La Pace nel Mondo? Meglio la tariffa telefonica. Il segno dei tempi che dà il senso del valore della cultura

EDITORIALE - In questi giorni è andato in onda uno spot in cui, in maniera molto ironica, la pace nel mondo ottiene meno riscontro, consenso, votazioni, rispetto ad una tariffa telefonica scontata...

Uno spot di una nota compagnia telefonica dà il senso del valore dell’impegno e della cultura nel nostro Paese. Da parte nostra  suggeriamo di leggere più libri e parlare meno al telefono!

In questi giorni è andato in onda uno spot in cui, in maniera molto ironica, la pace nel mondo ottiene meno riscontro, consenso, votazioni, rispetto ad una tariffa telefonica scontata. Un messaggio, a nostro avviso, che dà il senso di come venga percepita la cultura, l’impegno, il senso civico nel nostro Paese.

Un messaggio che è il segno dei tempi, che può apparire pericoloso soprattutto da un punto di vista culturale, in quanto tende a rappresentare l’impegno a favore del sociale come qualcosa di estremamente noioso: meglio uno splendido risparmio sulle telefonate! 

Ciò che colpisce è che per far apparire ancora più forte la promozione, la proposta della pace nel mondo proviene da una splendida top model italiana, la quale, seppur oggetto del desiderio, non riesce a conquistare il pubblico votante, malgrado la sua bellezza: l’impegno, ahimè, non richiama consenso.

La nostra critica arriva non perché ci ergiamo a difensori della pubblica moralità, più semplicemente perché si rischia di contribuire a sviluppare ancor più la mancanza di solidarietà e di aiuto verso il prossimo. Siamo convinti che ci voglia maggiore responsabilità, da parte dei comunicatori e da parte di coloro che hanno nelle mani la possibilità con i loro investimenti di contribuire realmente ad un pubblico interesse.

Ci fa specie che la stessa compagnia telefonica qualche anno fa era protagonista di uno spot da brivido, ultra premiato e al centro di ampio riscontro mediatico, che faceva dell’impegno istituzionale e del valore sociale della comunicazione il proprio punto di forza, immaginando la rilevanza che avrebbero avuto le parole del Mahatma Gandhi se avesse potuto utilizzare gli attuali mezzi di comunicazione.

Oggi, ahimè, in fase di piena crisi economica, i soldi che arrivano dai miliardi di euro che tutti i giorni gli italiani sperperano al telefono sembrano non bastare più. Bisogna andare oltre, mettere da parte le sovrastrutture ideologiche e mettere al centro a tutti i costi il valore del risparmio, primo fra gli interessi degli Italiani.

Lo spot in onda è il segno dei tempi. La cultura, il sociale, non danno un riscontro concreto nelle tasche degli italiani, quindi meglio parlare di valori più sensibili e di altissimo profilo: una tariffa telefonica che fa risparmiare.

Dal nostro umile punto di vista, forse è meglio che per primi i comunicatori diano il loro meglio per contribuire a dare della cultura un’altra immagine. Questo potrebbe contribuire a migliorare la nostra Italia, a sviluppare il senso civico nella popolazione del nostro Paese, che oggi più che mai ha bisogno di valori sani per uscire in maniera “civile” fuori dalla crisi.  

Proprio per questo ci sentiamo di suggerire che forse è meglio leggere di più e sacrificare i soldi per acquistare più libri, anziché sprecare tempo al telefono/ino. 

 

Saro Trovato
 

15 marzo 2013

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