Bruno Tabacci, ”La cultura è cibo per il Paese”

La cultura? Nutre un Paese, contribuisce alla sua unità morale e materiale, rappresenta un volano per la ripresa economica. E' quanto afferma Bruno Tabacci, candidato alle primarie del Centrosinistra...

Il candidato alle primarie del Centrosinistra sottolinea l’importanza di migliorare lo stato dei centri di cultura italiana, ottimizzando la gestione delle risorse e coinvolgendo gli enti privati

 

MILANO – La cultura? Nutre un Paese, contribuisce alla sua unità morale e materiale, rappresenta un volano per la ripresa economica. E’ quanto afferma Bruno Tabacci, candidato alle primarie del Centrosinistra. L’Assessore al Bilancio, al Patrimonio e ai Tributi nella giunta di centrosinistra del sindaco di Milano sottolinea come, nonostante i temi di crisi attuali, lo Stato debba cercare di provvedere, in collaborazione con privati ed enti locali, al miglioramento della condizione dei centri di cultura, concentrando le risorse disponibili sui progetti e sulle strutture più meritevoli e individuando forme di contribuzione volontaria privata volte a tutelare i nostri centri culturali. Ruolo fondamentale è anche quello degli intellettuali, scrittori e uomini di cultura il cui contributo oggi divenga ancor più importante che in altre stagioni per  contribuire alla crescita morale e civile del Paese.

 

Nel suo programma a che posto colloca la cultura, di recente protagonista di tagli di spesa da parte del governo centrale?
In tempi recenti è stato detto che la cultura non si mangia. Oltre che sciocca la frase è anche sbagliata! La cultura nutre un Paese, contribuisce alla sua unità morale e materiale. In un Paese come l’Italia, con la sua storia, la diversità delle storie e delle tradizioni delle sue cento città, cultura, patrimonio artistico, bellezze naturali, possono e, anzi, debbono rappresentare altrettanti  volàni della ripresa economica. Ma cultura è anche e, nella nostra situazione direi quasi soprattutto, istruzione: noi dobbiamo migliorare a tutti i livelli il nostro sistema scolastico ed universitario perché solo attraverso cittadini sempre più informati, dotati di spirito critico, attenti e civicamente formati saremo in grado di tornare ad essere competitivi come donne e uomini figli dell’Italia e dell’Europa. La scarsa cultura è terreno fertile anche per la malapolitica. E tutti sappiamo quanto sia necessaria invece una buona politica per la nostra Italia dopo venti anni di buio della Seconda Repubblica.

Crede si sia fatto abbastanza in passato per promuovere la cultura in Italia? Cosa occorrerebbe fare?
Come dicevo in tempi recenti abbiamo ascoltato autorevoli esponenti di un altro Governo svilire la cultura, e ritenere che le spese per essa fossero inutili o comunque potessero essere dirottate verso altre esigenze. Certamente non si può non prendere atto della crisi attuale e non si può pensare che lo Stato da solo finanzi iniziative culturali importanti. La situazione economica e di bilancio è nota e solo attraverso un recupero di serietà, anche sul piano fiscale, si potranno finalmente recuperare quelle risorse che oggi vengono sottratte a molti comparti fondamentali della nostra vita pubblica, come la cultura ad esempio. Un tasso di evasione al 25 per cento tra sommerso e proventi dal crimine organizzato rende difficile l’attuazione di qualsiasi politica efficace di sostegno e rilancio di settori decisivi, tra i quali quello della cultura. Ridurre l’evasione, ad esempio utilizzando al meglio l’indicatore dell’Isee, potrebbe consentire finalmente di concentrare le risorse disponibili per l’istruzione dei giovani più meritevoli e di quelli provenienti dalle famiglie meno abbienti. Altrimenti continuerà lo scandalo di studenti provenienti da famiglie anche molto agiate, che magari non hanno nemmeno voglia di studiare, e che invece godono di esenzioni e agevolazioni grazie alla disonestà dei loro genitori.

Cosa intende fare a favore di centri di cultura come scuole, biblioteche, librerie, teatri?
La domanda si riallaccia alla precedente. Siamo in tempi di crisi e quindi lo Stato non ha grandi disponibilità finanziarie ma certamente deve cercare, per quanto possibile, di provvedere, in collaborazione con privati ed enti locali, al miglioramento della condizione dei centri di cultura qui elencati, che certamente devono essere in grado di sopravvivere da soli, senza attendere sussidi, ma che non possono essere abbandonati a loro stessi. Ritengo indispensabile, proprio in una fase come questa, concentrare le risorse disponibili sui progetti e sulle strutture più meritevoli e individuare forme di contribuzione volontaria privata alla tutela dei nostri centri culturali, introducendo ad esempio forme analoghe alla destinazione dell’8% dell’Irpef già prevista per altri ambiti.

Alla luce del momento di crisi che stiamo attraversando, quale contributo crede possa venire dagli scrittori e dagli intellettuali italiani?
Credo che proprio nei momenti di crisi il ruolo degli intelletturali, degli scrittori, ed in genere degli uomini di cultura divenga ancor più importante che in altre stagioni. Tocca a loro, infatti, contribuire alla crescita morale e civile del Paese, frenare la deriva qualunquista e populista che ci affligge e che rischia di travolgerci. Chi sa scrivere, chi ha il merito e la fortuna di essere acculturato non può sottrarsi al compito che una volta sarebbe stato definito di “educazione civile”, né può pensare di ritirarsi in un silenzio sdegnato, o in lamentazioni inutili.

Quali sono i suoi autori e le sue letture preferite?
Accanto all’opera e alla musica classica la lettura è l’altra mia grande passione. Sono un autentico “divoratore” di libri. Ne tengo sempre svariati sul comodino sia a Roma che a Milano e passo da letture di politica di ieri e di oggi (negli ultimi tempi ad esempio ho riletto quasi tutta l’opera di don Luigi Sturzo) a letture di genere economico-finanziario: in materia ad esempio ho trovato molto interessante il lavoro di Federico Rampini su India e Cina. Guardare oltre i nostri confini e cercare di comprendere cosa succede nel resto del mondo credo sia indispensabile per chi voglia occuparsi di politica seriamente.

 

24 novembre 2012

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