Nel cuore umano di Giovanni Pascoli, poesia che svela perché nessuno è solo buono o cattivo

29 Gennaio 2026

Scopri la vera natura dell'animo umano grazie a "Nel cuore umano" la poesia di Giovanni Pascoli che fa riflettere sul giudizio che diamo agli altri.

Nel cuore umano di Giovanni Pascoli, poesia che svela perché nessuno è solo buono o cattivo

Nel cuore umano di Giovanni Pascoli è una poesia che offre la rappresentazione esatta della vera natura umana, non esistono perfette categorie di uomini buoni e cattivi. L’animo umano può presentare il bene e il male, la stessa persona può avere lati belli e brutti.

Nella poesia emerge il pessimismo cristiano di Pascoli. Nessuno è totalmente puro e nessuno è perduto per sempre. È una visione profondamente umana che rifiuta le etichette nette.

Un pensiero quello di Giovanni Pascoli che purtroppo ancora oggi non è colto dalla maggior parte degli esseri umani troppo presi a distinguere le persone in categorie ben distinte. Il poeta di San Mauro di Romagna ci offre un saggio di profonda intelligenza che in tanti dovremmo seguire, proprio perché solo così è possibile unire culture diversi, ideologie diverse, modi di pensare diversi.

Nel cuore umano è la X e conclusiva poesia in strofa della sezione Pensieri della raccolta di poesie Miricae di Giovanni Pascoli che fu pubblicata per la prima nel 1891. La poesia e poi in successive edizioni fino al 1911, che costituisce l’edizione definitiva aggiornata con nuovi componimenti dell’autore. La poesia compare per la prima volta nell’edizione del 1897 della raccolta.

Leggiamo questa splendida poesia di Giovanni Pascoli per apprezzarne il significato.

Nel cuore umano di Giovanni Pascoli

Non ammirare, se in un cuor non basso,
cui tu rivolga a prova, un pungiglione
senti improvviso: c’è sott’ogni sasso
lo scorpïone.

Non ammirare, se in un cuor concesso
al male, senti a quando a quando un grido
buono, un palpito santo: ogni cipresso
porta il suo nido.

La natura umana tra il bene e il male

Nel cuore umano è una poesia di Giovanni Pascoli che nella sua brevità ci dona un importante messaggio. Il poeta di San Mauro di Romagna è capace di condensare in poche immagini una riflessione universale sulla complessità dell’animo umano. Pascoli utilizza due metafore potentissime per dire una verità semplice e insieme scomoda: ogni essere umano può contenere bene e male nello stesso tempo.

Il valore di questa poesia è universale e atemporale. Il suo messaggio supera confini geografici, culturali e storici, rimanendo sempre attuale. In pochi versi Pascoli riesce a esprimere una profondità filosofica che ancora oggi interroga il nostro modo di giudicare gli altri.

C’è in questi versi un tono quasi mistico: bene e male non sono poli separati, ma dimensioni che convivono, si intrecciano, talvolta si generano a vicenda.

Le metafore: lo scorpione e il cipresso

Nella prima strofa, Pascoli invita a diffidare dell’idea di purezza assoluta.

Non ammirare, se in un cuor non basso,
cui tu rivolga a prova, un pungiglione
senti improvviso: c’è sott’ogni sasso
lo scorpïone.

Il poeta apre la poesia con un invito chiaro: non stupirti. Non meravigliarti se, mettendo alla prova un cuore che consideri “non basso”, dunque nobile, elevato, moralmente alto, senti all’improvviso un dolore inatteso. Quel dolore è il pungiglione.

L’immagine dello scorpione sotto il sasso è estremamente concreta e quotidiana. Lo scorpione non è visibile, non si mostra, non attacca finché non viene disturbato. Allo stesso modo, anche nei cuori più stimati possono annidarsi istinti aggressivi, rancori, egoismi, reazioni sproporzionate che emergono solo quando qualcuno “solleva il sasso”, cioè quando la persona viene messa alla prova.

Pascoli non parla di malvagità deliberata, ma di una fragilità strutturale dell’animo umano. Nessun cuore, per quanto “alto”, è immune da zone d’ombra. Il poeta smonta così l’illusione della purezza morale assoluta e ci invita a guardare con realismo la natura umana, senza idealizzazioni.

Anche nei cuori che consideriamo “non bassi”, elevati o nobili, può emergere all’improvviso un pungiglione, proprio come lo scorpione nascosto sotto il sasso. È l’immagine di istinti repressi, reazioni inattese, lati oscuri che possono manifestarsi anche nelle persone migliori.

Nella seconda strofa, il poeta rovescia completamente la prospettiva.

Non ammirare, se in un cuor concesso
al male, senti a quando a quando un grido
buono, un palpito santo: ogni cipresso
porta il suo nido.

Pascoli compie un movimento speculare e profondamente umano. Anche qui l’esortazione è la stessa: non ammirare, non stupirti. Questa volta, però, il poeta guarda ai cuori che appaiono compromessi, “concessi al male”.

Eppure, anche in questi cuori possono emergere improvvisamente un grido buono, un palpito santo. Sono momenti brevi, forse fragili, ma autentici: slanci di bontà, gesti di compassione, aperture inattese.

La metafora del cipresso che porta un nido è straordinaria. Il cipresso è l’albero del silenzio, della morte, dei cimiteri. Eppure, proprio lì, trova spazio la vita. Il nido rappresenta la possibilità di cura, di calore, di rinascita, anche in ciò che appare freddo, sterile o definitivamente segnato.

Pascoli suggerisce che nessun essere umano è totalmente perduto. Anche dove sembra dominare il male, può ancora esistere una scintilla di bene.

Il messaggio della poesia è netto. Il bene e il male non sono separabili nella persona umana. Per questo ogni giudizio dovrebbe essere sempre misurato, bilanciato, attraversato dal dubbio e dalla comprensione.

Letta nella sua interezza, la poesia costruisce un equilibrio perfetto. La prima strofa mette in crisi l’idealizzazione del bene, la seconda smonta la demonizzazione del male.
Pascoli non assolve e non condanna: comprende.

Il “cuore umano” è un luogo contraddittorio, instabile, attraversato da tensioni opposte. Ed è proprio in questa ambivalenza che si gioca la nostra umanità.

Serve equilibrio nel giudicare

Nel cuore umano è una breve poesia che racchiude una grande verità. Giovanni Pascoli ci invita a guardare l’essere umano senza illusioni ma anche senza condanne definitive. È uno sguardo profondamente etico, che riconosce la fragilità come parte integrante della nostra natura.

In questi versi risuona la poetica del fanciullino, ovvero la capacità di vedere oltre le apparenze, di cogliere la complessità del reale senza semplificarla. Un insegnamento prezioso, oggi più che mai, in un mondo che ha ancora paura delle sfumature.

Giovanni Pascoli non ci chiede di scegliere da che parte stare, non ci invita a stabilire confini netti tra chi è giusto e chi è sbagliato. Ci chiede qualcosa di più difficile: imparare a sospendere il giudizio.

In questi versi c’è una verità che continua a metterci in crisi: l’essere umano non è mai una figura compatta, coerente, definitiva. È un territorio instabile, attraversato da contraddizioni, da slanci di luce e improvvise cadute. Pensare il contrario significa semplificare la realtà per renderla più comoda, ma anche più ingiusta.

Pascoli ci ricorda che il bene non è mai garantito, nemmeno nei cuori che stimiamo di più, e che il male non è mai totale, nemmeno in quelli che siamo tentati di condannare. È una lezione di umiltà prima ancora che di poesia. Una lezione che invita alla comprensione, alla misura, alla responsabilità nel modo in cui guardiamo gli altri.

In un tempo che vive di etichette, schieramenti e sentenze rapide, Nel cuore umano resta una poesia necessaria. Perché ci insegna che solo riconoscendo la complessità dell’animo umano è possibile costruire relazioni autentiche, comunità più giuste e una convivenza che non abbia bisogno di nemici per definirsi.

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