L’abbraccio (1992) di Valerio Magrelli, poesia che trasforma l’amore in una fiamma millenaria

21 Gennaio 2026

Scopri il significato profondo de L’abbraccio di Valerio Magrelli, la poesia che unisce amore, tempo e materia in un’unica fiamma millenaria.

L'abbraccio (1992) di Valerio Magrelli, poesia che trasforma l’amore in una fiamma millenaria

L’abbraccio di Valerio Magrelli è una poesia che celebra l’incontro tra due amanti come un ponte invisibile che collega l’intimità di una stanza alla storia profonda del nostro pianeta.

Per il poesa ogni abbraccio non è solo un momento di silenzio e affetto, ma un atto di connessione profonda universale. In questi versi, il poeta spinge a guardare oltre la superficie delle lenzuola, giù fino alle fondamenta della casa e ancora più giù, nelle viscere della terra.

Il messaggio profondo che Magrelli vuole condividere è una verità tanto cruda quanto poetica. Il calore che protegge e tiene uniti due cuori che si amano ha qualcosa di ancestrale, che arriva dal passato. Il conforto moderno non è che il risultato di un “rogo” millenario di vita antica, fatta di esperienze anche terribili, velenose, ma che nell’incontro si trasformano in puro “caloere”.

In questa visione, gli amanti non sono creature isolate dal resto del mondo, ma piccoli “stoppini” di un’unica, immensa torcia che attraversa i secoli. Leggere questi versi significa riscoprire se stessi come parte di un ciclo eterno, dove il corpo umano e la materia geologica vibrano all’unisono.

L’abbraccio fa parte della raccolta di poesie Esercizi di tiptologia di Valerio Magrelli, pubblicata per la prima volta da Mondadori nel 1992. Il titolo della raccolta è molto significativo, perché la tiptologia è la tecnica di comunicazione tramite colpi (come nelle sedute spiritiche o tra carcerati). Questo richiama perfettamente il tema della poesia, dove il calore e il sonno si trasmettono come un messaggio attraverso la “materia” della casa e dei corpi.

Leggiamo questa geniale poesia di Valerio Magrelli per scoprirne il profondo significato.

L’abbraccio di Valerio Magrelli

Tu dormi accanto a me così io mi inchino
e accostato al tuo viso prendo sonno
come fa lo stoppino
da uno stoppino che gli passa il fuoco.
E i due lumini stanno
mentre la fiamma passa e il sonno fila.
Ma mentre fila vibra
la caldaia nelle cantine.
Laggiù si brucia una natura fossile,
là in fondo arde la Preistoria, morte
torbe sommerse, fermentate,
avvampano nel mio termosifone.
In una buia aureola di petrolio
la cameretta è un nido riscaldato
da depositi organici, da roghi, da liquami.
E noi, stoppini, siamo le due lingue
di quell’unica torcia paleozoica.

Cosa si nasconde dietro l’abbraccio

L’abbraccio di Valerio Magrelli è una poesia che si apre con un gesto di un’umiltà quasi sacrale. Il poeta si “inchina” davanti al corpo dell’amata che dorme. In questo movimento, l’atto di prendere sonno smette di essere un fatto individuale e diventa un passaggio di energia.

La metafora dello stoppino è folgorante nella sua semplicità: come una candela ne accende un’altra senza che la prima si spenga, così il sonno e la vita si trasmettono per contatto, in un silenzio operoso dove “la fiamma passa e il sonno fila”.

Ma proprio mentre l’intimità sembra chiudersi nel nido della stanza, Magrelli sposta bruscamente lo sguardo altrove. Una vibrazione attraversa la poesia: è la caldaia che lavora nelle cantine. Qui il testo compie un salto vertiginoso, collegando il respiro degli amanti alle profondità geologiche del pianeta.

Il calore del termosifone che rende accogliente la camera non è un’astrazione tecnologica, ma il risultato di un sacrificio antichissimo. Per scaldare il presente stiamo bruciando la morte: torbe sommerse, foreste sepolte, organismi fermentati nel tempo. La Preistoria continua ad ardere sotto i nostri piedi.

La cameretta non è un rifugio isolato dal mondo, ma una piccola aureola sospesa sopra un oceano di tempo organico. Un nido riscaldato da depositi, roghi e liquami. Un luogo intimo che esiste grazie a un passato immenso.

Nell’immagine finale, il cerchio si chiude. Gli amanti tornano a essere stoppini, ma ora sappiamo che la loro luce non è solitaria. Sono le due punte visibili di un’unica torcia paleozoica, un fuoco che arde da milioni di anni.

L’abbraccio non è più soltanto un gesto privato. È il punto d’arrivo di tutta la storia biologica della Terra. Siamo vivi, insieme e al caldo perché il passato continua a bruciare dentro e fuori di noi.

Con L’abbraccio, Valerio Magrelli compie un miracolo poetico. Toglie l’amore dal mondo dei sogni e lo riporta in quello della realtà fisica. Ci ricorda che non siamo spiriti sospesi nel nulla, ma esseri biologici che traggono vita da ciò che è stato. In un’epoca in cui ci sentiamo spesso disconnessi dalla natura, questa poesia ci svela che siamo l’ultima punta di una fiamma antichissima: amarsi, in fondo, significa mantenere acceso quel fuoco.

L’amore è un’eredità che ha radici profonde

Leggere L’abbraccio di Valerio Magrelli significa imparare a guardare l’intimità con uno sguardo nuovo. Non come un rifugio separato dal mondo, ma come il punto più delicato di una catena millenaria che unisce la materia, la vita e il tempo. In questa poesia, il gesto più semplice, addormentarsi accanto a qualcuno, diventa l’ultimo anello di una storia che comincia nelle paludi preistoriche, attraversa le ere geologiche e arriva fino al nostro presente domestico.

Valerio Magrelli ci ricorda che il nostro calore non nasce dal nulla. Ogni notte, ogni inverno, ogni stanza riscaldata è il risultato di una combustione antica, di una vita che si è depositata, trasformata, compressa nel sottosuolo e che oggi continua a vivere sotto forma di energia. Anche l’amore, allora, smette di essere un fatto privato e diventa un evento cosmico, un incontro che accende due corpi con la stessa fiamma che da milioni di anni illumina il pianeta.

In questa visione vertiginosa, gli amanti non sono soltanto due persone che si cercano nel buio, ma due estremità visibili di un unico fuoco che attraversa la storia della Terra. Il loro abbraccio non è solo tenerezza: è memoria, materia, destino. È la prova che ogni gesto umano, anche il più fragile e silenzioso, porta dentro di sé la voce profonda del mondo.

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