Le nostre anime di Franco Battiato è molto più di una canzone: è il testamento poetico del grande artista siciliano. È un viaggio all’interno di un tempo sospeso che non esiste, dove la fine segna solo un nuovo inizio fatto di amore e di pace.
Il riferimento all’amico Manlio Sgalambro, il filosofo scomparso il 6 marzo 2014, sembra spontaneo e commovente leggendo i versi di questa poesia in musica.
In questo brano Battiato ci dona qualcosa di magico: la certezza che le anime affini sono sempre destinate a ricongiungersi. Questo vale per le relazioni d’amore così come per le grandi amicizie. Ci si può perdere di vista per anni, distratti dal caos del mondo e dalla vita materiale, ma le relazioni vere, quelle profonde in cui i sentimenti positivi hanno messo radici, sono destinate a rincontrarsi esattamente dove si erano lasciate. Come se il tempo non fosse mai passato.
Scritta tra il 2014 e il 2015, quando l’artista aveva già settant’anni, Le nostre anime apre l’album antologico Anthology – Le nostre anime, pubblicato da Universal Music il 13 novembre del 2015.
Ma leggiamo questo brano di Franco Battiato per coglierne la profondità del messaggio, trattandolo proprio come una poesia.
Le nostre anime di Franco Battiato
T’incontro nella stessa galleria
Dove ci siamo lasciati e persi di vista
Come succede spesso nella vita
Mi ricordo che ti piaceva danzare
Alla maniera classica
C′eravamo tanto amati
E non l’abbiamo capito
Forse eravamo troppo giovani
Legati a storie di sesso
Non è strano che ci si trovi come un tempo
Quando ci capivamo… guardandoci negli occhi
è bello rivederti… davvero
Scendono inaspettatamente… lacrime
Come pioggia spontanee
Da allegria, riprendiamo il sentiero
Con lo stesso cammino
Verso la stessa meta
Nell’aria del mattino.
Abbiamo attraversato una vita
Piena di cambiamentiAbbiamo imparato a contemplare
La natura e i desideri
Verso l′immaginazione
Le visioni arriveranno
Improvvise e impensabili
Riserviamo al cuore
Una lode
Il sole tramonta
E nasconde il raggio
Della sua conoscenza
Riprendiamo il sentiero
Con lo stesso cammino
Verso la stessa meta.Le nostre anime
Cercano altri corpi
In altri mondi
Dove non c′è dolore
Ma solamente
Pace
E amore
Amore
Non esiste addio per le anime affini
Le nostre anime è una canzone-poesia di Franco Battiato dona una certezza consolatoria che scardina la paura della solitudine e soprattutto della perdita. Le anime affini, quelle che si vogliono bene, sono sempre destinate a ricongiungersi. È una legge che, secondo il Maestro, supera le dinamiche terrene e vale tanto per le relazioni d’amore quanto per le grandi amicizie spirituali.
Battiato non parla di nostalgia per ciò che è stato, ma di progettualità per ciò che sarà. Il testo supera la visione occidentale della fine come “buio eterno” o come interruzione traumatica. Al contrario, viene offerta una visione pacificata in cui il legame tra due esseri non viene spezzato dalla morte, ma viene finalmente liberato.
Se la vita terrena è descritta come un luogo dove “il sole tramonta” e dove spesso la conoscenza è oscurata dalle distrazioni materiali, la dimensione ultraterrena diventa il luogo della chiarezza assoluta. Il messaggio profondo è che la vera vita, quella priva di sofferenza, inizia proprio quando ci si spoglia della pesantezza corporea. Non serve più parlare o spiegarsi. In questi “altri mondi”, la connessione tra le anime diventa immediata, telepatica, ripulita da tutte le scorie e le incomprensioni che spesso complicano i rapporti umani.
Il viaggio che conduce all’incontro perenne
Se ci si sofferma su ogni singola strofa, emerge con chiarezza come Franco Battiato abbia voluto condensare in pochi minuti decenni di ricerca spirituale, dal misticismo sufi alle filosofie orientali, fino alla gnosi occidentale.
La “Galleria” come portale dimensionale
Ti incontro nella stessa galleria
dove ci siamo lasciati e persi di vista
L’immagine della Galleria non va letta solo come un luogo urbano, ma come un simbolo del Bardo, lo stato intermedio tra morte e rinascita descritto nel Libro Tibetano dei Morti.
È un “non-luogo” dove il tempo lineare si annulla. L’espressione “persi di vista come succede spesso nella vita” sottolinea la natura illusoria della separazione: nella vita terrena (il Samsara) le distrazioni materiali allontanano le anime, ma quello smarrimento è temporaneo. Il ritrovarsi “nella stessa galleria” indica che il punto di connessione spirituale rimane intatto, in attesa che l’anima ritorni.
Eros e Agape: il superamento della materia
C′eravamo tanto amati
E non l’abbiamo capito
Forse eravamo troppo giovani
Legati a storie di sesso
Non è strano che ci si trovi come un tempo
Quando ci capivamo… guardandoci negli occhi
è bello rivederti… davvero
Qui l’autore compie un atto di estrema onestà intellettuale. Battiato contrappone l’amore fisico e immaturo (Eros, legato alle “storie di sesso” e alla gioventù) all’amore spirituale e consapevole (Agape). Il rimpianto di “non aver capito” suggerisce che spesso, incarnati nei corpi giovani, gli esseri umani sono ciechi di fronte alla vera natura dei loro compagni di viaggio.
L’anima gemella o il compagno spirituale (Sgalambro, in questa lettura) era lì, ma la “pesantezza” dei sensi impediva di riconoscerne la grandezza. Solo ora, spogliati delle pulsioni terrene, la visione diventa chiara.
Le lacrime come purificazione (Catarsi)
Scendono inaspettatamente… lacrime
Come pioggia spontanee
Da allegria, riprendiamo il sentiero
In quasi tutta la letteratura occidentale, il pianto è associato al dolore o al lutto. Battiato ribalta il paradigma: qui le lacrime nascono “da allegria”. È un ossimoro potente che descrive la Catarsi. Non è il pianto di chi ha perso qualcosa, ma di chi ha ritrovato qualcuno.
La similitudine con la “pioggia spontanea” evoca una pulizia naturale. L’anima si lava dalle scorie del mondo materiale e torna trasparente, pronta per “guardarsi negli occhi” senza più filtri né barriere linguistiche.
Il tramonto della conoscenza terrena
Il sole tramonta
E nasconde il raggio
Della sua conoscenza
Riprendiamo il sentiero
Con lo stesso cammino
Verso la stessa meta.
Questo è forse il passaggio più ermetico e gnostico dell’opera. “Laggiù nel mondo” (sulla Terra), quello che noi chiamiamo “sole” o “realtà” è spesso un’illusione che nasconde la vera conoscenza divina invece di rivelarla.
Nella visione mistica di Battiato, la vita incarnata è una forma di sonno o di dimenticanza (l’oblio). Il “tramonto” fisico, ovvero la morte, paradossalmente non porta il buio, ma svela quella Luce che la vita materiale teneva nascosta.
L’incontrarsi di nuovo
Le nostre anime
Cercano altri corpi
In altri mondi
Dove non c′è dolore
Ma solamente
Pace
E amore
Amore
L’uso del verbo “cercano” è fondamentale. L’anima non è passiva, non viene “spedita” altrove dal fato. È un’entità attiva, cosciente, che desidera evolvere. L’anima vuole fare esperienza. Battiato ci lascia con la visione di un universo dinamico, dove la morte è solo un cambio d’abito necessario per esplorare “altri mondi”.
E la destinazione finale di questa ricerca è definita con una semplicità disarmante, quasi francescana: un luogo dove l’assenza di dolore non è vuoto, ma pienezza di Pace e Amore.
La fine non esiste, l’eredità di una promessa
In Le nostre anime, Franco Battiato consegna una delle sue intuizioni più alte: l’idea che nulla di ciò che è autentico possa davvero svanire. La vita terrena, con le sue distrazioni e le sue cadute, separa; ma ciò che nasce nell’interiorità non si spezza. È questa la rivelazione che attraversa il brano come una corrente silenziosa: l’amore, l’amicizia, la complicità spirituale continuano a esistere anche quando il mondo materiale decreta la distanza.
Per Battiato, la morte non interrompe, non cancella, non disperde. Al contrario, permette il ritorno a una forma più pura di relazione. Le anime affini, liberate dalla pesantezza del corpo e dall’opacità dell’esperienza terrena, possono finalmente riconoscersi per ciò che sono sempre state: presenze sorelle, parti di un’unica vibrazione.
Così il Maestro invita a guardare oltre la soglia: il dolore del distacco appartiene alla dimensione umana, ma nella trama sottile dell’esistenza continua a brillare qualcosa che non può morire. Entrare in questa prospettiva significa accettare che la fine è solo un passaggio, un varco verso una conoscenza più luminosa.
Le nostre anime diventa allora una promessa: chi ha amato davvero, chi ha condiviso un tratto di vita autentico, non si perde. Mai. Prima o poi, in questa o in un’altra dimensione, quel cammino riprende. Nella stessa direzione, verso la stessa meta. Verso un luogo dove esistono soltanto pace, amore e la certezza, dolcissima, di ritrovarsi ancora.
