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La poesia

“Il mio primo trafugamento di madre”, la poesia di Alda Merini sulla violenza sulle donne

“Il mio primo trafugamento di madre” è una poesia di Alda Merini pubblicata nella raccolta “La Terra Santa” del 1984

“Il mio primo trafugamento di madre” è una delle più dure poesie scritte da Alda Merini. Vogliamo proporvi questo componimento in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne che si celebra il 25 novembre. “Il mio primo trafugamento di madre”, pubblicata nella raccolta “La Terra Santa” del 1984, racconta la tragica realtà dello stupro vissuto dalla poetessa durante il suo ricovero in manicomio.

“Il mio primo trafugamento di madre”

Il mio primo trafugamento di madre
avvenne in una notte d’estate
quando un pazzo mi prese
mi adagiò sopra l’erba
e mi fece concepire un figlio.
O mai la luna gridò così tanto
contro le stelle offese,
e mai gridarono tanto i miei visceri,
né il Signore volse mai il capo all’indietro,
come in quell’istante preciso
vedendo la mia verginità di madre
offesa dentro a un ludibrio.
Il mio primo trafugamento di donna
avvenne in un angolo oscuro
sotto il calore impetuoso del sesso,
ma nacque una bimba gentile
con un sorriso dolcissimo
e tutto fu perdonato.
Ma io non perdonerò mai
e quel bimbo mi fu tolto dal grembo
e affidato a mani più « sante »,
ma fui io ad essere oltraggiata,
io che salii sopra i cieli
per avere concepito una genesi.

L’orrore e il peccato

“Il mio primo trafugamento di madre” è una poesia dura e dolorosa, un grido di disperazione richiesta di giustizia da parte di una donna che ha vissuto l’orrore in maniera doppia. Alda Merini, infatti, ci racconta in”Il mio primo trafugamento di madre” come, dopo aver ricevuto il trauma dell’internamento in un manicomio, venne stuprata da un uomo di cui poi rimase incinta. La bestialità dell’essere umano però non si ferma qui. La bambina venne successivamente tolta ad Alda Merini che, in quanto paziente psichiatrica, era ritenuta incapace di prendersi cura del neonato. Una tragedia nella tragedia. Oltretutto, l’uomo che violentò la poetessa era un religioso. Una violenza subita in quanto essere umano, in quanto donna e poi madre. Una violenza inaudita.

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Noi ci scusiamo per voi

Cara Alda, care donne, ragazze, madri, figlie, sorelle.

Vi chiediamo scusa. Vi chiediamo perdono per tutto quello che avete subito e che nessuno è riuscito a fermare. Vi chiediamo scusa se l’uomo di cui vi fidavate vi ha tradite, violentate, uccise. Vorremmo, in quanto persone, avere la possibilità, almeno in parte, di rimediare. Ma non c’è ancora rimedio a certe brutalità. Stiamo facendo del nostro meglio per migliorare la situazione, noi donne e altri uomini, di quelli veri, s’intende, di quelli che mai farebbero del male “per amore”, ci stiamo impegnando perché certe cose non accadano o che, per lo meno, vengano scongiurate in tempo o punite a dovere.

E mentre ci battiamo per il male che vi è stato fatto portiamo nel cuore il vostro ricordo. Facciamo monito del vostro esempio, istruiamo alla sopravvivenza le donne di domani e al rispetto gli uomini che ci ameranno.

Alda Merini

Alda Merini, poetessa troppo a lungo incompresa. Gettata nella morsa dei manicomi perché considerata pazza in un’epoca che ancora non voleva vedere la profondità delle donne. L’unica sua colpa era la sensibilità, la troppa empatia, forse. Una capacità più profonda di sentire il dolore che l’ha resa matta agli occhi degli altri. Ma pazzo era solo il suo bisogno di scrivere, la sua arte poetica di cui oggi non potremmo fare a meno. È nata il 21 marzo 1931 Alda Merini, il primo giorno di primavera, e se ne è andata il 1° novembre del 2009, un fiore calpestato troppe volte che chiedeva solo un po’ d’amore.

Alice Turiani

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