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Elena Centemero (Pdl), ”La cultura costituisce l’essenza del nostro Paese”’

Investire in cultura e mettere a reddito le nostre ricchezze artistiche non è blasfemia ma intelligenza e perfino necessità. E' quanto ha dichiarato Elena Centemero, Responsabile Nazionale Scuola, Università e Cultura del Popolo della Libertà...

Il responsabile Cultura del Pdl spiega l’impegno della coalizione del Centrodestra nella valorizzazione della cultura e dei beni culturali italiani se si troverà a governare il Paese dopo le elezioni

Libreriamo sta conducendo un’inchiesta in vista delle prossime elezioni del 24-25 febbraio, chiedendo ai vari candidati il loro impegno nel valorizzare la cultura. Riportiamo l’impegno per la cultura da parte del Centrodestra, il cui candidato premier è Angelino Alfano, per voce del responsabile Cultura del Pdl Elena Centemero

MILANO – Investire in cultura e mettere a reddito le nostre ricchezze artistiche non è blasfemia ma intelligenza e perfino necessità. E’ quanto ha dichiarato Elena Centemero, Responsabile Nazionale Scuola, Università e Cultura del Popolo della Libertà. Centemero spiega l’impegno della coalizione del Centrodestra nella valorizzazione della cultura e dei beni culturali italiani se si troverà a governare il Paese dopo le elezioni

All’interno del suo programma, che ruolo ricopre la cultura?

La cultura, la scuola, l’università sono una parte importantissima del programma del Popolo della Libertà. Investire in cultura e mettere a reddito le nostre ricchezze artistiche non è blasfemia ma intelligenza e perfino necessità. Allo stesso tempo crediamo sia indispensabile un’opera di educazione delle generazioni più giovani a partire dalle scuole. Insegnare ai giovani il piacere del bello in  ogni sua forma, instradarli nella conoscenza e nella scoperta dell’arte, sia essa musica, teatro, cinema, pittura, scultura o letteratura, credo sia indispensabile per farne delle persone migliori, più complete e consapevoli.
Per la cultura, come per ogni altro capitolo, abbiamo scelto di indicare nel nostro programma pochi punti importanti e, soprattutto, realizzabili. Noi badiamo alla sostanza e alla concretezza molto più che alla forma perché siamo contrari ai libri dei sogni e ancora di più perché sappiamo che gli impegni presi vanno rispettati. Tra i punti in questione, rientra la proposta di finalizzare gli introiti prodotti dai beni culturali agli investimenti sulla cultura e quella di avviare la sperimentazione dell’affidamento in concessione ai privati dei musei più in difficoltà.
 
Se andaste al Governo, quale sarebbe il primo impegno del Centrodestra nei confronti della cultura?
Innanzitutto siamo convinti che non possa esserci un ulteriore taglio delle risorse pubbliche per un settore che costituisce l’essenza del nostro Paese. Al contempo, però, crediamo sia necessario combattere le irragionevoli chiusure all’apporto che può venire dai privati, in una logica di partnership e non solo di sponsorship.
Un punto al quale personalmente tengo molto è la valorizzazione dell’esistente e dell’invisibile. Occorre svuotare i magazzini dei musei, dove giacciono troppi capolavori dimenticati e infruibili. Sono inoltre convinta che ci sia bisogno di una promozione diversa della nostra cultura e della nostra lingua all’estero, attraverso una riforma seria e radicale degli Istituti di Cultura all’estero e della Dante Alighieri.
Da innamorata della letteratura, ricordo inoltre che quest’anno ricorre il centenario della pubblicazione del più famoso romanzo della grande scrittrice sarda Grazia Deledda, l’unica donna italiana a vincere il Premio Nobel per la letteratura, “Canne al vento”. Il PDL, grazie a una risoluzione approvata dalla Commissione Cultura della Camera dei Deputati, ha già ottenuto l’impegno del Ministero dell’Istruzione per recuperare e celebrare con una serie di iniziative l’immenso valore artistico delle sue opere.

Crede si sia fatto abbastanza in passato per salvaguardare e promuovere la cultura italiana?
Credo che in ogni settore quello che si fa non è mai abbastanza. C’è sempre qualcosa di più o di meglio da fare. Tutto è perfettibile, ma non si può non considerare il fatto che ogni iniziativa che si porta avanti deve sempre avere un occhio rivolto all’equilibrio dei conti pubblici. Per questo, nella cultura come in ogni altro campo di intervento statale, è ormai finito il tempo dei fondi a pioggia e tutto deve avvenire sempre in una logica di efficienza e con un rigoroso controllo dei risultati ottenuti con i soldi spesi. Detto questo, il governo Berlusconi ha portato avanti dei progetti importanti per il settore. Penso ad esempio al rinnovato impulso dato al Centro per il Libro e per la Lettura o al Piano Nazionale dei Musei, che ha introdotto un approccio manageriale e ha reso i musei più fruibili dai visitatori. O ancora al decreto per le fondazioni liriche, che ha riordinato il settore con nuove regole per i contratti dei lavoratori al fine di rilanciare un settore fondamentale, apprezzato in tutto il mondo, e di porre fine a sprechi di risorse non più sostenibili.

Qual è l’impegno del Centrodestra nei confronti di centri di cultura come scuole, biblioteche, librerie, teatri italiani?
Va sostenuta la creazione e l’organizzazione in tutte le Regioni di un polo della rete bibliotecaria nazionale e si devono prevedere delle procedure di riconoscimento a livello regionale di musei, raccolte e sistemi museali, eco musei nonché la digitalizzazione del patrimonio culturale e, soprattutto, dei nostri archivi, in modo da tutelarne la sopravvivenza e da facilitarne l’accessibilità. Credo sia inoltre indispensabile garantire una pianificazione pluriennale dei finanziamenti alle attività culturali, ai teatri e alle biblioteche. Per quanto riguarda la scuola, dovremmo aprire un capitolo molto lungo. Mi limiterò quindi a ricordare solo alcuni punti sui quali stiamo conducendo delle vere e proprie battaglie. Il primo riguarda la necessità di valorizzare le eccellenze attraverso un adeguato sistema di reclutamento del personale docente e di valutazione del servizio offerto agli studenti e alle loro famiglie. Occorre poi non perdere di vista le specificità legate alle cosiddette ‘scuole di frontiera’, cioè a quelle realtà che operano in zone e in situazioni di disagio e che sono dei veri e propri presidi di legalità e di cultura anche istituzionale. Va infine sottolineata l’importanza della sicurezza degli edifici. Troppe nostre scuole sono fatiscenti e pericolose mentre è chiaro che il primo diritto di ogni alunno è quello di studiare in posti sicuri, confortevoli e adeguati. Per questo pensiamo ad un piano nazionale che affronti il tema dell’edilizia scolastica come una grande infrastruttura, al pari della Tav o della Pedemontana. Con la previsione di interventi anche da parte dei privati, favoriti dall’introduzione di detrazioni fiscali per chi decide di finanziare un progetto di edilizia scolastica. D’altra parte l’investimento sulla cultura è certamente un investimento sul futuro.
 
Cosa risponde a chi afferma che ci sia una scarsa considerazione nei confronti della cultura da parte dell’attuale classe politica?
Non credo che in generale si tratti si tratti di un problema di mancanza di considerazione, benché è possibile che per qualcuno sia così. Penso piuttosto che, purtroppo, in Italia la cultura è un tema che dal punto di vista giornalistico difficilmente fa “titolo” e che per questo, soprattutto in campagna elettorale, è raro che se ne senta parlare. Tanto più in una fase economica particolarmente dura come quella che stiamo vivendo, in cui le preoccupazioni dei cittadini sono tutte rivolte alle difficoltà quotidiane. Tuttavia una visione politica lungimirante non può prescindere, anche dal punto di vista economico, dalla valorizzazione del nostro immenso patrimonio culturale. Una considerazione credo invece che sia valida per tutti, politici e non: siamo talmente abituati a vivere le bellezze che il nostro Paese ci regala in ogni suo angolo, anche il più remoto, che a volte si tende a darle per scontate o, peggio, a sottovalutarle.
 
Quali sono le sue letture ed i suoi scrittori preferiti?
Ci sono libri che ho amato come donna e libri che mi hanno trasmesso il senso dello Stato e delle istituzioni. Da donna ho amato molto "Un uomo" di Oriana Fallaci e da politica la sua "Intervista con il potere" e l’opera di Tommaso Moro. Quando penso allo Stato mi vengono subito in mente Cicerone e Tacito con la sua “Vita di Agricola”. Agricola e Tommaso Moro sono stati uomini, e poi politici, capaci di sacrificare la loro vita per quello in cui credevano.
 
Qual è un libro che secondo lei riassume l’attuale situazione italiana? A quale libro vorrebbe invece che il Belpaese assomigliasse?
La situazione che stiamo vivendo mi ricorda molto il dialogo dei Melii e degli Ateniesi di Tucidide. Una riflessione appassionata e lucida sulle contraddizioni della democrazia: la scelta di neutralità dei Melii indebolisce la grande potenza ateniese e costa loro l’annientamento. Non vorrei che succedesse la stessa cosa al mio Paese rispetto ad alcune potenze europee. E se penso a come vorrei il mio Paese penso alla Costituzione Americana, per un sistema politico più moderno e rappresentativo che permetta finalmente all’Italia una piena governabilità.

 

22 febbraio 2013

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