23 poesie di Pasqua da leggere oggi: versi per augurare amore, rinascita e speranza

3 Aprile 2026

Le poesie di Pasqua più belle e famose: versi su amore, rinascita e speranza da leggere, condividere, dedicare o regalare.

23 poesie di Pasqua da leggere oggi: versi per augurare amore, rinascita e speranza

Le poesie di Pasqua sono un modo speciale per riscoprire il significato profondo di questa festa. Parlano di rinascita, luce, amore, spiritualità e speranza: tutto ciò che, ogni anno, torna a interrogarci.

La Pasqua non è solo uova di cioccolato e pranzi in famiglia. È una delle ricorrenze che più ha ispirato la poesia, perché racchiude un passaggio universale: quello tra ciò che finisce e ciò che può ricominciare.

In questa raccolta abbiamo selezionato 23 poesie di Pasqua firmate da grandi autori che, ognuno a modo suo, hanno dato voce allo spirito pasquale: tra fede e dubbio, natura che rifiorisce, emozioni intime e visioni potenti.

Che siano versi classici o più recenti, queste poesie ci accompagnano in un viaggio fatto di parole che parlano al cuore e alla mente. Un modo per guardare la Pasqua sotto una luce diversa: più profonda, più umana, più consapevole.

Nel tempo, la Pasqua ha ispirato alcuni dei versi più intensi della letteratura. In queste poesie ritroviamo uno sguardo che attraversa la fede, la natura, il dolore e la gioia, e che ancora oggi riesce a risuonare con forza.

C’è chi ha scritto con fede, chi con meraviglia, chi con inquietudine, chi con delicatezza. Ogni poesia diventa così una lente attraverso cui osservare la Pasqua con occhi nuovi, più autentici.

Che tu stia cercando una poesia da condividere, da leggere in famiglia o semplicemente da dedicare a te stesso, questa antologia è pensata per offrire uno spazio di riflessione.

Troverai poesie di Pasqua famose, testi più semplici e versi adatti anche ai bambini, perfetti per la scuola o per un biglietto di auguri che non sia solo una formula, ma una parola che resta.

Le poesie di Pasqua più belle e celebri, una festa d’autore in versi

In questa antologia troviamo voci diverse, potenti ed emozionanti – da Giovanni Pascoli a Gianni Rodari, da Bertolt Brecht a Umberto Saba, fino a Alessandro Manzoni e Christina Rossetti – tutti accomunati da uno sguardo intenso su ciò che la Pasqua rappresenta nella loro visione della vita.

C’è chi scrive con fede, chi con inquietudine, chi con meraviglia, chi con una semplicità che arriva dritta al cuore. In ogni caso, queste poesie di Pasqua non raccontano solo una festa, ma un passaggio umano che riguarda tutti.

Tra natura che rifiorisce, dolore che si trasforma e speranza che ritorna, ogni poesia offre una prospettiva diversa, ma riconoscibile.

Ecco le poesie di Pasqua più belle e celebri da leggere oggi e condividere.

Poesie di Pasqua sulla rinascita e la natura

La Pasqua è anche il tempo in cui la natura si risveglia. In questi versi, la rinascita prende forma tra fiori, luce e nuovi inizi.

1. Il pulcino marziano di Gianni Rodari

Ho visto, a Pasqua, sbarcare
dall’uovo di cioccolato
un pulcino marziano.
Di certo il comandante
di quell’uovo volante
di zucchero e cacao
con la zampa ha fatto ciao.
E il gatto, per la sorpresa,
non ha detto neanche: “Miao”

 

2. Elegia Pasquale di Andrea Zanzotto

Pasqua ventosa che sali ai crocifissi
con tutto il tuo pallore disperato,
dov’è il crudo preludio del sole?
e la rosa la vaga profezia?

Dagli orti di marmo
ecco l’agnello flagellato
a brucare scarsa primavera
e illumina i mali dei morti
pasqua ventosa che i mali fa più acuti.

E se è vero che oppresso mi composero
a questo tempo vuoto
per l’esaltazione del domani,
ho tanto desiderato
questa ghirlanda di vento e di sale
queste pendici che lenirono
il mio corpo ferita di cristallo;
ho consumato purissimo pane.

Discrete febbri screpolano la luce
di tutte le pendici della pasqua,
svenano il vino gelido dell’odio;
è mia questa inquieta
Gerusalemme di residue nevi,
il belletto s’accumula nelle
stanze nelle gabbie spalancate
dove grandi uccelli covarono
colori d’uova e di rosei regali,
e il cielo e il mondo è l’indegno sacrario
dei propri lievi silenzi.

Crocifissa ai raggi ultimi è l’ombra
le bocche non sono che sangue
i cuori non sono che neve
le mani sono immagini
inferme della sera
che miti vittime cela nel seno.

 

3. Primavera 1938 di Bertolt Brecht

Oggi, domenica di Pasqua, presto
Un’improvvisa tempesta di neve
si e’ abbattuta sull’isola.
Tra i cespugli verdeggianti c’era neve. Il mio ragazzo
mi ha portato verso un piccolo albicocco attaccato alla casa
strappandomi ad un verso in cui puntavo il dito contro coloro
che stanno preparando una guerra che
puo’ cancellare
il continente, quest’isola, il mio popolo,
la mia famiglia e me stesso. In silenzio
abbiamo messo un sacco
sopra all’albero tremante di freddo.

 

4. Alleluja di Angiolo Silvio Novaro

Le campane hanno spezzato
le funi che le tenevano legate.
La terra ha sobbalzato,
s’è aperta e versa fiori.

E i fiori vanno in processione,
si affollano per le valli,
strisciano per i muri,
si annidano nei crepacci,
si arrampicano sulle pergole,
si affacciano agli orli dei sentieri.

Le farfalle sciamano, volano,
ruotano, prese nel gaio vortice.
Gli uccelli si sono ridestati tutti
insieme battendo l’ali.

Alleluja! – le campane che hanno
spezzato le funi suonano a festa,
a gran voce.
Valli e monti si rimandano
gli echi festosi.
Alleluja

 

5. Pasqua di Ada Negri

E con un ramo di mandorlo in fiore,
a le finestre batto e dico: «Aprite!
Cristo è risorto e germinan le vite
nuove e ritorna con l’april  l’amore
Amatevi tra voi pei dolci e belli
sogni ch’oggi fioriscon sulla terra,
uomini della penna e della guerra,
uomini della vanga e dei martelli.
Aprite i cuori. In essi irrompa intera
di questo dì l’eterna giovinezza ».
lo passo e canto che la vita è bellezza.
Passa e canta con me la primavera.

 

6. Pasqua di Guido Gozzano

A festoni la grigia parietaria
come una bimba gracile s’affaccia
ai muri della casa centenaria.

Il ciel di pioggia è tutto una minaccia
sul bosco triste, ché lo intrica il rovo
spietatamente, con tenaci braccia.

Quand’ecco dai pollai sereno e nuovo
il richiamo di Pasqua empie la terra
con l’antica pia favola dell’ovo.

Poesie di Pasqua tra fede, dolore e spiritualità

Con queste poesie la Pasqua entra nella sua dimensione più profonda: quella della sofferenza, della fede e del senso ultimo dell’esistenza.

7. Nella sera della domenica di Pasqua di Umberto Saba

Solo e pensoso dalla spiaggia i lenti
passi rivolgo alla casa lontana.
È la sera di Pasqua. Una campana
piange dal borgo sui passati eventi.

L’aure son miti, son tranquilli i venti
crepuscolari; una dolcezza arcana
piove dal ciel sulla progenie umana,
le passioni sue fa meno ardenti.

Obliando, io penso alle leggende
di Fausto, che a quest’ora era inseguito
dall’avversario in forma di barbone.

E mi par di vederlo, sbigottito fra i campi,
dove ombrosa umida scende la notte,
e lungi muore una canzone.

 

8. Ho Sentito il Battito del Tuo Cuore! di  Madre Teresa di Calcutta

Ti ho trovato in tanti posti, Signore.
Ho sentito il battito del tuo cuore
nella quiete perfetta dei campi,
nel tabernacolo oscuro di una cattedrale vuota,
nell’unità di cuore e di mente di un’assemblea
di persone che ti amano.
Ti ho trovato nella gioia,
dove ti cerco e spesso ti trovo.
Ma sempre ti trovo nella sofferenza.
La sofferenza è come il rintocco della campana
che chiama la sposa di Dio alla preghiera.
Signore, ti ho trovato nella terribile
grandezza della sofferenza degli altri.
Ti ho visto nella sublime accettazione
e nell’inspiegabile gioia di coloro
la cui vita è tormentata dal dolore.
Ma non sono riuscito a trovarti
nei miei piccoli mali e nei miei banali dispiaceri.
Nella mia fatica ho lasciato passare inutilmente
il dramma della tua passione redentrice,
e la vitalità gioiosa della tua Pasqua è soffocata
dal grigiore della mia autocommiserazione.
Signore, io credo. Ma aiuta la mia fede.

 

9. Dall’uovo di Pasqua di Maria Loretta Giraldo

Dall’uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: ‘Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio’.
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
‘Viva la pace,
abbasso la guerra’.

 

10. La crocifissione di Pier Paolo Pasolini

Ma noi predichiamo Cristo crocifisso: scandalo pe’ Giudei, stoltezza pe’ Gentili

Paolo, Lettera ai Corinti

Tutte le piaghe sono al sole
ed Egli muore sotto gli occhi
di tutti: perfino la madre
sotto il petto, il ventre, i ginocchi,
guarda il Suo corpo patire.
L’alba e il vespro Gli fanno luce
sulle braccia aperte e l’Aprile
intenerisce il Suo esibire
la morte a sguardi che Lo bruciano.

Perché Cristo fu ESPOSTO in Croce?
Oh scossa del cuore al nudo
corpo del giovinetto…atroce
offesa al suo pudore crudo…
Il sole e gli sguardi! La voce
estrema chiese a Dio perdono
con un singhiozzo di vergogna
rossa nel cielo senza suono,
tra pupille fresche e annoiate
di Lui: morte, sesso e gogna.

Bisogna esporsi (questo insegna
il povero Cristo inchiodato? ),
la chiarezza del cuore è degna
di ogni scherno, di ogni peccato
di ogni più nuda passione
(questo vuol dire il Crocifisso?
sacrificare ogni giorno il dono
rinunciare ogni giorno al perdono
sporgersi ingenui sull’abisso. )

Noi staremo offerti sulla croce,
alla gogna, tra le pupille
limpide di gioia feroce,
scoprendo all’ironia le stille
del sangue dal petto ai ginocchi,
miti, ridicoli, tremando
d’intelletto e passione nel gioco
del cuore arso dal suo fuoco,
per testimoniare lo scandalo.

Poesie di Pasqua tra umanità e speranza

Tra dubbio e fiducia, queste poesie raccontano la Pasqua come possibilità di trasformazione, anche nei momenti più difficili.

11. Gesù di Giovanni Pascoli

Gesù rivedeva, oltre il Giordano,
campagne sotto il mietitor rimorte,
il suo giorno non molto era lontano.

E stettero le donne in sulle porte
delle case, dicendo: “Ave, Profeta!”
Egli pensava al giorno di sua morte.

Egli si assise, all’ombra d’una mèta
di grano, e disse: “Se non è chi celi
sotterra il seme, non sarà chi mieta”.

Egli parlava di granai ne’ Cieli:
e voi, fanciulli, intorno lui correste
con nelle teste brune aridi steli.

Egli stringeva al seno quelle teste
brune; e Cefa parlò: Se costì siedi,
temo per l’inconsutile tua veste.

Egli abbracciava i suoi piccoli eredi:
Il figlio Giuda bisbigliò veloce –
d’un ladro, o Rabbi, t’è costì tra ’piedi:
“Barabba ha nome il padre suo, che in croce
morirà.”

Ma il Profeta, alzando gli occhi
“No”, mormorò con l’ombra nella voce,
e prese il bimbo sopra i suoi ginocchi”.

 

12. Venerdì Santo di Christina Rossetti

Sono una pietra e non una pecora
Per il fatto di poter stare, o Cristo, presso la tua Croce
Ad assistere goccia dopo goccia alla lenta effusione del tuo Sangue
Senza piangere?

Non hanno amato così quelle donne
Che ti hanno pianto con tanto dolore;
Non così Pietro che ha pianto amaramente dopo essere caduto,
Non così è stato toccato il ladrone;

Non così il Sole e la Luna
Che nascondono il loro volto in un cielo senza stelle,
Un orrore di grande oscurità nel pieno del mezzogiorno –
Io, solo io.

E tuttavia non rinunciare,
Cerca la tua pecora, vero Pastore del gregge;
Più grande di Mosè, voltati e guarda ancora una volta
E colpisci la roccia.

 

13. La Risurrezione di Alessandro manzoni

È risorto: or come a morte
La sua preda fu ritolta?
Come ha vinto l’atre porte,
Come è salvo un’altra volta
Quei che giacque in forza altrui?
Io lo giuro per Colui
Che da’ morti il suscitò,

È risorto: il capo santo
Più non posa nel sudario;
È risorto: dall’un canto
Dell’avello solitario
Sta il coperchio rovesciato:
Come un forte inebbriato
Il Signor si risvegliò.

Come a mezzo del cammino,
Riposato alla foresta,
Si risente il pellegrino,
E si scote dalla testa
Una foglia inaridita,
Che, dal ramo dipartita,
Lenta lenta vi ristè:

Tale il marmo inoperoso,
Che premea l’arca scavata
Gittò via quel Vigoroso,
Quando l’anima tornata
Dalla squallida vallea,
Al Divino che tacea;
Sorgi, disse, io son con Te.

Che parola si diffuse
Tra i sopiti d’Israele!
Il Signor le porte ha schiuse!
Il Signor, l’Emmanuele!
O sopiti in aspettando,
È finito il vostro bando:
Egli è desso, il Redentor.

Pria di Lui nel regno eterno
Che mortal sarebbe asceso?
A rapirvi al muto inferno,
Vecchi padri, Egli è disceso:
Il sospir del tempo antico,
Il terror dell’inimico,
Il promesso Vincitor.

Ai mirabili Veggenti,
Che narrarono il futuro,
Come il padre ai figli intenti
Narra i casi che già furo,
Si mostrò quel sommo Sole,
Che, parlando in lor parole,
Alla terra Iddio giurò;

Quando Aggeo, quando Isaia
Mallevaro al mondo intero
Che il Bramato un dì verria;
Quando assorto in suo pensiero,
Lesse i giorni numerati,
E degli anni ancor non nati
Danïel si ricordò.

Era l’alba; e, molli il viso,
Maddalena e l’altre donne
Fean lamento sull’Ucciso;
Ecco tutta di Sionne
Si commosse la pendice,
E la scolta insultatrice
Di spavento tramortì.

Un estranio giovinetto
Si posò sul monumento:
Era folgore l’aspetto,
Era neve il vestimento:
Alla mesta che ’l richiese
Diè risposta quel cortese:
È risorto; non è qui.

Via co’ palii disadorni
Lo squallor della viola:
L’oro usato a splender torni:
Sacerdote, in bianca stola,
Esci ai grandi ministeri,
Tra la luce de’ doppieri,
Il Risorto ad annunziar.

Dall’altar si mosse un grido:
Godi, o Donna alma del cielo;
Godi; il Dio, cui fosti nido
A vestirsi il nostro velo,
È risorto, come il disse:
Per noi prega: Egli prescrisse,
Che sia legge il tuo pregar.

O fratelli, il santo rito
Sol di gaudio oggi ragiona;
Oggi è giorno di convito;
Oggi esulta ogni persona:
Non è madre che sia schiva
Della spoglia più festiva
I suoi bamboli vestir.

Sia frugal del ricco il pasto;
Ogni mensa abbia i suoi doni;
E il tesor, negato al fasto
Di superbe imbandigioni,
Scorra amico all’umil tetto,
Faccia il desco poveretto
Più ridente oggi apparir.

Lunge il grido e la tempesta
De’ tripudi inverecondi:
L’allegrezza non è questa
Di che i giusti son giocondi;
Ma pacata in suo contegno,
Ma celeste, come segno
Della gioia che verrà.

Oh beati! a lor più bello
Spunta il sol de’ giorni santi;
Ma che fia di chi rubello
Torse, ahi stolto! i passi erranti
Nel sentier che a morte guida?
Nel Signor chi si confida
Col Signor risorgerà.

 

14. Pasqua, 1916 di William Butler yeats

Li ho incontrati a fine giornata
Venendo con facce vivide
Dal bancone o dalla scrivania tra i grigi
Case del XVIII secolo.
Sono passato con un cenno della testa
O educate parole insignificanti
O hai indugiato un po ‘e detto
Parole educate senza senso
E ho pensato prima che avessi fatto
Di un racconto beffardo o di un inganno
Per compiacere un compagno
Intorno al fuoco al club,
Essere certi che loro e io
Ma vissuto dove si indossa eterogeneo
Tutto è cambiato, è cambiato completamente:
È nata una bellezza terribile.

I giorni di quella donna erano trascorsi
Nella buona volontà ignorante,
Le sue notti in discussione
Fino a quando la sua voce si fece acuta.
Quale voce più dolce della sua
Quando giovane e bella,
Ha cavalcato verso i predatori?
Quest’uomo aveva tenuto una scuola
E cavalcò il nostro cavallo alato.
Quest’altro suo aiutante e amico
Stava entrando nella sua forza;
Potrebbe aver vinto la fama alla fine,
La sua natura sembrava così sensibile,
Così audace e dolce il suo pensiero.
Quest’altro uomo che avevo sognato
Un ubriaco, vanitoso vanaglorioso.
Aveva sbagliato molto di più
Per alcuni che sono vicini al mio cuore,
Eppure lo conto nella canzone;
Anche lui ha rassegnato le dimissioni
Nella commedia casual;
Anche lui è stato cambiato a sua volta
Trasformato completamente:
È nata una bellezza terribile.

Cuori con un solo scopo
Durante l’estate e l’inverno, sembrano
Incantato su una pietra
Per disturbare il flusso vivente.
Il cavallo che viene dalla strada,
Il cavaliere, gli uccelli che spaziano
Dalla nuvola alla nuvola cadente,
Cambio minuto per minuto.
Un’ombra di nuvola sul flusso
Cambia minuto per minuto;
Uno zoccolo di cavallo scivola sull’orlo;
E un cavallo si precipita al suo interno
Dove si tuffano le gallinelle dalle gambe lunghe
E le galline chiamano i moorcocks.
Minuti per minuto vivono:
La pietra è in mezzo a tutto.

Un sacrificio troppo lungo
Può fare una pietra del cuore.
O quando può bastare?
Questa è la parte del paradiso, la nostra parte
Mormorare nome su nome
Come una madre chiama suo figlio
Quando finalmente è arrivato il sonno
Sugli arti che si erano scatenati.
Che cosa è se non il crepuscolo?
No, no, non notte ma morte.
Dopo tutto, è stata una morte inutile?
Perché l’Inghilterra può mantenere la fede
Per tutto ciò che viene fatto e detto.
Conosciamo abbastanza il loro sogno
Sapere che hanno sognato e sono morti.
E se fosse un eccesso di amore
Li ha sconcertati fino alla morte?
Lo scrivo in un verso:
MacDonagh e MacBride
E Connolly e Pearse
Ora e in tempo per essere
Ovunque sia indossato il verde
Sono cambiati, completamente cambiati:
È nata una bellezza terribile.

 

15. Ali di Pasqua di George Herbert

Signore, che hai creato l’uomo in ricchezza e abbondanza,
benché stupidamente le perse,
decadendo sempre di più,
finché diventò
infinitamente povero:
con te
lasciami salire
come allodole, armoniosamente,
e canta oggi le tue vittorie:
poi che possa il caso dare maggiore impulso in me.

La mia dolorosa età cominciò nel dolore:
e ancora con malattia e vergogna
tu hai punito così il peccato,
che diventai
estremamente misero.
Con te
lascia che io mi unisca,
e sentire oggi la tua vittoria;
poiché, se innesto le mie ali sulle tue,
l’afflizione possa dare impulso al volo in me.

Poesie di Pasqua sulla vita quotidiana e la semplicità

Non solo simboli e spiritualità: la Pasqua vive anche nei gesti semplici, nelle parole leggere, nella quotidianità che si rinnova.

16. Il Pettirosso di Enrico Pea

Il pettirosso, ch’è di me più saggio,
non si lamenta se il raccolto è scarso.
se la neve ha coperto le campagne,
se l’acqua s’è gelata alla sua sede
e se il vento stentegna il suo ricetto.
Dopo l’annata magra ecco che viene
l’abbondanza nell’aria e dopo il verno
il ruscello ricanta, il vento è brezza,
al pettirosso dolce ninna nanna.
Il pettirosso ch’è innocente e bello
sa che la Provvidenza lo sostenta,
sa che chi pate è poi racconsolato,
conosce il sangue, il pianto e la speranza
come ogni creatura che si lagna,
ma non conosce la disperazione.
Il pettirosso che porta le insegne
di Cristo sul candore del suo seno,
che fu presente al pianto di Maria
quando la terra si coprì di nubi,
l’augellino prescelto a colorirsi
d’una stilla di sangue di Gesù,
vive, paziente, d’ogni Provvidenza,
sicuro aspetta, spera, crede e canta,
si specchia al cielo che gli pare suo!

 

17. E’ Pasqua di Cesare Zavattini

Anche il sole stamane è arrivato per tempo,
anzi con un leggero anticipo.
Anche io mi sento buono,
più buono del solito.
Siamo tutti un po’ angeli oggi
mi pare quasi di volare
leggero come sono.
Esco di casa canticchiando,
voglio bene a tutti.

 

18. L’ulivo benedetto di Giovanni Pascoli

Oh, i bei rami d’ulivo! chi ne vuole?
Son benedetti, li ha baciati il sole.
In queste foglioline tenerelle
vi sono scritte tante cose belle.
Sull’uscio, alla finestra, accanto al letto
metteteci l’ulivo benedetto!
Come la luce e le stelle serene:
un po’ di pace ci fa tanto bene.

 

19. Campane di Pasqua di Gianni Rodari

Campane di Pasqua festose
che a gloria quest’oggi cantate,
oh voci vicine e lontane
che Cristo risorto annunciate,
ci dite con voci serene:
“Fratelli, vogliatevi bene!
Tendete la mano al fratello,
aprite la braccia al perdono;
nel giorno del Cristo risorto
ognuno risorga più buono!”
E sopra la terra fiorita,
cantate, oh campane sonore,
ch’è bella, ch’è buona la vita,
se schiude la porta all’amore.

 

20. Canto di Pasqua di Luisa Nason

Senti… Canta una fonte l’armonia,
dolce di Pasqua. Come canta bene!
e un usignolo le fa compagnia.
Senti… Cantano i rami dei frutteti,
cantano i fiori di pesco e le verbene;
è Pasqua, oggi non hanno più segreti.
Senti… Cantano insieme le campane
dal monte alla cerulea pianura;
ci porta il vento le voci lontane.
Ascolta… C’è una voce nel tuo cuore,
come una fonte di dolcezza pura:
« E’ Pasqua, è Pasqua, è risorto il Signore! ».

Poesie di Pasqua più intense e contemporanee

In questi versi la Pasqua diventa esperienza radicale: corpo, dolore, resurrezione. Una visione più nuda, ma profondamente umana.

21. Gesù di Alda Merini

Lenta la morte
come un lago pieno di sogni.
Ma Dio vede al di là delle pietre,
vede al di là dei sepolcri.
Per anni creatura di Dio
sono stato chiuso nell’argilla del corpo,
per anni sono stato pietra,
ma con tante voci nel cuore.
E come non conosco le pietre dell’universo?
Allungo la mano e sollevo tutto il Calvario,
in uno spasimo di luce.
Chi mi ha perseguitato?
Dove sono i miei persecutori?
Dov’è il grembo materno?
E dov’è il fiat di mia madre?
Una pietra.
Il Figlio di Dio ha creato con la resurrezione
il cammino degli angeli.
Addio,
addio terra infingarda,
le radici di Dio sono nel mio volto:
lo scaveranno
e diventerà radioso.
Fuggirò da questo sepolcro
come un angelo calpestato a morte dal sogno,
ma io troverò la frontiera della mia parola.
Addio crocifissione,
in me non c’è mai stato niente:
sono soltanto un uomo risorto.

 

22. La freccia di Antonio Machado

Oh, la freccia, il canto
al Cristo degli zingari,
sempre con il sangue sulle mani,
sempre da sbloccare!
Canta del popolo andaluso,
che ogni primavera
chiede le scale
salire sulla croce!
Canta della mia terra,
che getta fiori
al Gesù dell’agonia,
ed è la fede dei miei anziani!
Oh, non sei la mia canzone!
Non posso cantare, né voglio
a quel Gesù sull’albero,
ma a chi camminava nel mare!

 

23. Notte di Gabriela Mistral 

Padre nostro che sei nei cieli,
perché ti dimentichi di me!
Ti sei ricordato del frutto a febbraio,
quando la sua polpa rubino diventa irritata.
Anche il mio lato è aperto
e tu non vuoi guardarmi!

Ti sei ricordato del grappolo nero
e lo diede al torchio cremisi;
e hai vagliato le foglie del pioppo,
con il tuo respiro, nell’aria sottile.
E nell’ampio torchio della morte
non vuoi ancora opprimermi il petto!

Camminando ho visto le violette aperte;
il falerno del vento ho bevuto,
e ho abbassato, gialle, le palpebre,
per non vedere più gennaio o aprile.

E ho stretto la bocca, allagata
della strofa che non devo spremere.
Hai colpito la nuvola autunnale
e vuoi rivolgerti a me!

Quello che mi ha baciato la guancia mi ha venduto;
Mi ha negato a causa della tunica cattiva.
Nei miei versi affronto il sangue,
come te sulla stoffa, gli ho dato,
e nella mia notte in giardino, sono stati io
Coward John e l’angelo ostile.

È arrivata la stanchezza infinita
per fissarmi negli occhi, finalmente:
la stanchezza del giorno in cui muore
e quello dell’alba che deve venire;
La stanchezza del cielo di latta
e la stanchezza del cielo indaco!

Ora lascio cadere il sandalo del martire
e le trecce che chiedono di dormire.
E perso nella notte, mi sveglio
il grido imparato da te:
Padre nostro che sei nei cieli,
perché ti dimentichi di me!

Perché leggere poesie di Pasqua oggi

C’è qualcosa che accomuna tutte queste poesie, anche quando sembrano lontanissime tra loro. Non è solo il tema della Pasqua. È il fatto che parlano di un passaggio.

Un passaggio che non riguarda solo la religione, ma la vita: quello tra ciò che finisce e ciò che può ricominciare, tra il dolore e la possibilità di trasformarlo, tra il silenzio e una parola che prova a dargli forma.

Leggere poesie di Pasqua oggi significa entrare in questo spazio. Fermarsi, anche solo per qualche minuto, e concedersi uno sguardo diverso su ciò che si sta vivendo.

Non tutte queste poesie consolano. Alcune inquietano, altre interrogano, altre ancora aprono ferite. Ma proprio per questo restano.

Perché, alla fine, non ci dicono cosa pensare della Pasqua. Ci aiutano a capire dove siamo noi, dentro il nostro modo di ricominciare.

E forse è per questo che bisogna continuare a leggerle.

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