Alice Caputo, ”La fotografia mi permette di guardare meglio ciò che mi circonda”

Giovane promettente talento della fotografia italiana, Alice Caputo è nata a Lecco nel 1989. Milanese d'adozione, ha studiato alla Libera Accademia di Belle Arti di Brescia e presso il Corso di Alta Formazione in Fotogiornalismo dell'Agenzia Contrasto...
La giovane fotografa freelance, vincitrice del Sony World Photography Award per la categoria Lifestyle, ci parla del progetto premiato e della sua passione per la fotografia
 
MILANO – Giovane promettente talento della fotografia italiana, Alice Caputo è nata a Lecco nel 1989. Milanese d’adozione, ha studiato alla Libera Accademia di Belle Arti di Brescia e presso il Corso di Alta Formazione in Fotogiornalismo dell’Agenzia Contrasto. Socia del Tau Visual, collabora con alcune agenzie di comunicazione, realizzando reportage in Italia e all’estero. Alice è vincitrice ai Sony World Photography Awards 2013 indetti dalla World Photography Organization. Ha ottenuto il primo premio nella categoria professionista “Lifestyle” con il suo progetto “Summer Family“. 
 
Come e quando è nata la tua passione per la fotografia?
Ho iniziato a fotografare fra i banchi di scuola. La fotografia era un modo per  fermarmi, che mi aiutava molto e mi dava respiro.
 
Se dovessi dare una definizione di fotografia, quale sarebbe? 
Posso dire che per me è un aiuto a guardare meglio le cose.
 
Quali sono i fotografi tuoi punti di riferimento e a cui ti ispiri? 
Non ho dei miti assoluti, mi piace un certo tipo di fotografia che è fatta da tanti piccoli fotografi che il web contribuisce a diffondere. Se devo indicare un mio punto di riferimento, di solito parlo di Edward Hopper, anche se si tratta di un pittore. Lui è ciò che io intendo per fotografia.
 
Hai da poco ricevuto il  Sony World Photography Award per la categoria Lifestyle. Come è nato e come si è sviluppato il tuo progetto “Summer family”? 
Summer family è nato, appunto, da una vacanza estiva con la mia famiglia. Ero in un posto nuovo, e mi sono sentita in dovere di prendermelo tutto. Guardare le cose al meglio per me è in un certo senso una missione, che richiede molto impegno e grande apertura, anche di cuore.
 
Una delle tue passioni è quella per il wedding photography. Come ti è venuta l’idea rinnovare questo stile, accostandolo a quello del reportage fotogiornalistico?    
La tendenza a fare del fotogiornalismo nel wedding non è partita certo da me, e in un certo senso non mi appartiene completamente. C’è il rischio molte volte che il voler contrapporsi a tutti i costi all’altra tendenza della fotografia kitsch in posa porti ad un’esagerazione nel senso opposto. A me interessa sì il reportage ma in modo posato e colorato, attento anche ai dettagli. Ma questo è solo una conseguenza, amo i miei soggetti. 
 
13 maggio 2013
 
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