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“La mia alba”, una poesia per riflettere sulla crisi della società

Per ricordare il poeta Allen Ginsberg in occasione dell’anniversario della sua morte, leggiamo “La mia alba”, un componimento che esprime la delusione e la disillusione nei confronti della vita e della società.

Una poesia per riflettere sul decadimento della società. Allen Ginsberg moriva il 5 aprile 1997 a New York, a causa di un’epatite dovuta, a sua volta, ad un aggressivo tumore al fegato. Nel giorno in cui ricorre l’anniversario della sua morte, vogliamo ricordare l’autore de “L’urlo” leggendo “La mia alba”, un crudo componimento che, facendoci addentrare nello stile peculiare dell’autore, esprime la delusione e la disillusione nei confronti della vita e della società.

My alba

Now that I’ve wasted
five years in Manhattan
life decaying
talent a blank

talking disconnected
patient and mental
sliderule and number
machine on a desk

autographed triplicate
synopis and taxes
obedient prompt
poorly paid

stayed on the market
youth of my twenties
fainted in offices
wept on typewriters

deceived multitudes
in vast conspiracies
deodorant battleships
serious business industry

every six weeks whoever
drank my blood bank
innocent evil now
part of my system

five years unhappy labor
22 to 27 working
not a dime in the bank
to show for it anyway

dawn breaks it’s only the sun
the East smokes O my bedroom
I am damned to Hell what
alarmclock is ringing.

La mia alba

Adesso che ho sprecato
cinque anni a Manhattan
vita in decadimento
talento zero

parlando scombiccherato
paziente e mentale
calcolatore e numero
macchina su una scrivania

autografato e triplice
riassunto e tasse
obbediente pronta
scarsamente pagate

restato sul mercato
giovani i miei vent’anni
svenuto negli uffici
lacrimato su macchine da scrivere

ingannate moltitudini
in vaste cospirazioni
deodoranti navi da guerra
seria industria finanza

ogni sei settimane
chi bevesse la banca del mio sangue
innocente maligno ora
parte del mio sistema

cinque anni fatica miserabile
da 22 a 27 lavoro
non un nickel in banca
niente del tutto in mano

l’alba nascente è solamente
il sole
fumi da oriente o mia stanza
da letto
sono dannato all’inferno quale
sveglia ora squilla.

La vita in decadimento

Inserito nella raccolta “Reality sandwiches”, pubblicata nel 1963, “La mia alba” è un componimento a dir poco particolare che ben esemplifica lo stile di Allen Ginsberg. Si tratta di otto quartine in versi liberi in cui sembra non esserci alcuna regola. Ad una prima lettura, anzi, le parole sembrano accostate in modo del tutto casuale, come se la poesia non avesse quasi senso.

Ad un approccio più approfondito, scopriamo che le nostre sensazioni sono date da un modo di arrangiare i versi che somiglia a quello tipico della musica jazz: il ritmo, la cadenza, il lessico che appare frutto di improvvisazione… Questa poesia è musica, ed è una musica triste, disillusa, a tratti rabbiosa.

Il titolo ci farebbe pensare a qualcosa di positivo, visto che l’alba è sempre sinonimo di luce, novità e risveglio. Invece le parole che sono utilizzate nel componimento conferiscono all’insieme un’accezione disforica.

Gli anni a New York sono stati “sprecati”. Il talento è pari a “zero”, la vita e la società sono “in decadimento”. Nulla rimanda alla novità e alla luce dell’alba. Tutto ciò che segue è un elenco di parole che rimanda alla società consumistica in cui viviamo, dove hanno la meglio le armi, la sporcizia, le cospirazioni, l’arricchimento sulle spalle del prossimo… E come si può essere felici in un posto come questo? Le lacrime piovono anche sulla macchina da scrivere, sulle opere che l’io lirico cerca di produrre nonostante tutto. Frustrazione? Delusione? Parole troppo dure, troppo vere?

Quel che è certo è che l’alba di Allen Ginsberg non ha valenze metaforiche. È solo il sole, che con i suoi raggi si mescola al fumo di cui è impregnata la stanza del poeta e accompagna il suo risveglio traumatico.

Allen Ginsberg

Allen Ginsberg nasce a Newark, nel New Jersey, il 3 giugno 1926, da una famiglia ebraica. Il padre è un poeta e professore del liceo, la madre è membro attivo del partito comunista e convive con una rara malattia psichica mai correttamente diagnosticata.

L’infanzia e l’adolescenza di Allen scorrono in modo inusuale: accompagna spesso la madre nel corso delle visite mediche, e si reca di frequente alla sede del partito comunista dove assiste alle riunioni del comitato. Intanto, scopre la passione per le materie umanistiche, comincia a scrivere delle lettere su questioni politiche indirizzate al New York Times e studia le poesie di Walt Whitman, sua grande ispirazione.

Poiché ottiene una borsa di studio offerta dalla “Young Men’s Hebrew Association” di Paterson, Allen Ginsberg prosegue gli studi universitari iscrivendosi alla Columbia University, dove la sua bravura viene notata e ottiene, infatti, diversi riconoscimenti. Gli anni universitari sono fondamentali per la formazione di Ginsberg, perché proprio in questo periodo ha l’occasione di conoscere gli scrittori beat, fra cui anche Jack Kerouac, William Burroughs e Neal Cassady.

In questo periodo, lo scrittore si lega sentimentalmente a diversi uomini, ma la persona a cui è realmente interessato, senza essere tuttavia corrisposto, è proprio Neal Cassady. A partire dal 1954, Allen Ginsberg frequenta il vivace ambiente culturale di San Francisco, dove conosce altre personalità importanti della generazione beat e fonda la rivista di poesia “Beatitude”.

Il poeta viaggia molto: Marocco, Francia, Inghilterra, India, sono solo alcuni dei posti che visita e che gli rimangono nel cuore per diverse ragioni. In India, soprattutto, Ginsberg trova un equilibrio che non aveva mai sperimentato prima. È da questo viaggio che infatti si lega alla fede buddhista, di cui sono impregnate alcune fra le sue opere maggiori. Allen Ginsberg muore, a seguito delle complicazioni di un tumore al fegato, il 5 aprile 1997 a New York, circondato dai suoi affetti più cari.

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