ARTE - Il caso Isabella d'Este

Il Leonardo ritrovato. Capolavoro o bufala?

Potrebbe essere il ritratto di Isabella d'Este il dipinto, di valore inestimabile, attribuito a Leonardo Da Vinci che è stato sequestrato in Svizzera dalla Guardia di finanza di Pesaro e da personale del comando dei Carabinieri...

L’arte si tinge di giallo e ancora una volta il protagonista è Leonardo da Vinci anche se ora non c’entra Dan Brown. Di ieri la notizia del sequestro da parte della Guardia di finanza di Pesaro di un dipinto attribuito al grande maestro.

MILANO – Potrebbe essere il ritratto di Isabella d’Este il dipinto, di valore inestimabile, attribuito a Leonardo Da Vinci che è stato sequestrato in Svizzera dalla Guardia di finanza di Pesaro e da personale del comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio artistico di Ancona. Il dipinto, individuato in un caveau di un istituto fiduciario svizzero con sede a Lugano, di dimensioni cm 61×46,5, è ad olio su tela e raffigurerebbe la celebre marchesa di Mantova. Ma non tutti i critici d’arte e studiosi sono d’accordo.

IL CASO – Tutto è iniziato il 27 agosto 2013, quando è giunta al tribunale di Pesaro una segnalazione riguardante un avvocato del foro locale trovato in possesso, tra l’altro, di un mandato a vendere un dipinto olio su tela attribuito da Carlo Pedretti a Leonardo Da Vinci, raffigurante ‘Isabella D’Este’, depositato presso un caveau di una banca svizzera, al prezzo non inferiore di 95.000.000 euro. Da accertamenti dei carabinieri del Nucleo di Ancona – tutela del patrimonio artistico – è emerso che il quadro in questione era stato esportato clandestinamente e, pertanto, la procura della Repubblica di Pesaro ha formalizzato una richiesta urgente di assistenza giudiziaria internazionale per il sequestro del dipinto ‘ritratto di Isabella d’Este’, custodito nel caveau di una banca di Lugano, in Svizzera.

L’ATTRIBUZIONE – Carlo Pedretti, massimo esperto dell’arte leonardesca, nell’ottobre 2013 diede per certa l’esistenza di un ritratto di Isabella d’Este, individuandolo nell’opera scomparsa da secoli e ritrovata ieri: se così fosse si tratterebbe dell’unico lavoro su tela di Leonardo. Per Pedretti però sarebbe stato dipinto non a inizio ‘500 ma nella fase finale della carriera del pittore, intorno al 1514, in un successivo incontro con Isabella. Le indagini scientifiche e documentarie effettuate con il Carbonio 14 hanno confermato la datazione intorno al 1500.

LE VOCI CONTRARIE – Altri storici dell’arte come Tommaso Montanari non hanno mai creduto allo scoop e si sono detti perplessi riguardo all’attribuzione. Tranchant il parere di Vittorio Sgarbi: ”Una crosta di Porta Portese, vale al massimo 2mila euro, dipinto da un peracottaro. Pedretti è un formidabile studio di carte, documenti, teorie, ma rispetto ai dipinti è un gatto nero cieco in una notte senza luna”. I pareri negativi sono sia legati alle analisi chimiche, che daterebbero l’opera ben più tardi, tra il 1660 e il 1680, ma soprattutto stilistiche: non ci sono i tipici passaggi chiaroscurali di Leonardo e i contrasti risultano troppo netti, il dito medio della mano eccessivamente lungo, lo sguardo della donna persino assonnato, i capelli privi di volume. Indizi di un artista meno completo e più approssimativo. Nel frattempo la Procura procede per associazione per delinquere finalizzata all’illecita esportazione di opere d’arte in assenza di licenza di esportazione e alla commissione di truffe in danno di società di assicurazione. Al rientro del quadro in Italia saranno eseguite ulteriori perizie per confermare la paternità dell’opera e , forse, sciogliere l’ennesimo enigma leonardesco.

 

11 febbraio 2015

 

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