Lasciami sciolte le mani di Pablo Neruda è una poesia che sprigiona una voglia vitale di condividere desiderio, passione e sensualità. È un componimento che sceglie di andare oltre l’amore platonico per esplorare la carnalità, il contatto e la fisicità. Scritta da un Pablo Neruda appena diciannovenne, quest’opera ci guida verso quel desiderio impetuoso e vibrante che appartiene ai momenti più intensi dell’esistenza umana.
Attraverso questi versi, la passione trova una sua voce naturale. In un mondo che a volte tende a razionalizzare troppo i sentimenti, la poesia di Neruda ci ricorda l’importanza di non soffocare gli slanci pulsionali, celebrando la fisicità come una parte fondamentale e sana dell’umanità.
Lasciami sciolte le mani è inserita nell’opera Poesie erotiche di Pablo Neruda, pubblicata nel 1933. In realtà, le poesie presenti nel libro, furono scritte dieci anni prima dalla pubblicazione, quando il poeta diciannovenne, dà sfogo alla passione tipica di un post-adolescente.
Malgrado la giovane età, è già presente la forza poetica di Pablo Neruda, che possiamo benissimo definire come uno dei più grandi, se non il più grande, poeta dell’amore di sempre. Il poeta cileno si allontana dai dettami classici dell’amore, restituendone una visione concreta e carnale dove l’autenticità del corpo diventa strumento di indagine. In questo piccolo libro conciso e folgorante, si ritrovano tutti i temi che daranno un accento inconfondibile alla sua opera futura.
Leggiamo la poesia di Pablo Neruda per scoprirne l’intensità e il significato.
Lasciami sciolte le mani di Pablo Neruda
Lasciami sciolte le mani
e il cuore, lasciami libero!
Lascia che le mie dita scorrano
per le strade del tuo corpo.
La passione – sangue, fuoco, baci –
m’accende con vampate tremule.
Ahi, tu non sai cosa significa questo!È la tempesta dei miei sensi
che piega la selva sensibile dei miei nervi.
È la carne che grida con le sue lingue ardenti!
È l’incendio!
E tu sei qui, donna, come un legno intatto
ora che vola tutta la mia vita ridotta in cenere
verso il tuo corpo pieno, come la notte, di astri!Lasciami libere le mani
e il cuore, lasciami libero!
Io solamente ti desidero, io solamente ti desidero!
Non è amore, è desiderio che inaridisce e si estingue,
è precipitare di furie,
avvicinarsi dell’impossibile,
ma ci sei tu,
ci sei tu per darmi tutto,
e per darmi ciò che possiedi sei venuta sulla terra –
come io son venuto per contenerti,
e desiderarti,
e riceverti!
Pablo Neruda dà voce al desiderio come forza vitale
Lasciami sciolte le mani è una poesia di Pablo Neruda che mette al centro il desiderio come energia primaria dell’esistenza. Neruda non racconta un amore idealizzato o spirituale, ma una passione che nasce dal corpo e attraversa l’anima. È una dichiarazione di libertà sensoriale, un inno alla fisicità come forma autentica di relazione.
Il messaggio della poesia è chiaro: il desiderio non è una colpa, non è una debolezza, non è una deriva morale. È una forza vitale che appartiene alla natura stessa dell’essere umano. Neruda rivendica il diritto di sentire, di toccare, di desiderare senza censura e senza vergogna.
In questi versi, l’eros non è mai violenza né possesso. È slancio, vulnerabilità, incendio emotivo. È la consapevolezza che il corpo dell’altro diventa un luogo sacro, una geografia da attraversare con rispetto e tremore.
Il desiderio come richiesta di libertà
La poesia si apre con una supplica che è anche una dichiarazione di identità.
Lasciami sciolte le mani
e il cuore, lasciami libero!
Lascia che le mie dita scorrano
per le strade del tuo corpo.
Neruda chiede libertà di poter esprimere la propria passione attraverso sia con le mani e con il cuore. Il desiderio non può esistere nella costrizione, non può nascere nella paura. Ha bisogno di spazio, di consenso, di apertura.
Le “strade del tuo corpo” trasformano la donna in un paesaggio da esplorare. Il corpo non è oggetto, ma territorio vivo, pulsante, da percorrere con rispetto e meraviglia.
La passione – sangue, fuoco, baci –
m’accende con vampate tremule.
Ahi, tu non sai cosa significa questo!
Qui il desiderio diventa fisico, organico. Sangue, fuoco, baci, tutti elementi primari che raccontano un corpo attraversato dall’emozione. Il poeta è travolto, non domina la passione, la subisce e la accoglie.
Il corpo come tempesta
Il desiderio viene descritto come una forza naturale:
È la tempesta dei miei sensi
che piega la selva sensibile dei miei nervi.
È la carne che grida con le sue lingue ardenti!
È l’incendio!
Tempesta, incendio, grido. Il corpo non è più controllabile, ma attraversato da una potenza che lo supera. I nervi diventano una “selva sensibile”, una foresta percorsa da scosse elettriche.
La donna appare come presenza salvifica.
E tu sei qui, donna, come un legno intatto
ora che vola tutta la mia vita ridotta in cenere
verso il tuo corpo pieno, come la notte, di astri!
Il poeta è “cenere”, consumato dal fuoco della passione, e vola verso di lei come verso un firmamento. Il corpo femminile diventa spazio cosmico, notte stellata, origine e destino del desiderio.
Il desiderio senza promesse
Il poeta esprime con lucidità i propri sentimenti e proprie pulsioni:
Io solamente ti desidero, io solamente ti desidero!
Non è amore, è desiderio che inaridisce e si estingue,
è precipitare di furie,
avvicinarsi dell’impossibile.
Non parla di amore eterno, non promette durata. Parla di un desiderio che nasce, divampa e si consuma. È una furia, un precipizio emotivo, una tensione verso l’impossibile.
ma ci sei tu,
ci sei tu per darmi tutto,
e per darmi ciò che possiedi sei venuta sulla terra –
La donna non è un mezzo, ma un incontro. È presenza reale, concreta, che sceglie di condividere ciò che è. È il punto di arrivo, il faro che guida la vitalità dell’autore.
come io son venuto per contenerti,
e desiderarti,
e riceverti!
Nel finale, il desiderio diventa reciproco. Non è conquista, non è dominio. È accoglienza. È un incontro tra due corpi che si riconoscono.
Quando il desiderio diventa una forma di verità
Lasciami sciolte le mani è una poesia che non ha paura della vita. Non ha paura del corpo, del contatto, del tremore che prende quando si desidera qualcuno davvero. Neruda scrive con la voce di chi sente tutto sulla pelle, di chi non vuole proteggersi, di chi accetta di essere travolto.
In questi versi non c’è posa, non c’è costruzione letteraria fredda. C’è un ragazzo che sente il desiderio come una tempesta e prova a dirlo con le parole più vere che ha. C’è l’urgenza di toccare, di essere toccato, di incontrare l’altro senza filtri.
È una poesia che ricorda una cosa semplice e potentissima: il desiderio è una delle esperienze più profonde dell’essere umano. Non è un errore, non è una deviazione, non è qualcosa da nascondere. È una forza che ci rende vivi, presenti, vulnerabili.
Pablo Neruda non promette amore eterno. Non costruisce favole. Racconta un momento assoluto. Un incendio che nasce, brucia, illumina e lascia cenere. Ma è proprio quella cenere a ricordarci che qualcosa di vero è accaduto.
E forse è questo il cuore della poesia. Non tutto ciò che è intenso deve durare per sempre. Ma tutto ciò che è vero merita di essere vissuto. E il desiderio, quando è libero e condiviso, è una delle forme più luminose della nostra umanità.
