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Poesia d’amore di Salvatore Quasimodo, con chi si ama si può affrontare tutto

Poesia d’amore di Salvatore Quasimodo, con chi si ama si può affrontare tutto

Scopri i meravigliosi versi di “Poesia d’amore” di Salvatore Quasimodo che racconta la forza di affrontare tutto quando si è accanto a chi si ama.

Poesia d'amore di Salvatore Quasimodo, con chi si ama si può affrontare tutto

Poesia d’amore di Salvatore Quasimodo è una poesia che mette al centro la persona che si ama. Non come presenza decorativa o semplice figura sentimentale, ma come forza capace di incidere profondamente sulla realtà e sul modo stesso di stare al mondo.

In questi versi il poeta non si limita a raccontare un sentimento. Costruisce piuttosto una tensione tra immobilità e movimento, tra il gelo di un’esistenza che procede per inerzia e l’irruzione di una presenza viva capace di riattivare il tempo e lo spazio emotivo.

È proprio qui che la poesia rivela la sua dimensione più intensa. Quando accanto a noi c’è davvero qualcuno che amiamo, la percezione del limite cambia, la paura arretra e anche ciò che appare più rigido e insuperabile torna a farsi attraversabile.

Quasimodo consegna così al lettore una verità semplice e potentissima: non è la realtà a diventare più leggera, ma siamo noi, insieme, a diventare più forti nell’affrontarla.

Poesia d’amore fa parte di Dare e avere, l’ultima raccolta poetica di Salvatore Quasimodo, pubblicata nel 1966 da Mondadori. Nei versi del poeta è presente, in modo silenzioso ma decisivo, la figura di Curzia Ferrari, la compagna degli ultimi anni, che gli fu accanto fino alla morte.

Leggiamo questa intensa poesia di Salvatore Quasimodo per coglierne il significato più profondo.

Poesia d’amore di Salvatore Quasimodo

Il vento vacilla esaltato e porta
foglie sugli alberi del Parco,
l’erba è già intorno
alle mura del Castello, i barconi
di sabbia filano sul Naviglio Grande.
Irritante, scardinato, è un giorno
che torna dal gelo come un altro,
procede, vuole. Ma ci sei tu e non hai limiti:
violenta allora l’immobile morte
e prepara il nostro letto di vivi.

Una poesia d’amore dedicata all’amata moglie

In Poesia d’amore Salvatore Quasimodo costruisce un movimento sotterraneo che attraversa tutto il testo: da una parte un mondo che procede quasi per inerzia, dall’altra una presenza capace di rompere quella stessa immobilità.

Il paesaggio iniziale è attraversato da un’inquietudine sottile. Tutto si muove, ma senza vera liberazione. Il tempo avanza, il giorno ritorna, la realtà scorre secondo un ritmo che appare meccanico, quasi svuotato di slancio interiore. È la condizione tipica della modernità di Quasimodo, dove il movimento non coincide automaticamente con la vita.

Dentro questa atmosfera sospesa entra in scena l’amata, figura che la critica ha spesso ricondotto a Curzia Ferrari, compagna degli ultimi anni del poeta e protagonista culturale di primo piano nel panorama letterario del secondo Novecento.

Non si tratta di un dettaglio biografico secondario. Ferrari non fu soltanto presenza affettiva, ma interlocutrice colta e raffinata, traduttrice dei grandi poeti russi e figura pienamente immersa nel mondo delle lettere. Questo rende ancora più significativa la centralità del “tu” poetico.

La sua presenza, infatti, non ha nulla di ornamentale. Non è rifugio sentimentale né consolazione passiva. È, piuttosto, una forza capace di modificare la percezione stessa del reale. Con lei accanto, ciò che sembrava rigido torna a farsi mobile, ciò che appariva chiuso si riapre alla possibilità.

È qui che Quasimodo compie uno dei gesti più potenti della sua poesia matura: mostra come il sentimento autentico non addolcisca il mondo, ma lo rimetta in tensione vitale.

Quando la vita a bisogno di un “tu” che accompagna

La struttura della poesia si costruisce su una progressione molto precisa, quasi cinematografica. Quasimodo apre il testo con una serie di immagini in movimento che restituiscono immediatamente una sensazione di instabilità diffusa.

Il vento, le foglie, l’erba che avanza, i barconi che scorrono: tutto sembra animato da un dinamismo continuo. Eppure non si tratta di un movimento liberatorio. È piuttosto un’agitazione nervosa, una mobilità che non coincide con una vera vitalità interiore.

Il paesaggio milanese evocato dal poeta, tra Parco, Castello e Naviglio, assume così un valore simbolico. Non è semplice descrizione realistica, ma specchio di una condizione esistenziale segnata da inquietudine e da una sottile sensazione di estraneità.

Nella parte centrale del testo emerge con forza la percezione di un tempo che procede quasi automaticamente. Il giorno ritorna, avanza, insiste, ma senza portare con sé un reale rinnovamento.

Qui Quasimodo intercetta una delle ansie più profonde della modernità. Quella di vivere dentro un fluire continuo che però rischia di svuotarsi di significato. Il movimento c’è, ma non basta. Il mondo funziona, ma non scalda.

Il riferimento al gelo diventa allora decisivo. Non è solo un dato climatico, ma una vera categoria emotiva. Indica una condizione di irrigidimento interiore, una zona in cui la vita sembra procedere per pura inerzia.

È a questo punto che la poesia compie la sua torsione più potente. Dentro un quadro segnato da tensione e freddezza irrompe la presenza dell’amata.

Il passaggio è netto, quasi improvviso, e segna un cambio di energia dentro il testo. Non cambia il mondo esterno in modo miracoloso; cambia piuttosto la qualità dell’esperienza vissuta.

Con l’ingresso del “tu” la poesia si riaccende. La presenza condivisa diventa ciò che rompe l’immobilità percepita e restituisce possibilità a ciò che sembrava bloccato.

In questa dinamica si coglie tutta la maturità di Quasimodo: l’amore non è fuga dal reale, ma forza che permette di attraversarlo.

La chiusa della poesia concentra in pochi versi tutta la tensione costruita in precedenza. Dopo l’inquietudine iniziale e il gelo centrale, il testo approda a un’immagine di forte riattivazione vitale.

Non siamo davanti a una consolazione romantica. La vittoria non è facile né sentimentale. È, piuttosto, il risultato di una energia condivisa che riesce a incrinare ciò che appariva immobile.

In questa luce, la poesia assume un valore profondamente contemporaneo. Quasimodo sembra dirci che la realtà non diventa meno dura per magia. Ma quando accanto a noi c’è una presenza autentica, cambia la nostra capacità di starci dentro.

Ed è proprio in questo scarto, sottile ma decisivo,  che la sua poesia continua ancora oggi a parlarci.

La lezione di Quasimodo: quando l’amore diventa forza per affrontare la realtà

Ciò che rende ancora oggi così viva Poesia d’amore di Salvatore Quasimodo non è soltanto la sua intensità lirica, ma la verità esistenziale che custodisce.

In questi versi il poeta ci consegna un’intuizione che va oltre il sentimento e tocca il cuore stesso dell’esperienza umana: la realtà non smette di essere dura, il tempo non rallenta, il gelo dell’esistenza continua a farsi sentire. Eppure qualcosa cambia radicalmente quando accanto a noi c’è una presenza autentica.

Non è un invito all’evasione, né una consolazione romantica. Quasimodo ci parla di una forza più concreta e più profonda: quella che nasce dall’essere davvero in due dentro la complessità del vivere. Una forza silenziosa, ma capace di incrinare l’immobilità, di restituire movimento a ciò che sembrava irrigidito, di riaprire possibilità dove sembrava esserci solo inerzia.

È per questo che la sua poesia continua a parlarci con sorprendente attualità. Perché ci ricorda che non sempre possiamo alleggerire il peso del mondo, ma possiamo, insieme, diventare abbastanza forti da attraversarlo.

Ed è forse proprio qui, in questa energia condivisa che sfida il gelo del tempo, che la voce di Salvatore Quasimodo continua ancora oggi a trovare la sua verità più viva.

Perché quando accanto a noi c’è chi amiamo, anche ciò che sembra immobile torna, finalmente, a vivere.