”Open”, tormento e gioia, la vita di una delle più grandi stelle del tennis raccontata dai suoi occhi

Controverso, chiacchierato, discusso...Di aggettivi, per Andre Agassi, se ne possono trovare a centinaia. la sua carriera tennistica, durata oltre 20 anni, è stata una delle più longeve e fruttuose della storia del tennis e non si è mai risparmiata da polemiche e applausi...

Controverso, chiacchierato, discusso…Di aggettivi, per Andre Agassi, se ne possono trovare a centinaia. la sua carriera tennistica, durata oltre 20 anni, è stata una delle più longeve e fruttuose della storia del tennis e non si è mai risparmiata da polemiche e applausi. Dagli esordi nel 1986, non ancora maggiorenne, fino al ritiro, avvenuto nel 2006 agli Us Open. Dicevano che fosse un punk, uno finito a giocare a Wimbledon per caso, senza rispetto per nessuno; poi quel torneo l’ha vinto e con lui tanti altri, impreziosendo la propria bacheca addirittura con l’oro olimpico.

 

Open‘ (Einaudi Stile Libero Extra, pp. 492) è il racconto della sua vita, vista con gli occhi del protagonista attraverso le tappe più importanti che gli hanno segnato il cammino: da quando si allenava da bambino con il ‘drago’, una macchina sputa-palle terrificante che il padre aveva creato apposta, a quando ha abbandonato gli studi in prima superiore, passando per i suoi due matrimoni (con l’attrice Booke Shielas e la tennista Steffi Graff) e, ovviamente, per i quattro Grandi Slam vinti (Open di Francia, Stati Uniti, Australia e Wimbledon).

 

Ma anche il rapporto difficile con gli altri, soprattutto con il padre, e l’odio per il tennis. Un peso portatosi dentro da sempre ma quello sport era l’unica cosa che sapeva fare e una forza invincibile lo costringeva a scendere in campo, per lottare o umiliarsi giocando da schifo per scelta.

 

C’è poi la rivalità, durata anni, con Pete Sampras, suo amico e avversario, e il ‘battesimo’ di future stelle dal calibro di Nadal e Federer.

Una vita piena di gioie e dolori, come l’utilizzo di metanfetamine che gli rischiava di radiarlo, ma alla fne il ragazzo frustrato di Las Vegas è riuscito a mettere la testa a posto.

 

Lui scrive, con l’aiuto del Premio Pulitzer J.R. Moehringer, che non si è trattato di un evoluzione, perchè all’inizio lui non era niente; è stata invece una maturazione, sotto gli occhi dei tifosi che l’hanno applaudito, fischiato e dei giornali che più volte l’hanno dato per finito.

 

Lo sguardo di Agassi in copertina che ti fissa racconta molte cose, la storia di una vita unica e tutt’altro che convenzionale. Il tennis lui l’ha odiato e, in fondo, amato (anche se non lo ammetterà mai); nessuno sa se il sentimento era condiviso, forse non proprio visti i tanti successi, ma le pagine di ‘Open’ sono un inno al crederci e non arrendersi masi. Solo una rete ti divide dal tuo obiettivo, la palla parte sparata dalla tua racchetta. Agassi docet.

 

Timothy Dissegna

3 agosto 2014

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