Giovanni Falcone, il tributo di Francesco Paolo Giordano

OMAGGIO A FALCONE - Il ricordo di Giovanni Falcone nasce nella memoria personale e riguarda l’impegno associativo nella magistratura, il profilo professionale antimafia e l’amore per la Sicilia...

Il ricordo di Giovanni Falcone nasce nella memoria personale e riguarda l’impegno associativo nella magistratura, il profilo professionale antimafia e l’amore per la Sicilia.

La barbara uccisione di Giovanni Falcone oltre a far risvegliare le coscienze di tutti i cittadini, ha prodotto come conseguenza diretta la diffusione delle sue idee e tecniche di indagine. argomenti e riflessioni che sono rimasti scolpiti nel breve saggio di G.Falcone e di G.Turone, intitolato Le tecniche di indagine, pubblicato prima in “Democrazia e diritto”, n. 4, 1983, 113-132 e successivamente e con il titolo Le tecniche di indagine in materia di mafia, in Cass. pen, 1983, n. 4, 1038-1057, e che era comparso, col titolo  La mafia nei santuari delle banche, nella rivista “Segno”, del 1982, n. 34-35, pagg. 35-64.

In quello scritto si sottolineava l’importanza dell’indagine patrimoniale e bancaria nei procedimenti penali aventi ad oggetto reati di criminalità organizzata, in quanto l’associazione mafiosa tende a diventare strutturalmente essa stessa impresa economica, che peraltro si avvantaggia nel mercato legale per essere alimentata e sorretta dalla struttura e dai metodi mafiosi. Un altro cardine del suo pensiero è stata l’indispensabilità di lavorare in gruppo, il famoso pool, di cui proprio l’Ufficio istruzione del Tribunale di Palermo rappresentava un importante antesignano, assieme ai precursori che erano stati i pool antiterrorismo degli uffici giudiziari del Nord e del Centro Italia. Terzo punto fondamentale di riflessione è la concezione del lavoro investigativo come sviluppo costante delle precedenti acquisizioni in una visione sistemica e continua dei temi di indagine, in quanto le organizzazioni criminali tendono a riprodursi sfruttando sia i rapporti parentali sia la ricerca del predominio nel controllo capillare del territorio. Ed ancora, la sottolineatura della necessità di una vasta cooperazione internazionale per colpire i traffici planetari della criminalità organizzata, la cui ricchezza viene investita nel mercato legale. Ultimo ma non meno importante degli altri, la valorizzazione dei collaboratori di giustizia, i soli che possono fornire notizie preziose dall’interno dell’organizzazione criminale, ma senza la ricerca rigorosa dei riscontri, questo tipo di collaborazione è destinata a costituire un vacuo ed effimero strumento probatorio. Questa è la peculiarità del “metodo Falcone”.

 
Ricordo che a Nicosia, in provincia di Enna, nel Marzo 1991, a poco più di un anno dai tragici fatti delle stragi, Giovanni Falcone tenne una memorabile conferenza poi pubblicata postuma negli Atti dell’ISISC, col titolo “la criminalità organizzata in Sicilia”, sullo stato dell’arte di cosa nostra, allorché parlò di cosa nostra come organismo unitario con ramificazioni anche all’estero, ritenendo superata la visione di cosa nostra come “confederazione di organizzazioni”, come l’aveva presentata Leonardo Sciascia sul Corriere della Sera nell’ultimo periodo della sua vita, cioè qualche anno prima, e soprattutto invitò a non considerare più il fenomeno mafioso come frutto di un’emergenza transitoria, ma come un dato strutturale della società e dell’economia. E sottolineò la differente struttura criminale fra zone come Palermo, dove la presenza di cosa nostra era totalizzante e altre zone della Sicilia come Catania, Palma di Montechiaro, Licata, dove accanto a cosa nostra operavano altre frange della criminalità organizzata con le quali di volta in volta veniva in rapporto l’organizzazione di cosa nostra ora per allearsi ora per dominare. Giovanni Falcone costruì, assieme ad altri magistrati che operavano all’interno del Ministero della giustizia, un progetto di riforma della nostra legislazione che contribuì a portare l’Italia ai primi posti nel mondo nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata. Si tratta dell’ architettura normativa elaborata nel biennio aureo 1991-1992, sul fronte degli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata, con l’istituzione della Direziona nazionale antimafia, della Direzione investigativa antimafia, della nuova legge sui pentiti, dell’aggiornamento della legislazione penale e processuale penale tale da costituire la base del c.d. “doppio binario”. 

 
Giovanni Falcone, come del resto Paolo Borsellino, è stato un esempio non solo di magistrato, ma anche di servitore dello stato, perciò il suo ricordo dev’essere mantenuto sempre vivo, oggi come ogni giorno dell’anno.   

 

Francesco Paolo Giordano  

23 maggio 2013

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione Riservata
Commenti