Settembre (1910) di Luigi Pirandello, poesia che trasforma la malinconia in speranza

31 Agosto 2025

Scopri i versi di "Settembre", la poesia di Luigi Pirandello che trasforma il cambio di stagione in una riflessione profonda sulla vita.

Settembre (1910) di Luigi Pirandello, poesia che trasforma la malinconia in speranza

Settembre di Luigi Pirandello è una splendida poesia che cattura con delicatezza la malinconia dolce e la speranza luminosa che il mese di settembre porta con sé: un tempo sospeso, in cui l’estate svanisce e l’autunno si affaccia con il suo passo più lento e riflessivo.

I versi diventano una metafora della vita stessa, dei momenti bui che segnano il cammino umano ma che, come stagioni, lasciano sempre spazio a una rinascita possibile. La poesia sembra trasformare un passaggio di stagione in una riflessione universale sulla vita. I momenti di luce e felicità possono allontanarsi, ma il cuore resta custode di speranza, pronto ad accogliere il ritorno della gioia.

Settembre fu pubblicata nel Fascicolo 928 della prestigiosa rivista Nuova Antologia del 16 agosto 1910, dove sono presenti altre poesie di Luigi Pirandello.

Leggiamo questa breve ma intensa poesia di Luigi Pirandello per coglierne il profondo significato.

Settembre di Luigi Pirandello

Le speranze se ne vanno
come rondini a fin d ’anno:
torneranno?
Nel mio cor vedovi e fidi
stanno ancora appesi i nidi
che di gridi
già sonaron brevi e gai:
vaghe rondini, se mai
con i rai
del mio Sole tornerete,
le casucce vostre liete
troverete.

Settembre insegna a custodire speranza anche nei momenti più bui

Settembre è una poesia di Luigi Pirandello riesce a trasformare il cambio di stagione in una riflessione senza tempo: le rondini che migrano a fine estate diventano simbolo delle gioie e delle speranze che si allontanano dalla nostra vita, lasciando un senso di vuoto e malinconia. Ma in questo quadro di perdita c’è anche un messaggio di forza: il cuore, pur segnato dal dolore, resta fedele e pronto ad accogliere di nuovo la luce.

“Settembre” è quindi più di una semplice descrizione poetica. È un invito a custodire i luoghi interiori della speranza, a credere nel ritorno della felicità anche quando sembra lontana, proprio come la natura ci insegna con il ritmo ciclico delle stagioni.

Con la leggerezza musicale di una filastrocca e la profondità di chi conosce bene il dolore, Pirandello riesce a rappresentare un paesaggio emotivo fatto di assenza e attesa, di ricordi che pesano come nidi vuoti, ma anche di fiducia nella rinascita, come rondini che ogni anno tornano al loro rifugio.

Come ci racconta Pirandello in questa sua poesia, settembre ha un’anima complicata, tagliente. Si ama, si odia; a volte entrambe le cose. È il mese in cui salutiamo l’estate e le speranze che avevamo riposto nella bella stagione volano via, “come rondini a fin d’anno”, sebbene nel cuore rimanga un angolo in cui “fidi stanno appesi i nidi”.

Allo stesso tempo, settembre è un momento dell’anno particolare che, insieme a gennaio e forse un po’ più di quest’ultimo, ci fa fremere di desideri, progetti e nuovi inizi. Così, spesso ci rifugiamo nei “buoni propositi”, pronti a concretizzare sogni che non hanno ancora avuto spazio nella nostra vita.

Il contesto della pubblicazione della poesia

Se la stesura della poesia coincide con l’anno della pubblicazione, ovvero il 1910, Luigi Pirandello aveva allora 43 anni ed era già noto per romanzi come Il fu Mattia Pascal (1904), e L’umorismo (1908), ma non aveva ancora raggiunto il successo internazionale che sarebbe arrivato negli anni Venti con il teatro.

Il periodo era segnato da grandi difficoltà personali ed economiche: nel 1903 il fallimento della miniera di zolfo di Aragona, nella quale era stata investita la dote della moglie, aveva mandato in rovina la famiglia. Questo shock, insieme al carattere già fragile di Antonietta Portulano, fece precipitare la donna in una grave malattia mentale che avrebbe segnato per sempre la vita familiare dello scrittore. Pirandello visse anni di sacrifici, costretto a insegnare e scrivere incessantemente per mantenere la famiglia, mentre affrontava quotidianamente il dolore di una casa segnata dalla sofferenza.

In questo contesto, Settembre non è soltanto una lirica stagionale, ma il ritratto di un uomo che resiste al buio e trasforma il dolore in arte. La scelta di pubblicarla su una rivista autorevole come Nuova Antologia dimostra quanto Pirandello credesse anche nella forza della sua voce poetica, spesso messa in secondo piano rispetto al teatro e alla narrativa, ma qui potente e intima.

La speranza può allontanarsi, ma mai svanire del tutto

La poesia si apre con un’immagine semplice e immediata: le speranze vengono paragonate alle rondini che migrano a fine estate. È un’immagine delicata ma potente: la felicità non è negata, ma presentata come stagionale, destinata a partire e forse, un giorno, a tornare. La domanda “torneranno?” non è solo poetica: è un dubbio universale, che tutti ci poniamo nei momenti di crisi.

Il cuore diventa una casa che conserva “nidi” vuoti, simbolo dei ricordi e delle emozioni vissute. L’aggettivo “vedovi” racconta il dolore e l’assenza; “fidi” indica la fedeltà alla memoria e alla speranza. Questi nidi non sono distrutti: restano intatti, appesi, come se fossero pronti ad accogliere di nuovo la vita. La gioia che un tempo li animava (“gridi brevi e gai”) è solo un’eco, ma non è stata cancellata.

L’ultima strofa rivela il messaggio profondo della poesia. Le rondini (le speranze) torneranno solo “con i rai del mio Sole”. Qui il Sole non è solo un elemento naturale, ma una forza interiore. È il simbolo del calore, dell’energia vitale e della luce che possiamo generare dentro di noi per far rifiorire ciò che è stato perduto. Il poeta promette che i “nidi” saranno sempre pronti, segno di un cuore che non si è indurito nonostante il dolore.

La leggerezza che nasconde il dolore

Settembre è una poesia breve ma ricchissima di simboli, in cui Pirandello riesce a condensare una riflessione esistenziale in immagini semplici, quotidiane, legate alla natura, ma che sono metafora dell’esistenza umana.

Le rondini
Simbolo universale di rinascita e ciclicità, qui rappresentano le speranze, le emozioni felici e i momenti di luce che sembrano allontanarsi. Come gli uccelli migratori, anche la gioia può svanire, ma la loro natura “vaga” suggerisce che nessuna assenza è definitiva: prima o poi le rondini torneranno.

I nidi
Il cuore umano è paragonato a un albero o a una casa che conserva nidi vuoti. Sono il simbolo della memoria, dei sentimenti che hanno lasciato tracce profonde. La loro permanenza indica che il dolore non cancella ciò che è stato amato, ma prepara il terreno per nuove possibilità.

Il Sole
È l’elemento chiave della poesia. Non è solo la luce naturale, ma una metafora della forza interiore: per far tornare la speranza, dobbiamo coltivare un’energia vitale dentro di noi. Il Sole è quindi il simbolo della resilienza e della rinascita personale.

Anche lo stile della poesia è significativo. Luigi Pirandello utilizza versi brevi, con rime baciate e alternate, creando un ritmo cantilenante, quasi infantile. Parole come “casucce” alleggeriscono il tono, introducendo un sorriso che convive con la malinconia. Questo contrasto tra forma semplice e contenuto profondo è un esempio perfetto di umorismo pirandelliano, concetto che l’autore aveva teorizzato nel 1908: il “sentimento del contrario”, ovvero la capacità di cogliere il dolore dietro la leggerezza, e viceversa.

In Settembre, la musicalità dolce dei versi accentua la nostalgia, trasformando la poesia in una sorta di ninna nanna malinconica che consola il lettore, pur raccontando l’irrequietezza dello stato d’animo quando la vita non garantisce la necessaria gioia quotidiana.

Settembre ci insegna che il dolore passa, ma il cuore deve restare pronto alla luce

La poesia di Luigi Pirandello è un invito a guardare al dolore e alle assenze come parte naturale della vita, proprio come le stagioni che si susseguono. Il grande genio siciliano non si limita a descrivere il cambiamento delle stagioni, ma riesce a donare una meditazione sul tempo e sulla condizione umana.

Il mese di settembre, con il suo equilibrio fragile tra luce e ombra, diventa simbolo di tutte le fasi di transizione della vita, quando ci sembra di perdere qualcosa di prezioso e ci sentiamo sospesi, in attesa.

Il vero insegnamento di Settembre non è che la speranza tornerà per forza, ma che dobbiamo restare capaci di accoglierla. Il cuore che conserva i suoi “nidi vedovi e fidi” non è un cuore debole, ma un cuore che sceglie di non diventare sterile, nonostante il dolore. È il gesto di chi rifiuta il cinismo e protegge la possibilità di rinascere, anche quando sembra impossibile.

Luigi Pirandello ci ricorda che la speranza è una responsabilità personale. Bisogna avere chiaro che non è un dono esterno, ma una fiamma che dobbiamo alimentare. Il “Sole” evocato dal poeta è una luce che nasce dentro di noi, frutto di un atto di resistenza emotiva e spirituale.

La poesia, scritta in un periodo difficile della vita dell’autore, diventa così una lezione di forza silenziosa. Possiamo attraversare la malinconia senza lasciarci schiacciare, trasformando il dolore in consapevolezza e in attesa vigile della bellezza che tornerà.

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