Io sono per l’amore di Franco Arminio: la vera felicità è commuoversi e stare vicini

8 Febbraio 2026

Scopri il significato di "Io sono per l’amore" di Franco Arminio, una poesia che celebra la commozione e la vicinanza come vie della gioia.

Io sono per l'amore di Franco Arminio: la vera felicità è commuoversi e stare vicini

Io sono per l’amore di Franco Arminio è una poesia che celebra l’amore come il principio fondante dell’esperienza umana e lo pone al centro della vita quotidiana. L’amore appare come una forza che unisce corpo e sentimento, desiderio e rispetto, intensità e cura, restituendo valore a ogni forma di vicinanza.

In questo orizzonte l’amore diventa ciò che rende il mondo abitabile. È un gesto che accende la presenza, che rende sensibile il tempo, che permette alle persone di riconoscersi. La poesia si apre così a una visione in cui la gioia nasce dall’incontro, dalla capacità di lasciarsi toccare, dal sentire l’altro come parte viva della propria esperienza nell’universo.

Io sono per l’amore fa parte della sezione Una luce più grande della raccolta di poesie Studi sull’amore di Franco Arminio, pubblicata da Einaudi, nella collana Stile libero, nel 2022.

Leggiamo questa poesia di Franco Arminio per scoprirne il profondo significato.

Io sono per l’amore di Franco Arminio

Io sono per l’amore.
E anche per il sesso.
Sfrenato, a oltranza,
ma sempre dolcissimo,
sempre con l’idea che la pelle è sacra
e sacra è la voce, sacri gli occhi e il sorriso.
Io vorrei un’umanità follemente sentimentale,
perché siamo più belli
quando cominciamo a sfiorarci,
quando la noia viene rotta
dal terremoto di una passione.
La gioia non è un successo,
non è l’arrivo di una ricchezza,
è il miracolo di commuoversi
per una vicinanza
nel regno della solitudine
che chiamiamo universo.

L’amore rende abitabile il mondo che si vive

In Io sono per l’amore, Franco Arminio costruisce una visione unitaria dell’esperienza umana, in cui corpo e sentimento, desiderio e rispetto, sacro e quotidiano convivono senza fratture. L’amore non è un’idea astratta né un’emozione da custodire in privato. È un atto che coinvolge il corpo e lo rende luogo di relazione, elevando il contatto fisico a esperienza di senso condiviso.

La passione assume così una funzione vitale. È la forza che interrompe la noia, che scuote l’esistenza come un terremoto e restituisce luce alle persone nel momento dell’incontro. In questo scenario la gioia trova la sua misura più autentica nella commozione, non nel successo, non nella ricchezza, ma nella capacità di lasciarsi toccare dalla presenza dell’altro. Commuoversi significa restare aperti, riconoscere la propria fragilità e accogliere quella altrui.

In un universo percepito come spazio di solitudine, ogni vera vicinanza diventa allora un piccolo miracolo. L’amore non elimina l’isolamento che caratterizza la condizione umana, ma lo attraversa, rendendo abitabile il tempo e dando valore a ogni incontro.

La vicinanza come miracolo nella solitudine dell’universo

L’incipit “Io sono per l’amore” non è una dichiarazione sentimentale, ma una presa di posizione ontologica. L’“io” che parla non racconta un’esperienza privata, ma si espone, sceglie un campo, afferma un principio. È un io che vale per chiunque, perché non dice io amo, ma io sono per. L’amore diventa così un orientamento dell’esistenza, una direzione morale e vitale.

Subito dopo, l’autore accosta l’amore al sesso, senza esitazioni né giustificazioni. È un passaggio decisivo. perché Franco Arminio rifiuta ogni separazione tra desiderio e dolcezza. Il sesso è “sfrenato, a oltranza”, ma non perde mai la sua parte gentile. Non è dominio, non è consumo, non è aggressione. È attraversato da una cura costante. La dolcezza non limita l’intensità, la rende possibile.

Quando Arminio parla della pelle, della voce, degli occhi e del sorriso come realtà “sacre”, introduce un lessico religioso per parlare del corpo umano. Non per spiritualizzarlo, ma per restituirgli valore. Il sacro non è altrove, ma abita il contatto, la presenza, l’esposizione reciproca. Il corpo diventa luogo di responsabilità, non oggetto. Toccare significa riconoscere.

Da qui nasce il desiderio di un’“umanità follemente sentimentale”. L’aggettivo follemente non indica perdita di controllo, ma eccesso di vita. Essere sentimentali, in questo contesto, significa non anestetizzarsi, non proteggersi troppo, non ridurre l’esistenza a funzione o prestazione. L’autore lega la bellezza umana al momento dello sfioramento, quando l’altro interrompe l’autosufficienza e rompe l’isolamento.

Il “terremoto di una passione” non è distruttivo: è ciò che incrina la noia. La noia, qui, non è semplice mancanza di stimoli, ma una forma di morte silenziosa, una vita che scorre senza essere sentita. La passione diventa allora una forza rigenerativa, che restituisce intensità al tempo e profondità all’esperienza.

Il finale compie il gesto più radicale. La gioia viene sottratta a ogni logica di successo e di ricchezza e ricondotta alla commozione. Commuoversi significa restare vulnerabili, lasciarsi toccare, riconoscere che la presenza dell’altro ha un effetto su di noi. È una gioia fragile, non accumulabile, ma proprio per questo autentica.

Nel “regno della solitudine che chiamiamo universo”, la vicinanza non è scontata: è un evento raro. Per questo assume la forma del miracolo. L’amore, in Arminio, non elimina la solitudine cosmica, ma la attraversa. E in quell’attraversamento, breve, imperfetto, intensissimo, l’esistenza trova il suo senso più umano.

Commuoversi è l’ultimo gesto umano che ci resta

Io sono per l’amore di Franco Arminio parla direttamente al tempo che abitiamo. Non come risposta consolatoria, ma come presa di posizione. In un mondo che valorizza l’autosufficienza, l’efficienza e il controllo emotivo, questa poesia sceglie la via opposta: esporsi, sentire, lasciarsi toccare.

Arminio indica nella commozione una misura autentica della vita. Non come fragilità da correggere, ma come segno di presenza. Commuoversi significa non anestetizzarsi, non trasformare l’altro in funzione, non ridurre l’esperienza a prestazione. Significa accettare che la vicinanza abbia un effetto su di noi e che l’amore non sia mai neutro.

In questo senso l’amore diventa un gesto che rende il mondo abitabile. Non elimina la solitudine che attraversa l’esistenza, ma la attraversa a sua volta, creando spazi di senso dentro il vuoto. Ogni incontro vero, ogni sfioramento, ogni emozione condivisa diventa un piccolo miracolo quotidiano, capace di restituire profondità al tempo.

La poesia di Franco Arminio non invita a essere felici. Invita a essere presenti. E a riconoscere, nell’amore e nella commozione, la forma più umana di resistenza.

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