gli ha detto sua madre. Allora Jax le ha risposto che voleva i capelli cortissimi come quelli del suo amico Reddy Walden, coetaneo originario del Congo adottato da una coppia americana. Non vedeva l’ora di andare a scuola il lunedì successivo con i capelli come quelli di Reddy così da poter ingannare l’insegnante, che, secondo Jax, non sarebbe più stata in grado di capire chi era Reddy e chi era Jax.

DEL TUTTO UGUALI – Jax è bianco e Reddy è nero, ma l’unica differenza che Jax vede tra lui e Reddy è il taglio di capelli, non certo il colore della pelle. Colpita dall’accaduto, la madre di Jax, Lydia Stith Rosebush, ha raccontato questa storia su Facebook. Il post è stato commentato e condiviso da migliaia di persone e la loro storia sta facendo velocemente il giro del mondo. Network locali e internazionali si sono diretti a Louisville, nel Kentucky, per raccontare quanto ancora abbiamo da imparare dai bambini, la cui vista – lo dimostrano giorno dopo giorno – è infinitamente migliore della nostra, perché sa guardare all’essenziale, alla verità.

GLI OCCHI – “Osserva gli occhi di un bambino – scrive Osho –  la loro freschezza, la loro radiosa vitalità, la loro vivacità. Assomigliano a uno specchio, silenzioso ma penetrante: solo occhi simili possono raggiungere le profondità del mondo interiore”. Osho ha proprio ragione, perché la nostra crescita assomiglia troppo spesso a un’involuzione, piuttosto che a un’evoluzione. Mentre gli anni passano perdiamo la capacità di guardare il mondo in profondità, ci scordiamo le cose importanti, ci dimentichiamo cosa conti veramente. Forse abbiamo più noi da imparare dai bambini che viceversa.

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